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giovedì 3 agosto 2017

Belko Experiment

Titolo: Belko Experiment
Regia: Greg McLean
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una compagnia americana in Sud America viene misteriosamente isolata e i suoi impiegati cominciano a mostrare la loro vera natura quando gli viene ordinato di uccidersi a vicenda o di farsi uccidere.

Belko Experimet aveva diversi motivi per interessare. La trama, un esperimento sul sociale dove possano incontrarsi sci fi e horror, un cast di serie b dove spuntano tanti antagonisti visti in passato e una sorta di atmosfera da corporation che lascia pochi spazi dove fuggire ma che facilmente lascia intravedere gli spiragli di conseguenze inattese ed effetti perversi che porteranno ad un bagno di sangue. Lo spunto quindi seppur non così originale è interessante partendo proprio dall'idea del microchip e di queste corporation in cui gli stessi dipendenti e impiegati non sembrano mai sapere fino in fondo cosa stanno realizzando. La vicenda infatti è ambientata in Colombia, a Bogotà, uno di quei paesi del terzo mondo che manco a farlo apposta sta vivendo un clima politico teso e disperato con una sorta di guerriglia che sancisce la disuguaglianza in questi paesi come il caso e la vicenda amara di ciò che sta succedendo in Venezuela. Qui all’interno di un’azienda di recruiting americana con il compito di aiutare i suoi dipendenti ad inserirsi perfettamente nella società colombiana, le giornata sembrano trascorrere come tutte le altre, in cui i dipendenti sorridono e vestono sempre in modo impeccabile fino a quando una voce misteriosa proveniente dall’interfono rilascia una inquietante comunicazione:
A tutti i dipendenti: qualunque cosa stiate facendo, per favore fermatevi e prestate la massima attenzione. Attualmente ci sono ottanta dipendenti nell’edificio. Nelle prossime ore la maggior parte di voi morirà. La vostra possibilità di sopravvivere aumenterà solo se seguirete i miei ordini. Il primo test è molto semplice: uccidete due dei vostri colleghi nei prossimi 30 minuti. Se non ci sono due cadaveri nell’edificio nella prossima mezz’ora subirete delle conseguenze.
“L’esperimento” a Greg McLean è riuscito, sarà particolarmente apprezzato dai fans del gore contando che non mancano teste esplose, sparatorie, scazzottate e traumi vari (a un ragazzo, la testa verrà fatta a pezzi con una grande pinzatrice). Il film altro non è che una brutale e sanguinosa battaglia che scorre molto bene.

Tutto bello soprattutto nel primo atto, poi il film esaurisce tutto molto in fretta, il problema grosso è stato seminare la suspance invece di liberarla senza troppi convenevoli con l'effetto del tutto subito e un veloce climax che non sembra nemmeno chiudere la vicenda ma lasciando le briciole per altri possibili sequel.

sabato 10 settembre 2016

Rebirth

Titolo: Rebirth
Regia: Karl Mueller
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Durante un seminario sulla rinascita, un padre di famiglia viene catapultato in un turbine di violenza e seduzione.

Rebirth aveva tutte le carte in tavola per essere un thriller psicologico affascinante che tratta un tema molto attuale come quello delle new-religion.
Il cammino di auto-realizzazione per alcuni aspetti sembra avere qualche analogia con i concetti di Scientology e altre pratiche che soprattutto in questo periodo di reincanto stanno tornando di moda.
Il fatto poi di scegliere un protagonista, Kyle, come un padre di fatto tranquillo senza molta identità e senza troppe aspirazioni, funziona fino ad un certo punto per cercare di equilibrare i suoi stati emotivi e le sue reazioni di fronte al gruppo e alla "setta" che diventano mano a mano sempre più intenzionati a far parte della quotidianità di Kyle.
Quindi anche nel suo caso il percorso per cercare di scardinarne la tranquillità è per certi versi anomalo, con qualche intuizione, che però scade soprattutto nel finale troppo esagerato e che per certi versi distrugge quanto di buono era stato creato prima.
Proprio la log-line "sei libero di andartene ma non di evitarne le conseguenze" sembra profetica per quella disfatta che andrà ad assorbire la vita del protagonista e che entrerà in modo invasivo a casa sua sconvolgendo la sua vita.

Il problema grosso alla base del film è che sembra volerti far riflettere su tanti temi e situazioni che possono entrare nelle nostre vite, per curiosità, scoperta, bisogno di avere qualcuno che ci ispiri, e via dicendo, ma al contempo essere freddo e distaccato proprio da tutte le strade che vuole percorrere. Un film disordinato e caotico, che volendo muovere troppe pedine finisce con l'essere schiacciato proprio dai suoi intenti. Intenzioni che nella prima parte funzionano bene poichè portatrici di un'atmosfera e una suspance che fino alla "rivelazione" ha tutti gli elementi per tenere lo spettatore incollato allo schermo.  

giovedì 21 luglio 2016

Hardcore!

Titolo: Hardcore!
Regia: Ilya Naishuller
Anno: 2015
Paese: Russia
Giudizio: 3/5

Henry si sveglia mutilato senza ricordare la propria identità, ma capisce ben presto di essere un cyborg, ricostruito dalla moglie scienziata dopo essere stato massacrato dal crudele Akan, uno psicopatico dotato di poteri di telecinesi. Per Henry avrà inizio una fuga a rotta di collo dagli agenti di Akan, prima di prendere consapevolezza di avere una forza sovrumana.

Hardcore è puro intrattenimento per un regista che altro non fa che girare un lungo dopo la buona prova dei video girati per i Biting Elbows.
Il film è di fatto una sorta di videogioco che non si prende troppo sul serio mischiando elementi di sci-fi, tecnologie d'avanguardia, con tanto sangue e inseguimenti mozzafiato.
Un film che cerca di correre più velocemente che può per non dare modo allo spettatore di concentrarsi sulla storia e la banalità sconvolgente con cui è stata scritta.
Di fatto il film è un action tutto in soggettiva come d'altronde è stata forse la svolta per i videogiochi sparatutto dal '92 in avanti.

Non è il primo ad usare la GoPro in modo soddisfacente, ma è il primo a convogliarla solo per l'intrattenimento fine a se stesso. Al cinema con la colonna sonora giusta diventa un'esperienza abbastanza nuova e stimolante, ludica a tutti gli effetti dove i neuroni possono tranquillamente andare in letargo

domenica 20 dicembre 2015

Standford prison experiment

Titolo: Standford prison experiment
Regia: Kyle Patrick Alvarez
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un film basato sull' esperimento condotto nell'estate del 1971 presso la Stanford University, durante il quale alcuni studenti assunsero il ruolo di guardie carcerarie, altri di detenuti. Nel giro di un solo giorno, i profili psicologici degli studenti erano cambiati, e l'interazione tra prigionieri e guardie era diventata violenta. Quando i prigionieri organizzarono una rivolta, lo studio fu immediatamente chiuso.

Zimbardo e il suo esperimento vengono ripresi di nuovo dopo altre due trasposizioni molto diverse tra loro tra cui spicca il film tedesco del 2001 THE EXPERIMENT a differenza del film americano un po troppo pompato del 2010 sempre con lo stesso titolo.
Alvarez come regista sembra essere più interessato e proiettato verso gli intenti delle guardie, il meticoloso lavoro di provocazione dei prigionieri, la calma forse troppo apparente dello psicologo. Con un cast che riesce dove altri film avevano fallito, questo studio sulle trasformazioni dell'animo umano, sull'abuso di potere e quasi mai sulla tortura (certo un discorso sul maltrattamento psicologico andrebbe fatto) porta ad una linearità di fondo, esaminata, bilanciata e controllata senza mai esagerazioni inutili che avrebbero imbrogliato la storia.
Con un soggetto come questo, la scelta più astuta e proprio quella di giocare su reazioni spontanee, creare disagio e suspance equilibrando dall'altra parte con la testardaggine di Zimbardo che vuole osare fino in fondo.
Dove il film da il suo meglio, anche il finale con i filmati reali è un pezzo in più che non avevamo mai visto, e con gli arresti dei carcerati, che quando si erano offerti volontari non sapevano che tutto sarebbe iniziato con un vero arresto.
Ci sono poi anche delle cadute di stile come la storia d'amore dello psicologo, il suo team mai caratterizzato a dovere, un voler ripetersi in alcune modalità senza trovare un ritmo, ma nel complesso tra tutti quelli portati alla luce finora, questa è senza dubbio la trasposizione più veritiera e più scientifica.
Alcuni studiosi misero in discussione il comportamento del professor Zimbardo sostenendo che lo psicologo agisse da “sovrintendente capo” della prigione e indirizzando alcuni discorsi alle guardie, avrebbe falsato il loro comportamento e avrebbe dato troppe istruzioni implicite su come comportarsi.

Una guardia che partecipò all’esperimento è convinta ancora oggi che fu Zimbardo a causare il peggioramento della situazione, e che fin dall’inizio lo psicologo cercò di ottenere un “crescendo drammatico”.  

martedì 15 dicembre 2015

Circle

Titolo: Circle
Regia: Aaron Hann, Mario Miscione
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Circle si apre con 50 sconosciuti che pian piano si svegliano in piedi su piccole piattaforme rosse illuminate, in cerchio in una stanza buia e nessuno di loro ricorda con precisione come ci sia arrivato. Si scopre subito che tentare di scappare è controproducente poiché mettere il piede fuori dalla piattaforma significa essere colpito da un fulmine che schizza da un macchinario futuristico sito al centro della stanza, e come se non bastasse ogni 2 minuti c’è un countdown ed al termine del quale una persona a caso è fulminata senza pietà

E' da un po di anni che sta prendendo piede questo sotto filone di genere che tratta esperimenti sugli esseri umani.
A volte si riesce ad essere originali, muovendo dei tasselli rimasti finora in ombra nella cinematografia oppure si corre il rischio, senza avere dietro bravi sceneggiatori, di crollare sotto lo stesso muro che si è voluto creare, come ad esempio in questo caso.
Un'unica location (vabbè non dico altro altrimenti è spoiler) e cinquanta attori statici, quasi tutti sconosciuti e costretti a stare in piedi, sena muoversi, pena la morte, per tutta la durata.
Circle, pur partendo da un'idea che poteva essere interessante, ha davvero così tanti limiti che risulta difficile metterne alcuni da parte pur cercando di vedere dove voglia arrivare l'intento dei registi.
Dall'uso mai azzeccato di mettere in luce e ombra alcuni personaggi contando che svariati non si vedono o forse per limiti di budget vengono inseriti in seguito, quando prima non c'erano.
Un ritmo che fa sempre fatica a decollare pur cercando di rifarsi su dei dialoghi a volte azzeccati anche se spesso non riescono a tenere alta l'attenzione e meno ancora la suspance.
Il perno centrale che destruttura tutto l'impianto del film è il non-sense che si spera abbia un potente climax in grado di far riflettere o perlomeno dare un senso alla pellicola.
A differenza di EXAM o CUBE che poggiavano su strutture, idee e registi con altri crediti, il duo che confeziona il suo esordio forse ha voluto cercare di stupire con qualcosa che facesse effetto (ma forse solo la locandina e i commenti di sconosciute testate da prendere a testate).
L'unico elemento che salvo di questo strano e confuso o meglio poco ispirato film, è l'aver scardinato una regola topica della cinematografia, eliminando il o la protagonista e lasciando dunque tutti alla mercè del raggio "alieno".


giovedì 22 maggio 2014

Philosophers

Titolo: Philosophers aka After the Dark
Regia: John Huddles
Anno: 2013
Paese: Usa/Indonesia
Giudizio: 2/5

In una scuola di Jakarta, un brillante ma misterioso professore di filosofia sfida la sua classe, composta da venti laureandi, con un esperimento finalizzato a ottenere i requisiti per la laurea. L'esperimento è il più difficile che i ragazzi abbiano mai dovuto affrontare. Utilizzando il solo potere della logica, essi dovranno scegliere chi tra loro sarebbe degno di un posto in un rifugio sotterraneo costruito per resistere a un'apocalisse nucleare. Il rifugio dispone di spazio solo per una decina di persone, il che significa morte certa per coloro che non verranno scelti. Costretti a prendere una decisione così ardua, i venti giovani finiscono in una situazione in cui a regnare è l'istinto di sopravvivenza e dove l'omicidio, l'inganno, il sesso e il tradimento diventano la norma.

The Philosophers aka After the dark, è l'opera prima del giovane regista Huddles, alle prese con una trama piuttosto particolare e assai intrigante, se non fosse che lo svolgimento non è all'altezza delle premesse.
I film con temi su esperimenti e possibili sguardi su temi post-apocalittici, sono alla base dell'ultima generazione di film in questi ultimi anni, diventando a tutti gli effetti un sotto-genere ampio da cui attingere.
Questa strana produzione tra Usa e Indonesia dà il suo meglio nelle fantastiche location, anche se scorgiamo solo tempi, un deserto e una spiaggia (Belitung Island, Jakarta, Monas, Mount Bromo, East Java, Prambanan Temple e Yogyakarta) e un apprezzabile stile tecnico che non basta però in alcune trovate e soprattutto non da il suo meglio con la c.g per le esplosioni nucleari.
Il problema è proprio quando il film, che dai toni e dal format rimanda a un classico thriller di target adolescenziale (non a caso il protagonista lo troviamo in PLUS ONE e PURGE) mischia razionalità e logica da una parte, e umanità dall'altra di fronte ad un'ipotetica apocalisse nucleare creando scenari e cercando di trovare logiche che possano appassionare lo spettatore.
Ci riesce, ma fino alla seconda prova, poi tutto diventa leggermente forzato come a dover per forza insistere e ripetendo confusamente uno scenario troppo complicato con flash-back e soluzioni temporali ingenue che non aiutano di certo la narrazione e la struttura.
Il finale si perde completamente dietro una serie di colpi di scena ovviamente telefonati e una presunsione in campo di scrittura che lascia tracce evidenti di tutte le sue mancanze.






giovedì 17 marzo 2011

Exam

Titolo: Exam
Regia: Stuart Hazeldine
Anno: 2009
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Una potente casa farmaceutica con un fatturato pari a quello dell'ottava potenza mondiale è alla ricerca di un collaboratore per un posto di lavoro le cui mansioni non sono ben specificate.Giungono all'esame finale otto candidati di etnia e formazione culturale differente, dopo una serie di prove definite ardue dal supervisore del test (da cui il titolo del film) senza che si sappia, però, in cosa queste consistessero.

E' proprio vero che al giorno d'oggi si fa di tutto per un lavoro.
Ed è anche vero che sul fronte del cinema indipendente arrivano spesso dei lavori davvero dignitosi come questo Exam.
Hazeldine alla sua opera prima scrive e dirige un buon thriller che riesce nonostante tutto ad essere originale e mantenere un buon scorrimento. Otto elementi che dopo pochi minuti dovranno farsi forza con quello che hanno e cercando di risolvere un indovinello che metterà a dura prova la loro stabilità e le loro capacità per cercare di elaborare una soluzione in soli '80 minuti. Interessante dal momento che appena ricevono la prova scoprono che il foglio è bianco....
Exam rientra in quel filone in cui la struttura è scandita da risoluzione di enigmi senza puntare sull'efferatezza degli impulsi omicidi dei concorrenti. Il finale certo cerca di dare una scossa a tutti i dialoghi e le prove d'astuzia con colpi di scena interessanti e un buon climax.
Il reparto tecnico è curatominuziosamente con una precisa messa in scena e una fotografia che rimanendo sempre in interni cambia luce e gelatine ad ogni "prova" che i concorrenti dovranno cercare di risolvere.
Il cast è buono così come la scelta dei candidati che riescono a dare veridicità alla storia grazie anche alla dicotomia tra le parti che Hazeldine ha curato minuziosamente.
La metafora di una società sempre più competitiva e glaciale che cerca di mietere carnefici pronti a tutti per un ruolo dignitoso non poteva essere rappresentato meglio.

Experiment

Titolo: Experiment
Regia: Paul Scheuring
Anno: 2010
Paese: Usa

26 uomini vengono scelti per partecipare nei ruoli di guardie e prigionieri ad un esperimento. Gli individui vengono tenuti rinchiusi e osservati per registrare le loro mutazioni comportamentali in seguito alla prolungata prigionia.

Das Experiment era un bel film ma aveva un difetto cioè quello di non essere americano.
Quindi fatti passare un po di anni torna alla ribalta in salsa yankee con tanto di attori in primo piano come Brody e Wintaker. Il problema e che non ha nessun senso dal momento che il film tedesco di Oliver Hirschbiegel era pienamente riuscito.
Il punto che è rimasto in comune è solo il soggetto di Mario Giordano ma se il primo aveva un'originalità di base non da poco e soprattutto sviluppando un esperimento che è stato citato anche da Browning in Uomini comuni riguardo il tema del nazismo, questo parte bene ma nel finale cambia completamente lo stato delle cose e l'esito dell'esperimento dando dunque una connotazione diversa all'esperimento e all'importanza di esso.
Scheuring arriva poi da una serie americana come PRISON BREAK quindi quello che ci si può aspettare e presto detto.
"L'unico" difetto di questo film è che non andava fatto ma come sempre la necessità per business di girare remake come canzoni a manovella lascia basiti anche se in questo caso il successo commerciale non è stato quello che avevano previsto.
Speriamo solo che Zinbardo non lo veda.

lunedì 14 marzo 2011

Onda

Titolo: Onda
Regia: Dennis Gansel
Anno: 2008
Paese: Germania
Giudizio: 4/5

Per spiegare la genesi di una dittatura un professore mette in atto un 'singolare' esperimento. Una classe di una trentina di studenti viene indotta a forme di cameratismo attraverso l'uso della disciplina, dell'uniforme, e di un gesto di riconoscimento (l'onda per l'appunto. La situazione però gli sfugge di mano e si trova a dover arginare una vera e propria fazione di stampo nazista.

Un film più attuale di questo in un periodo in cui presunti neo-fascisti tornano alla ribalta è importantissimo quanto fondamentale. Ci riesce quindi Gansel al suo terzo film riuscendo a dare spessore e senza mai tradire le aspettative in un suggestivo film in cui in una settimana un professore con un passato da ex anarchico Rainer, spiegando il concetto di autocrazia prova un esperimento che negli anni 60 detto scalpore per opera di un omonimo professore in California.
L’onda è contestualizzato ai giorni nostri, mostra diverse classi sociali e ragazzi che pur non volendo uniformarsi non riescono a non entrare a far parte del movimento perché come diceva il grande Matheson “La normalità è un concetto di maggioranza, la norma di molti e non quella di uno solo” e quindi gli esclusi vengono visti come reietti e non ci vuole molto a farsi sfuggire le cose di mano da parte del loro leader.
Die Welle funziona come un meccanismo quasi perfetto, i giovani ragazzi sono assolutamente in parte, Jurgen Vogel sa essere molto carismatico e nel complesso tutti gli ingranaggi danno il meglio regalando un film sulla coscienza che andrebbe visto in tutte le scuole.
C’è tanto da imparare in un film del genere ed è l’obbiettivo che Gansel vince meritatamente.