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domenica 11 dicembre 2016

Wind

Titolo: Wind
Regia: Saw Tiong Guan
Anno: 2016
Paese: Cina
Festival: TFF 34°
Sezione: Festa Mobile
Giudizio: 3/5

Christopher Doyle ha condotto un’esistenza a dir poco straordinaria: dopo aver lasciato i deserti australiani per l’oceano, ha viaggiato in tutto il mondo, lavorato come marinaio e scavatore di pozzi e vissuto in un kibbutz. Una vita avventurosa, che l’ha portato a Taiwan, dove, infine, a trentadue anni, ha imbracciato per la prima volta una macchina da presa, divenendo uno dei direttori della fotografia più noti e apprezzati del cinema contemporaneo, collaboratore di registi come Wong Kar-wai, Gus Van Sant, James Ivory e Neil Jordan. In questo film racconta la sua vita seduto di fronte all’obiettivo, fra ricordi, immagini e riflessioni.

Christopher Doyle è un artista poliedrico ed eccentrico.
Il premio vinto e consegnatoli al TFF 34° ha incorniciato un personaggio molto umile e divertente. La sua performance e le sue parole sono state caldamente apprezzate assieme al suo bisogno di parlare e dare valore alla settima arte. Il suo cinema e la sua professionalità come direttore della fotografia nasce da autodidatta da chi non ha tutto pronto ma si lascia immergere nelle scene trovando il punto giusto e la prospettiva dove inserirsi. Ha detto molto nella sua intervista Doyle, partendo dal potere della Cina che ci domina già tutti, delle nuove tecniche digitali, del suo amore per le droghe e l'alcool e per la sua straordinaria e assetata curiosità e voglia di scoprire.
A fare da sfondo una spiaggia, acqua, onde e scogli, il tutto frammentato come i ricordi del regista che si alternano in un b/n suggestivo e funzionale.


lunedì 18 luglio 2016

My hottest year on earth

Titolo: My hottest year on earth
Regia: Halfdan Muurholm
Anno: 2016
Paese: Danimarca
Festival: Cinemambiente 19°
Giudizio: 3/5

Il 2014 è stato probabilmente l’anno più caldo nella storia del Pianeta. Un meteorologo danese decide di lasciare il lavoro con l’idea di viaggiare intorno al mondo per incontrare coloro la cui vita è cambiata completamente a causa di uno dei recenti eventi climatici estremi. Si parte così dalle Filippine devastate da Hayan, il peggior tifone che si sia mai abbattuto sull’arcipelago, per continuare nell’Inghilterra colpita dalla più grave alluvione degli ultimi settant’anni e giungere in Bangladesh, in cui i migranti per cause climatiche sono milioni. L’ultima tappa è la Florida, dove l’innalzamento del livello del mare mette in serio pericolo uno dei paesi più ricchi del mondo

Muurholm come quasi tutti i registi dei documentari vari che circolano per il Cinemabiente o i vari festival, è il protagonista narrante delle vicende. Gira e studia, osservando e monitorando i cambiamenti climatici ponendo spesso domande ai singoli cittadini per fare delle comparazioni rispetto agli ultimi anni e gli incidenti che si sono verificati.
E'un mediometraggio scioccante e di attualità che ancora una volta sottolinea l'emergenza climatica in atto e ormai quasi impossibile da bilanciare.
Il dato certo è che tutti questi fenomeni non riguardano solo più i paesi del terzo mondo ma stanno mandando in cancrena ormai tutte le aree geografiche del mondo.

giovedì 16 luglio 2015

Kung Fury

Titolo: Kung Fury
Regia: Dadiv Sandberg
Anno: 2015
Paese: Svezia
Giudizio: 4/5

Kung fury, detective della polizia di Miami ed esperto di arti marziali, viaggia indietro nel tempo, dagli anni Ottanta alla Seconda guerra mondiale, per uccidere Adolf Hitler, alias Kung Führer, e vendicare in tal modo la morte del suo miglior amico avvenuta per mano del leader nazista. Un errore nella macchina del tempo lo spedisce però in piena epoca vichinga.

C'è ne fossero di mediometraggi così...
Il fatto che sia stato girato grazie ad una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Kickstarter, credo che sia già sinonimo delle difficoltà produttive per lavori di questo tipo.
E pensare che sono stati raccolti più di 600.000$, questo per dire quanto i nerd e gli amanti in generale dei b-movie e di tutto l'universo che gravita attorno al fantasy, abbiano voluto che questo medio si facesse, assumendosi le responsabilità che potesse diventare una porcata come purtroppo tanti infedeli alla materia lo hanno definito.
Sandberg poi è uno sconosciuto ma di quelli che sanno il fatto suo, mischiando e creando un vaso di Pandora gigantesco che in '30 farebbe allibire molti registi contemporanei soprattutto le produzioni hollywoodiane che con milioni e milioni e centinaia di milioni creano puttanate meno credibili di Kung Fury (tipo TRANSFORMERS o boiate del genere la lista è lunga...)
Il fatto poi di aver attinto alla cultura nordica con un Thor decisamente antiestetico, delle tettone tettesche provocanti, dinosauri, un nerd e un poliziotto Triceratopo contro i nazisti è evidente di un divertimento e di una totale assenza di cercare di prendersi sul serio, ma creando un prodotto divertentissimo e funzionale alla parodia di generi.
Si potrebbe continuare citando un’estetica che rimanda ai film anni ottanta, videogiochi arcade, una computer grafica più che credibile che ha permesso al regista di girare il 90% del film nel suo studio grazie all’uso massiccio di greenscreen.
Non è un caso che abbia ottenuto oltre 10 milioni di visualizzazioni in meno di 4 giorni.

Chissà se Sandberg, con un budget più solido, cosa potrebbe essere in grado di creare...

venerdì 19 dicembre 2014

I'm here

Titolo: I'm here
Regia: Spike Jonze
Anno: 2010
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un assistente di biblioteca si trascina attraverso una vita ordinaria a Los Angeles fino a quando un incontro casuale gli apre occhi al potere della creatività e, alla fine, all'amore. Quando questa nuova vita e amore cominciano a cadere a pezzi, lui scopre di avere molto da dare.

Jonze dopo una svariata carriera a girare videoclip e ha regalarci alcuni film indimenticabili, ancora una volta di destreggia nell'insolito, girando un mediometraggio singolare e toccante.
I'm here non è originalissimo, sia nella tematica che nella struttura della storia e nei colpi di scena finali. I'm here è un medio molto intimo che immediatamente mette in secondo luogo l'originalità o meno destando subito interesse soprattutto grazie alla sua carica emotiva che ti fa identificare subito con i personaggi.
Quello che colpisce è lo stile ancora una volta innovativo e alternativo, che mette insieme diverse tematiche morali ed etiche tutte analizzate in una profonda metafora e riflessione sul tema del "dono" anzi del "donarsi" verso chi amiamo.
Con una potenza non solo sprigionata dalle immagini ma soprattutto dalla musica, I'm here è una poesia romantica che conquisterà il pubblico con immagini non solo originali e dotate di quella fragranza jonziana, ma anche e soprattutto di dramma e di reale sofferenza, palesata o celata dietro lo sguardo malinconico del suo protagonista (basta pensare il climax finale e la quasi assenza di musica come ad interrompere un idillio magico tra Sheldon e Francesca).
I’m Here, attraverso la metafora dei robot, è un po’ il grido interiore di tutti noi, quasi a voler chiedere chi non si è mai ritrovato innamorato a tal punto o chi non vorrebbe provare un sentimento simile. E soprattutto cosa sarebbe disposto a "donare"?

mercoledì 19 novembre 2014

Dylan Dog-Vittima degli eventi

Titolo: Dylan Dog-Vittima degli eventi
Regia: Claudio di Biagio
Anno: 2014
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Roma. Notte Adele passeggia col fratello fuori da Castel Sant'Angelo; i due incontrano una donna sfigurata in vestiti d'epoca, che si avvicina a lei e si strappa letteralmente la testa dal corpo. Titoli di testa. Dopo essere finita in ospedale, Adele per capirci qualcosa si rivolge a Dylan Dog e al suo sarcastico assistente Groucho. L'ombroso "indagatore dell'incubo" si appassiona al caso, e con l'aiuto del proprio «quinto senso e mezzo», di una medium, un collezionista e del "vecchio" ispettore Bloch risolve l'enigma.

Diciamo che il primo elemento che incuriosisce di fronte a questo fan-movie, da prendere molto seriamente, è la maniacale cura del dettaglio.
Sembra che finalmente Di Biagio, regista con un film all'attivo e una serie FREAKS!, si sia preso l'onere di restituire il capolavoro di Bonelli al suo fedele pubblico e i suoi fedeli fan, dopo che gli americani con Dead of night avevano fatto il peggio con quel tanto che avevano a disposizione. Praticamente si può dire che con quel budget avrebbero girato l'intera serie di questo fan-movie che invece, è stato prodotto con parecchie difficoltà, due campagne di crowdfunding, e una benedizione da parte di Bonelli, il quale appare pure in un cameo, e la casa editrice di Dylan Dog, che ha chiuso un occhio sulla faccenda del diritto d’autore.
I 30 mila euro raccolti in tutto da Di Biagio e Vecchi sono bruscolini rispetto al costo effettivo del film che hanno girato. Lo stesso regista, in un’intervista a Wired, spiega come, in sostanza, le persone hanno lavorato gratis: «è stato fantastico ma non è un modello sostenibile, non aver potuto pagare le persone è gravissimo ma l’abbiamo fatto perché era l’unica maniera per poter fare emergere noi e tutti quelli che hanno lavorato con noi».
In Italia, dicono, non c’è un sistema, né dal basso né dall’alto, per sostenere questo tipo di produzioni. Assieme alla visionarietà, gli effetti in c.g che fanno la loro figura e per l'attenta fotografia in grado di restituire quella particolare atmosfera, l'opera di Di Biagio è comunque in primis un lavoro di scrittura, una sceneggiatura ben congeniata che dissemina citazioni, richiama alla memoria dettagli preziosi del fumetto, facendo intendere come basta solo accendere la miccia dall'alto e tutto decollerà e si collegherà quasi in modo sistematico, ridando vitalità e clamore a qualcosa che non si pensava potesse avere una messa in scena così potente.


venerdì 18 marzo 2011

Watchman Tales of the Black Freighter

Titolo: Watchman Tales of the Black Freighter
Regia: Mike Smith e Daniel Del Purgatorio
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Un giovane marinaio, unico sopravvissuto della ciurma della sua nave, affronta i flutti per avvisare i suoi concittadini dell'arrivo del temibile Vascello Nero. Nell'albo di Alan Moore e Dave Gibbons serve a sottolineare, capitolo per capitolo, i temi della storia principale.

Tales of the Black Freighter scritta da Alan Moore e Dave Gibbons probabilmente verrà inserito in un mega cofanetto destinato al famoso film come grapich novel. Il mediometraggio d'animazione in questione invece è particolarmente interessante sia dal punto di vista dello stile assolutamente preciso ma soprattutto per la tematica della pazzia che porta il protagonista in un viaggio allucinante destinato ad essere la catarsi della sua stessa malata dimensione.
E' così vanno menzionati i meriti che il cartone riesce ad evocare come la fantastica scena dell'arrivo del vascello nero e l'attacco ai pirati non-morti.