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martedì 16 maggio 2017

Iron First

Titolo: Iron First
Regia: AA,VV
Anno: 2017
Paese: Usa
Serie: 1
Episodi: 13
Giudizio: 2/5

Danny Rand torna dopo 15 anni a New York. Sopravvissuto a un incidente aereo nel quale ha perso i propri genitori, è stato raccolto e addestrato da un gruppo di monaci. Tra le vette dell’Himalaya, nascosto agli occhi del mondo che lo credeva morto, è diventato l’Iron Fist, colui che è chiamato a difendere K’un-Lun e a combattere la Mano. Tornato a casa riprende, dopo una confusione iniziale, le redini dell’azienda di famiglia, essendone l’azionista di maggioranza. Il suo idealismo lo mette contro il resto del consiglio, nel quale spiccano Ward e Joy Meachum.

Alla fine è proprio vero. Da grandi poteri derivano grosse responsabilità. Raimi scrisse la battuta per l'allora Spider-Man di turno legato come molti suoi predecessori e successori a lasciare il testimone ad altri analoghi ibridi. Un beniamino che purtroppo proprio per essere stato continuamente forgiato da nuovi sceneggiatori e registi nonchè attori ha perso quella sua integrità e fama che invece saghe come BATMAN hanno saputo continuare a far parlare di sè nel corso degli anni. Ora mancava l'ultimo protagonista per la prossima saga , peraltro già finita e pronta per quest'anno che riunirà tutti e quattro i beniamini ovvero DEFENDERS.
Iron First vantava delle tavole eccellenti, una storia davvero incredibile per quanto riuscisse a mischiare diversi elementi portandoli a dei livelli molto alti. Creata da Roy Thomas e Gil Kane nel 1974 sanciva già alcuni passaggi importanti e traguardi innovativi che avrebbero dato fama e reso alcuni personaggi dei veri e propri precursori. Era riuscita ancor più dei suoi compagni a inventare una storia con mondi paralleli, una galleria di personaggi incredibile e una spiritualità di fondo che prendeva spunto da tutta la filosofia orientale (peraltro amata parecchio dagli sceneggiatori Marvel). Il quarto difensore sembra tra tutti proprio quello che fa più difficoltà a suscitare empatia nello spettatore per tanti motivi. Uno dei primi può essere sicuramente il ritmo e la narrazione che già nei primi episodi è lenta senza riuscire ad avere quel fascino che ad esempio in DAREVEDIL esercitava fin da subito (le altre due serie LUKE CAGE e JESSICA JONES non le ho viste e mi rifiuto). Sembra una stagione fatta e studiata in tutta fretta solo per restituire il pezzo mancante del puzzle prima dell'esordio della miniserie che li vedrà tutti e quattro uniti contro Elektra e la Mano. Proprio i nemici risultano anomali in questa stagione. Se nei fumetti gli antagonisti di Iron First erano straordinari e cupi oltre che arrivare ognuno da un pezzo diverso di un mondo sconosciuto e diverso per dare vita ad un torneo che ricorda un mix tra MORTAL KOMBAT e altro, qui invece ci sono diatribe familiari e ritorna la noiosissima Mano come a decretare il minimo sforzo nel cercare di dare vita a un'organizzazione criminale che non venga ricordata.
Finn Jones poi come protagonista è sbagliatissimo. Un belloccio che sembra continuamente specchiarsi nel suo ego e che non ha quelle fragilità e complessità del Rand del fumetto.
Ad un certo punto Iron First tocca proprio il fondo quando continua a citare K'un-Lun senza nemmeno sforzarsi per un attimo di far vedere il lavoro interessante e maestoso creato dai veri autori. Alla fine guardando questa insignificante serie ci si rende conto di essere anni luce dalla città del cielo.



domenica 30 aprile 2017

Justice League-Dark

Titolo: Justice League-Dark
Regia: Jay Oliva
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In tutto il mondo si verificano terribili fatti di sangue scatenati da invisibili forze sovrannaturali che la Justice League non è in grado di fronteggiare. Batman decide quindi di riunire alcuni mistici ed esperti di occultismo che possono affrontare l’avversario sul piano esoterico: John Constantine, Zatanna, Deadman, Etrigan il Demone e Swamp Thing. La Justice League Dark.

L'ultimo lungo d'animazione della Justice League conferma la buona salute con cui gli studios della Dc stanno facendo del loro meglio. Justice League Dark è il 28esimo film dei DC Universe Animated Original Movies e costituisce l’ottava pellicola del nuovo Universo Animato DC Comics rebootato nel 2013 con FLASHPOINT PARADOX diretto da Jay Oliva.
Questi prodotti hanno il merito di contribuire a raccontare storie e personaggi dell'universo dei super eroi e allo stesso tempo riesce nel difficile compito di costruire trame per un pubblico maturo e non solo di affezionati.
In questo caso entrano in scena i personaggi di altri universi narrativi uniti e assemblati a quello del paladino della Dc che conferma anche in questo film di essere sempre un leader carismatico ma anche un anarchico e un contestatore.
Il film poi utilizza uno stile ormai consolidato da ben 7 capitoli adattando varie storie dedicate alla Justice League Dark per creare un qualcosa di più inedito rispetto agli altri film dello stesso universo, come per esempio il primo arco narrativo dell’omonimo fumetto e di Forever Evil Blight, che vede una trama molto simile oltre che un nemico comune: Felix Faust.
Justice League Dark è un buon film per chi vuole approcciarsi con questo gruppo di eroi un po’ più dark e cupi, ma è perfetto anche per chi vuole rivivere la loro storia in modo un po’ più alternativo e non solo per mostrarci Swamp Thing e Costantine ma perchè analizza i demoni e le difficoltà con cui questi eroi devono fare i conti con la società rispetto ad altri super eroi meno strani e riconosciuti e amati dall'opinione pubblica.



martedì 7 marzo 2017

Logan

Titolo: Logan
Regia: James Mangold
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

El Paso, 2029. Sono 25 anni che non nascono più mutanti e quelli che sono sopravvissuti sono degli emarginati, in via di estinzione. Logan/Wolverine vive facendo lo chaffeur e la sua capacità di rigenerazione non funziona più come un tempo, mentre il Professor X ha novant'anni e il controllo dei suoi poteri psichici è sempre meno sicuro. Quando una donna messicana cerca Logan per presentargli una bambina misteriosa di nome Laura, nuove attenzioni e nuovi guai cominciano a raggiungere i mutanti.

Dopo due filmacci girati senza polso e anima, Mangold trova finalmente la sua tamarrata epica, storica e piena di combattimenti davvero esaltanti.
Logan è un film d'azione pieno di inseguimenti e massacri ma allo stesso tempo è un film molto sentimentale e strappalacrime, un western intriso di nichilismo e speranze (quelle future).
Jackman finalmente si presta anima e soprattutto corpo, mostrando il suo personaggio senza veli. Logan è pazzo, alcolizzato, solo, accerchiato da persone che stanno peggio di lui e senza una missione o uno scopo nella vita che possa dargli quello che vuole più di tutto: una redenzione per tutti i compiti da esecutore che come demoni lo attanagliano continuamente.
E'davvero un film anomalo, che non a caso sembra uscire dalla formula per antonomasia della Marvel, riuscendo ad aderire più alla psicologia del fumetto. Logan poi è stato addirittura selezionato ad un festival come quello di Berlino che per i comics è una novità soprattutto contando che l'opera di Mangold tutto sembra tranne che un film di supereroi.
Un noir in fondo, un road-movie scomodo e sboccato che non riesce mai e non può trovare ironia ma a volte incontra la dolcezza anche se in piccolissimi gesti soprattutto tra padre e figlia.
Logan è così cattivo che a parte arti mozzati e artigli che spappolano visi ed entrano nei crani, è proprio votato da una disperazione e un'autodistruzione cercando per tutto il tempo di dominare gli istinti. Ed è proprio qui che il film parte in quarta mostrando la sua parte "sociale"dal momento che la bambina essendo piccola non può avere gli stessi freni del padre diventando la vera arma che tutti temono. Le scene di violenza sono viscerali, quasi uno splatter per come soprattutto la bambina massacra soldati e contractors.
Rimane infine il concetto della "fuga", del "nascondersi" come un continuum sul discorso aperto da Singer sulla natura dei mutanti e la loro difficoltà a relazionarsi con gli umani.

Nel finale infine c'è un duro braccio di ferro tra salvezza e sacrificio con un colpo di scena davvero commovente.

venerdì 13 gennaio 2017

Doctor Strange

Titolo: Doctor Strange
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Stephen Strange è un neurochirurgo dal talento straordinario e dall'ego smisurato. Incapace di accontentarsi di salvare delle singole vite, ambisce a qualcosa che vada oltre e che rivoluzioni la medicina conosciuta. Dopo un grave incidente d'auto perde l'uso delle terminazioni nervose delle mani e quindi la possibilità di intraprendere il proprio lavoro. Strange non accetta la sua nuova condizione e si spinge fino in Nepal in cerca di una cura misteriosa. A Katmandu scoprirà dei segreti che vanno ben oltre quelli spiegabili con la sola scienza.

Doctor Strange come Ant-Man sono i supereroi di serie B della Marvel. Non perchè facciano schifo intendiamoci, ma semplicemente perchè sono i meno cool e quelli più potenti e reclamizzati si sono già presi la maggior parte dei fan.
Strange Holmes. Una strana alchimia indossata da Cumberbatch, altro attore del momento esageratamente pompato ma che qui è assolutamente perfetto, che dalla sua si allontana vistosamente dagli altri prodotti Marvel per un taglio magico e una strana contaminazione con filosofie orientali e medicina sperimentale.
Un mix che trova sicuramente alcuni spunti interessanti come la componente visiva che seppur esagerata è meravigliosa (devono aver fatto copia/incolla del suggestivo effetto in c.g usato in INCEPTION). Derrickson dopo remake e film inguardabili e identici l'uno all'altro su possessioni ed esorcismi, finalmente, forse perchè comandato a bacchetta dalle produzioni, compie il miracolo in un film che è solo intrattenimento ma con qualche scatto in più, tra cui il personaggio di Swinton, che riesce a fare la differenza.
Certo i discorsi new-age sul karma che supera la medicina tradizionale e via dicendo...sono il populismo più becero che ci tocca sentire spesso anche nei film. L'ultima lancia a favore è l'antagonista che seppur caratterizzato malissimo in uno stereotipo che sembra la summa del già visto e interpretato dal sempre magnetico Mikkelsen.
Spoilerone: nei titoli di cosa Strange parla con Thor per risolvere la situazione di Loki ad Asgard!

Batman Unlimited: Fuga Da Arkham

Titolo: Batman Unlimited: Fuga Da Arkham
Regia: Curt Geda
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il Cavaliere oscuro e’ tornato a fare quello che gli riesce meglio: proteggere i cittadini di Gotham City. Quando il malvagio scienziato Mr.Freeze attiva la sua ultima invenzione su due dei piu’ pericolosi criminali di Gotham – Killer Croc e Bane – le cose vanno di male in peggio…

L'ultimo Batman animato è un prodotto davvero divertente e pieno di ritmo e azione.
La Dc continua a scommettere sui lunghi d'animazione in una galleria di prodotti pregevoli e quasi tutti apprezzabili.
L'avventura in questione ha il pregio di chiamare in cattedra svariati personaggi che soprattutto tra gli avversari storici di Batman non vedevamo da tempo e antipatie tra gli stessi come Killer Croc e Bane. A due anni di distanza da BATMAN: ASSAULT ON ARKHAM ritorna il paladino più amato dalla Dc aiutato dai suoi omonimi e compari tra cui spicca un Freccia Verde particolarmente ironico.



martedì 8 novembre 2016

Suicide Squad

Titolo: Suicide Squad
Regia: David Ayer
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

E se domani Superman decidesse di rapire il Presidente degli Stati Uniti? Spaventati dal non saper rispondere a questa domanda i più alti ufficiali del governo americano accettano il folle piano di un agente dell'intelligence: costituire una squadra di metaumani, cioè umani con poteri, da tenere sotto il loro giogo e utilizzare per l'ordine interno ed estero. I prescelti sono necessariamente criminali, pericolosissimi ma anche manipolabili, soggetti a cui poter promettere qualcosa e da poter ricattare senza remore. L'evento di prova è l'inatteso (ma non immotivato) arrivo di un'antica e inarrestabile divinità sulla Terra. Con poco allenamento, nessun piano, vaghe promesse in caso di vittoria e una capsula esplosiva in corpo che li convince a non disertare, la squadra che si autodefinisce suicida è così mandata sul campo.

Suicide Squad è uno di quei film che non avendo ne capo ne coda finiscono per essere dei puri prodotti commerciali che non dicono e non dimostrano niente di fatto.
Caratterizzazioni lasciate da qualche parte nello scantinato, azione a gogò ma in alcuni casi ridicola dal momento che i nemici dei super criminali all'interno della città assumono una forma amorfa che non vuol dire niente.
Suicide Squad non riesce mai ad essere figo come dovrebbe.
La trama di affidarsi ad alcuni super criminali per sconfiggere un altra super criminale, sembra l'idea che Carpenter aveva messo giù con il suo eroe Jena Plissken. Qui il ritmo è così accellerato e ci sono così tanti personaggi che alla fine nessuno lascia l'impronta, in particolar modo il Joker di Leto che sembra un hipster troppo colorato.

Un peccato perchè con un'occasione e un budget simili le idee e le risorse avrebbero potuto essere tante e diverse giocando su un mix di generi e sfruttando la creatività e un buon plot, tutti elementi assenti in questo pasticciato film.

domenica 18 settembre 2016

Preacher

Titolo: Preacher
Regia: Seth Rogen, Evan Goldberg
Anno: 2016
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Jesse Custer, come ricordiamo dalla nostra analisi del pilot, è tornato nella sua cittadina nativa, Annville, in Texas, per portare avanti la missione iniziata da suo padre prima di morire: guidare la piccola chiesa e portare sulla strada della salvezza la comunità distratta ed avvolta nella sabbia texana. La sua vita priva di stimoli viene completamente capovolta con l’arrivo di Genesis, un’entità nata dall’unione clandestina fra un Angelo e un Demone che prende possesso del suo corpo trasformandolo in un essere umano dai poteri apparentemente illimitati.

Preacher è un fumetto o meglio una saga che ho scoperto piuttosto tardi.
Conoscevo da tempo Garth Ennis per il semplice fatto che non conoscerlo significa, di questi tempi, avere una grossa lacuna. Dunque sono rimasto come molti stupito quando ho letto a chi è venuta la brillante idea di creare così dal nulla una serie su questo, a detta di molti, intoccabile fumetto.
Sicuramente l'obbiettivo non è stato facile e Seth Rogen e Evan Goldberg (inutile stare a presentarli) in quanto prima di tutto nerd e pieni di soldi e potere, hanno deciso che si poteva fare.
Anche se vengono spesso incasellati in un genere a volte spocchioso, ironico e sboccato (sul blog troverete quasi tutti i film del duo e dei loro amici), il lavoro svolto per Preacher bisogna proprio dire che è stato sceneggiato molto bene.
La serie ingrana subito la marcia, mostra tutti i personaggi principali, svolge un egregio lavoro di casting (ho ancora qualche riserva su Dominic Cooper ma spero che alzi la cresta) e riesce in un compito difficile e per nulla approssimativo.
La trama e lo spirito della serie scorre quasi immutato anche se nella parte di mezzo sembra non proseguire come dovrebbe, con alcuni momenti morti e alcune scene ridondanti ad esempio quelle dei due angeli alla caccia di Genesis.
Però uno degli elementi che più ho gradito è stato quello di non puntare su un'esagerazione piena di edulcorazioni come forse ci si poteva aspettare, rimanendo bilanciati sulle atmosfere da western decadente che trovano nel Texas una location sempre sorprendente.
Per quanto riguarda i dialoghi invece rimangono doverosamente sboccati e la violenza non diminuisce e non si trattiene diventando più volte congeniale ed esplosiva.
Un misurato mix di generi, citazioni, aderenza della storia, gag riuscite e personaggi caratterizzati a dovere (speriamo nella ripresa di Jesse).

Spero e mi auguro comunque che la serie sappia osare ancora di più, che riesca ad essere più cinica e blasfema come Ennis ha sempre fatto e questo significherebbe dare quella stellina in più ad una buona partenza che se insiste un po di più può diventare davvero ottima.

martedì 6 settembre 2016

Ant-Man

Titolo: Ant-Man
Regia: Peyton Reed
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Lo scassinatore Scott Lang accetta un ultimo colpo, ma dentro la cassaforte anziché soldi trova una strana tuta. Quando la indossa attiva un meccanismo di miniaturizzazione che lo trasforma in un minuscolo guerriero. Contattato dal creatore della tuta, lo scienziato Hank Pym, Scott si troverà di fronte alla difficile decisione di diventare Ant-Man e salvare il mondo da un pericolo mortale.

Ant Man nell'universo Marvel è una scheggia minuscola, una commedia fresca e leggera che ama non prendersi troppo sul serio (vista la natura dell'eroe) permettendosi, nonostante tutto, un impianto ironico efficace. Muove alcuni tasselli sulle trame e su ciò che succederà a partire da ipotetici sequel fino a collegarsi a CIVIL WAR.
Il progetto creativo andatevelo a vedere perchè è stato complesso e ha visto vari nomi alternarsi alla sceneggiatura e all'idea sul minuscolo supereroe (ad esempio Edgar Wright).
Purtroppo il plot è solo un pretesto e serve a dare corda alla storia e non certo credibilità contando quando è scontata. Paul Rudd come attore comico cerca di mettercela tutta, la Lilly che dopo LOST non ha avuto modo di emergere conferma le sue doti fisiche più che attoriali e infine Douglas conferma il bisogno della Disney-Marvel di dover inserire alcuni attori di successo all'interno dei suoi film.

Un film come dicevo divertente, con molta azione che senza mai esagerare riesce a mostrare squarci di fantascienza come le formiche giganti e altri piccoli dettagli che Reed dopo otto anni di inattività sembra saper convogliare al posto giusto. Visto il finale c'è da aspettarsi un sequel...

domenica 22 maggio 2016

Captain America: Civil War

Titolo: Captain America: Civil War
Regia: Antony Russo e Joe Russo
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron portano ad una resa dei conti tra i Vendicatori e gli stati nazionali. L'America in primis chiede agli eroi di registrarsi, cioè di smettere di essere indipendenti e agire sotto il comando degli stati sovrani. La squadra si spacca così a metà, con una parte di eroi (facente capo ad Iron Man) favorevole all'idea per poter continuare la propria missione e un'altra (facente capo a Capitan America) convinta che tutto questo vada contro la loro stessa idea di missione. Divisi e con obiettivi diversi, i Vendicatori devono affrontare la minaccia di un terrorista che compie terribili attentati proprio ai loro danni, colpendo tra gli altri anche il re di Wakanda, stato africano in prima linea nel conflitto ai superumani poiché produttore di un metallo unico e utile alla causa. In tutto questo il soldato d'inverno, Bucky Barnes, è tornato e pare essere proprio lui il responsabile degli attacchi, di nuovo privo di memoria, di nuovo preda di una volontà altrui e di nuovo bisognoso dell'aiuto di Capitan America.

Civil War non ha veri e propri nemici ma lavora principalmente sulle differenze, sulle opinioni e sulle scelte che dopo i fatti di Age of Ultron si sono complicati mettendo una rete di controllo sulla sfera pubblica dei paladini della giustizia. Così i Vendicatori, pur rispettandosi e volendosi bene, si dividono tra regole da seguire e istinto per inscenare uno scontro, parlo dell'aereoporto, che rimarrà nella storia dei comics.
A differenza dei due capitoli degli Avengers, l'azione anche se presente, passa in secondo piano per dare spazio ai collegamenti, far inquadrare tutto rispetto alle trame dei film che abbiamo visto e vedremo e soprattutto caratterizzare nuovi super-eroi come l'importante Pantera Nera.
E'un film che cerca di essere molto più profondo dei predecessori, creando una storia ad hoc che poteva a mio avviso fare a meno del villain di turno anche se con alcuni retroscena non del tutto sbagliati. D'altronde sembra proprio l'esca per far combaciare tutto, altrimenti l'intera struttura sarebbe crollata sotto il peso di un unico e semplice elemento.
Il fatto di essere riusciti a caratterizzare ogni personaggio e parliamo di almeno dodici personaggi era semplicemente impossibile ma lo script riesce ad esempio in pochi dialoghi a sviluppare personalità e motivazioni senza stare a perdere troppo tempo.
La Marvel oramai è in tutto e per tutto una macchina da guerra indistruttibile, capace di far tremare le mura sottili della vicina Dc e capace ormai di dominare in assoluto l'universo dei cinecomics hollywoodiani.


X-Men: Apocalypse

Titolo: X-Men: Apocalypse
Regia: Bryan Singer
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Antico Egitto, En Sabah Nur, detto Apocalisse e venerato come un dio, sta per compiere il rito di trasferimento della sua anima nel corpo di un mutante che ha il potere di rigenerare le proprie ferite, ottenendo così l'immortalità, ma un gruppo di ribelli lo imprigiona sotto una piramide. Nel 1983, mentre il mondo è ancora in debito con Raven e il Prof. X per aver salvato il Presidente degli Stati Uniti e Magneto ha provato a rifarsi una vita e una famiglia mantenendo l'anonimato, un gruppo di fanatici risveglia dal suo riposo eterno Apocalisse, più che mai intenzionato a riprendere il posto che gli spetta sul trono del mondo.

Apocalypse è il terzo e ultimo capitolo degli X-Men giovani.
Anche questa saga comincia ad avere numerosi capitoli soprattutto se allargati ai singoli protagonisti che si vedono film ad hoc solo per loro per descriverne le ampie gesta (WOLVERINE, DEADPOOL, GAMBIT).
Apocalisse dura parecchio è questo non è il problema dal momento che gli ultimi blockbuster Marvel hanno durate che superano quasi sempre le due ore.
Il problema è che cosa ci metti dentro.
In questo caso per il super villain e primo mutante della storia vengono chiamati in cattedra gli egizi e il trasferimento dell'anima come arma del dio/leader che si crea così una sua sorta di immortalità. Il problema della trama e che pur avendo l'ottimo Singer a dirigerla come film e non come comics, parole sue, suggerisce tante possibili direzioni scegliendo alla fine la più scontata e meno interessante in cui un cattivo convince altri a fare i cattivi, combattendo contro dei buoni e arrivando ad uno scontro finale in cui in ballo c’è il destino dell’umanità distruggendo la terra e facendo morire i deboli – umani e mutanti – salvando solo pochi, forti eletti ovvero i suoi quattro cavalieri dell'apocalisse sperando che non facciano la fine dei primi dentro la piramide.
Altro da dire non mi viene se non che la vicenda almeno inizialmente sembra ruotare su Scott alias Ciclope, che come sempre le parti migliori sono dentro la scuola e non fuori, compresi gli effetti speciali molto belli che funzionano meglio dentro e non in scenari davvero troppo esagerati.
Una per tutte è la scena del salvataggio all'interno della scuola per mano o meglio dire per le gambe di Quicksilver o la parentesi Wolverine che lasciano molto più di più, oltre che divertire, rispetto alla distruzione finale di Apocalisse e Magneto.
Poi non ho capito bene per quale motivo inserire così tante scene legate a Magneto sull'olocausto così come alcuni passaggi della trama e del montaggio che non sono sempre molto chiari.
Per fortuna almeno qui non ci sono troppi salti temporali che come nel capitolo precedente rischiano di danneggiare la storia e soprattutto rischiano di far perdere dei pezzi allo spettatore.
Alla fine con questo capitolo degli X-Men succede una cosa nemmeno tanto strana che comincia a dilagare soprattutto nelle apocalittiche produzioni, cioè quella per cui nel film succedono tantissime cose e non succede niente al tempo stesso.




lunedì 11 aprile 2016

Daredevil

Titolo: Daredevil
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 13
Giudizio: 3/5

L'avvocato Matt Murdock, non vedente sin da bambino, utilizza i suoi sensi amplificati per combattere il crimine per le strade di Hell's Kitchen, New York, nei panni di Daredevil.

Era ovvio che ci sarebbe stata una seconda stagione. Era ovvia come la rimozione della colpa cattolica che opprimeva da principio le imprese del diavolo di Hell's Kitchen portandolo ad essere un giustiziere in un continuum di sfide legate ai conflitti morali.
Daredevil scorre con un ottimo ritmo e un affiatamento incredibile tra gli attori e il trio dello studio legale. Si appresta a dare quel significativo contributo maggiore rispetto alla precedente per quanto concerne l'ingresso del personaggio di Frank Castle, il ritorno di Wilson Fisk e l'immancabile Stick.
Crea anche una bella storia dopo gli episodi legati solo a Castle, alla beniamina Elektra, con un bel background per crerare un cortocircuito fra la morale di Matt e le sue azioni. In più gli sceneggiatori si divertono ad inserire numerosi elementi che richiamano i The Defenders e Iron Fist.
In più a differenza del primo la storia d'amore non si sposta più tra Claire e Matt ma invece tra lui e Karen.
Con una lunga serie di storie e sotto storie, il protagonista arriva dopo sei mesi in cui sembra aver accettato il proprio alter ego, battendosi per degli ideali e dei principi non condivisi dai colleghi.
La prima impressione, contando che le scene d'azione non sono così maggiori rispetto alla serie precedente, riguarda ancora una volta il fatto che non è solo una serie sui supereroi ma quasi un lunghissimo film dove i generi, dall’action al legal, passando per il revenge movie, si mescolano tra di loro, creando un prodotto di altissimo livello di intrattenimento.
Questo probabilmente è il contributo maggiore legato al cambio di showrunner, non più Steven S. DeKnight ma bensì Doug Petrie e Marco Ramirez. Inoltre a parte i temi trattati, i personaggi e il resto, sono i valori che sembrano cambiati.
Il punitore ad esempio introduce un tema ben noto agli appassionati di fumetti, quello del Bene e del Male separati da una semplice brutta giornata. Frank lo dice in modo esplicito, a sottolineare quanta poca differenza ci sia fra un uomo a cui la mala uccide moglie e figlia e che decide di vendicarsi, e un uomo a cui la mala uccide il padre e decide di diventare un giustiziere: “sei a una giornata no dall’essere come me”.
Quindi di nuovo si insiste e si sottolinea un sacco il tema- valore del significato della parola eroe e soprattutto dopo il sacrificio che avviene nel climax finale della serie.
La solitudine di un uomo che deve scegliere fra l’essere un semplice avvocato con famiglia e affetti o un eroe notturno e solitario. Infine lascia Matt senza alcuna possibilità di fuga dal momento che il suo destino è ancora quello di avere due identità, sacrificando la propria sanità mentale in nome di un bene superiore, qualunque esso sia.
Gli unici elementi che secondo me non funzionano molto sono: la parte finale con la Mano e l'arma segreta, i ninja, e tutto quello che ne consegue, non ultimo l’inserimento di un tema soprannaturale che fino a quel momento era rimasto abbastanza estraneo alla serie.
Per non parlare della faccenda riguardo a Karen e il suo interessamento per la questione Castle arrivando perfino a nasconderlo dalla polizia e il suo lavoro al giornale troppo veloce e repentino. Infine la scalata al successo di Foggy.




giovedì 24 marzo 2016

Batman V Superman:Dawn of Justice

Titolo: Batman V Superman:Dawn of Justice
Regia: Zack Snyder
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Sia dalla sua rivelazione a Metropolis, quando salva la Terra da una minaccia ma causa molte vittime innocenti, Superman rappresenta un quesito per l'uomo: angelo custode o essere onnipotente impossibile da controllare? Per Batman/Bruce Wayne la presenza dell'Uomo d'Acciaio costituisce un'anomalia e una causa di disgrazie dirette e indirette per l'umanità, qualcosa che deve essere fermato con ogni mezzo.

Sin dalla sua nascita, fin dalla pubblicità mediatica virale e fino alla fine ho sempre pensato che il film fosse una delle operazioni di merchandising più imponenti tra i comics, puntando sullo scontro tra un semi-dio e un miliardario.
Se poi ci fate caso, durante il film, non è poi chiarissimo il motivo dell'astio tra i due e alla fine basta pronunciare Marta per far trovare nell'immediato un comune accordo.
Snyder non mi era piaciuto nemmeno con il precedente MAN OF STEELE.
La sua ultima trasposizione dell'universo Dc è caotico, una baraonda affollata da personaggi in cui nessuno, fatta eccezione per Bruce Wayne forse, gode di una buona caratterizzazione.
Preciso che l'unico motivo è che il Batman di questo film sembra strizzare l'occhio, almeno nella prima parte, al personaggio fuoriuscito dalla penna di Frank Miller incazzato come pochi.
In due ore e mezza succede di tutto e niente, tutto perfettamente addensato da fumo e nulla e tante cose a caso infilate e incrociati come pezzi di un puzzle raffiguranti qualcosa che non ha senso.
Vengono generati segnali che apriranno le porte a creature di altre galassie, viene mostrata la cartella segreta con le origini e la scoperta dei meta-uomini e ci sono scontri imponenti ed estenuanti con la comparsa finale del mostro di turno che non poteva non mancare.
Ci sono nemici come Lutor/Eisenberg che non affascinano e sembrano troppo delle caricature. Superman/Cavill come Wayne/Affleck recitano di mascella e forse l'unica che si salva è colei che nel film non c'entra nulla ovvero Woman Gadot.
Con 250 milioni di dollari sì è creato forse anche il film più confuso e caotico tra i comics.
Se le condizioni sono queste o paura di quanto possa succedere con il film della Justice League, di cui si menziona verso il finale, soprattutto se non cambia timone.
Magari con una regia che dietro abbia uno script più interessante e non disordinato e meno dichiaratamente tamarro ed esagerato.
Alcune poi sono davvero assurde come la schitarrata elettrica sull'arrivo di Wonder Woman, l'immensità dell'attacco iniziale, di nuovo l'omicidio dei genitori di Bruce, alcuni dialoghi straordinariamente abbozzati con frasi romantiche e autoironia che lascia basiti.
Ma continuiamo perchè come si è fatto male il pubblico e per quanto è rimasto frastornato è giusto che si proceda ancora...con il sogno di Bruce in cui compaiono insetti giganti, il nome Marta..., la batmobile che riesce a passare attraverso qualsiasi cosa e la corazza di Batman per far fronte a Superman e per finire alcuni scontri che sono oltre la possibile assurdità accettata dai fan.
In fondo alla fine è un disastro, ma un disastro da guardare solo al cinema, magari nel primo pomeriggio a prezzo scontato e meno che mai in 3d.







Deadpool

Titolo: Deadpool
Regia: Tim Miller
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Wade Wilson è un mercenario senza scrupoli per cui tutto ha un prezzo, finché scopre la sua anima gemella: una prostituta di nome Vanessa. Quando tutto sembra andare per il meglio, Wilson scopre di avere un cancro all'ultimo stadio. Per questo viene avvicinato da un sinistro personaggio che ha in serbo una proposta di cura insolita. Wilson accetta ma finisce per essere vittima di un esperimento genetico dagli esiti imprevedibili.

"Prodotto da una faccia da culo e diretto da un cazzone strapagato" questi sono i titoli di testa che aprono il palcoscenico del film e dei sequel che arriveranno.
Deadpool avrebbe impressionato di più se fosse stato stato un corto.
Bisogna ammettere che dalla seconda parte in poi il film è proprio inguardabile, telefonato, prevedibile e omologato a tutti gli altri film di supereroi diventando come qualcuno ha detto "patologicamente calcolato". E lo è fin dall'inizio, fin dalla manovra commerciale e furbetta di farlo apparire come un film alternativo in grado di cambiare la visione classica e piena di scrupoli dei classici supereroi.
Una cosa buona però c'è...ed è quella di tenere per quasi tutto il tempo Reynolds incappucciato, così almeno tra tutte le sventure lo spettatore non deve digerire pure la sua più totale incapacità.
Deadpool riesce ad essere tremendamente fastidioso pure nel suo esibizionismo.
Oltre che sfondare i crani, sfonda troppo la quarta parete che se alle volte ci può stare qui è davvero troppo come a ribadire l'immunodeficenza dello spettatore.
Sicuramente avrà un successo esorbitante, piacerà a tutti in particolare ai nerd e ai giovani che amano le volgarità, la tamarria e il rap tornato di moda per opera di alcuni loschi e improbabili protagonisti.
Deadpool poi fa passare uno strano e paradossale messaggio come se si fosse aperto un varco verso una fase più adulta, sessualmente esplicita e verbalmente scurrile dei comics.


martedì 29 settembre 2015

Daredevil

Titolo: Daredevil
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Usa
Episodi: 13
Stagione: 1
Giudizio: 3/5

L'avvocato Matt Murdock, non vedente sin da bambino, utilizza i suoi sensi amplificati per combattere il crimine per le strade di Hell's Kitchen, New York, nei panni di Daredevil.

La prima stagione della Netflix su uno dei più interessanti supereroi Marvel si è rivelata una piccola e piacevole sorpresa.
In attesa della seconda stagione in cui vedremo il costume dell'eroe, la lunga lista di registi che ha contribuito a dare vita alle imprese dell'avvocato cieco deve molto alla sceneggiatura dell'attento Drew Goddard e Steven DeKnight, attenti a non banalizzare e ridicolizzare mai il plot ma rendendolo sempre avvincente e funzionale al genere.
Grazie ad un cast di tutto rispetto su cui svettano il protagonista Charlie Cox e il villain, il poliedrico e camaleontico D'Onofrio, Daredevil concentra azione, combattimenti spettacolari senza mai usare la c.g, con un pianosequenza di lotta di ben cinque minuti, e sapendo sempre intrecciare dramma e atmosfere shakesperiane, mescolando sempre il bene e il male da ambo le parti.
Non era difficile distinguersi da banalità commerciali e con un target infantile come ARROW e FLASH, solo per fare due esempi di cui mi sono rifiutato di categoricamente di vedere.
Daredevil forse perchè inflazionato, gode di un mood quasi sperimentale e abbastanza d'avanguardia, cogliendo mille sfumature e unendo diversi intrecci senza mai apparire ingenuo.
E'difficile dimenticare l'orrendo film della Marvel con Ben Affleck prima che gli studios rivedessero i loro progetti dandogli più consistenza e spettacolarità e soprattutto puntando su uno sceneggitore che fosse interessato al progetto contaminadolo di sfumature e connotazioni morali.
Sicuramente il lavoro svolto in questi primi tredici episodi serve per sondare e descrivere molti interessanti aspetti di Hell's Kitchen, dei suoi protagonisti, delle vicende legate alla criminalità organizzata, alla politica e non per ultimi gli affetti. Poi forse e finalmente si arriva a capire l'importanza di Murdock come personaggio e come eroe, delle sue difficoltà, le fragilità che lo rendono unico, il suo rivale e nemico storico interpretato e fatto suo da un attore gigante sempre poco considerato. Infine una produzione che ha saputo credere dando crediti, fiducia e importanza a un prodotto che trattando di supereroi, spesso e volentieri si supera diventando un viaggio di formazione e un'importante viaggio dell'eroe.


sabato 27 giugno 2015

Justice League-Throne of Atlantis

Titolo: Justice League-Throne of Atlantis
Regia: Ethan Spaulding
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nell’Oceano Atlantico, un sottomarino statunitense viene attaccato da misteriosi anfibi umanoidi e la Justice League si riunisce per indagare sul disastro. Nel frattempo, a Mercy Reef, nel Maine, Arthur Curry, un uomo dotato di branchie, superforza e di un’innaturale empatia con le creature marine, s’interroga sulle sue origini. Scoprirà di essere il principe ibrido e negletto del mitologico regno subacqueo di Atlantide dov’è in atto un complotto per muovere guerra alla terraferma. Arthur dovrà raccogliere la sua eredità nei panni dell’eroe noto come Aquaman.

A differenza della Marvel, la Dc trova il suo gioco-forza, finora, e la sua anima nei film d'animazione.
Dopo i precedenti lunghi sulle gesta della Justice League e dei suoi vari personaggi, tocca ad Aquaman e ad un'avventura quasi tutta ambientata nei fondali oceanici, con scontri tra casate, capri espiatori e sacrifici tra consanguinei.
In questo libero adattamento di Throne of Atlantis, saga scritta da Geoff Johns che si è svolta sia sulle pagine di Justice League che di Aquaman, il protagonista ed eroe prima di diventare re, deve compiere una battaglia fratricida.
In un'avventura che non sapendo supportare tutta l'avventura solo in fondo al mare, tolti i favolosi mostri delle Marianne, ha dovuto ampliare la storia su altri versanti portando di fatto gli altri super-eroi in campo, in uno scontro finale che di fatto non lesina scene di violenza e porta Spaulding ad essere uno dei più prolifici registi dei vari capitoli Dc.
Forse il colpo di scena maggiore è la storia d'amore tra Superman e Wonder Woman.


lunedì 27 aprile 2015

Sin City-Una donna per cui uccidere

Titolo: Sin City-Una donna per cui uccidere
Regia: Robert Rodriguez
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Al KadiÈs Bar di Sin City si incrociano le strade di sei personaggi assetati di vendetta. Un giovane e presuntuoso giocatore d’azzardo, Johnny, sfida e sconfigge più volte il perfido Senatore Roark suscitando la sua ira e le sue minacce. La bella Nancy – la cui vita è precipitata nel baratro dopo la morte dell’amato Hartigan – al KadiÈs Bar fa la spogliarellista e proprio su quel palco matura il desiderio di vendicare il suo uomo con l’aiuto di Marv. Ma soprattutto per Dwight il bar della “città del peccato” ha un grande significato: dopo anni, rivede lì Ava, la femme fatale per cui aveva perso la testa e il cuore. Pentita per averlo fatto soffrire, Ava gli chiede aiuto per liberarsi dai soprusi del marito milionario. Ma è davvero una donna per cui uccidere?

Da tanto buon materiale ci si apetta un cine-fumetto cult, come il primo capitolo aveva saputo fare.
Purtroppo non è andata assolutamente così.
Dopo un'attesa estenuante durata 10 anni, Miller e Rodriguez tornano alla ribalta, purtroppo però mancando quasi tutti gli obbiettivi che "A dame to die for" si apettava di rispettare ed eguagliare.
Il tasso di violenza, minore che nel precedente, i guizzi fotografici e lo stile tecnico, minori del precedente, il cast, sfruttato in modo minore che nel precedente e infine l'azione, minore che nel precedente.
M&R portano portano sul grande schermo due storie originali prese dalla graphic novel e due completamente scritte per il film, che se da un lato avevano delle buone intuizioni, bruciano troppo velocemente le tappe rivelandosi frettolose e senza particolari colpi di scena.
I piani temporali poi hannno dei buchi e degli errori che sinceramente non mi aspettavo.
La storia di Marv è un sequel ma si incrocia con quella di Dwight che invece precede quanto visto nel primo Sin City e ancora ritorna a scontrarsi con quella di Nancy, anch’essa un sequel della pellicola precedente (una cosa del tutto impossibile visto che Marv era già stato giustiziato in Quel bastardo giallo).
Un clamoroso pasticcio che finisce per confondere lo spettatore e rovina gran parte del piano narrativo del film. Senza contare poi i difetti individuabili proprio nella scelta di sostituire le didascalie su carta con la onnipresente voce narrante che rischia a lungo andare di stancare lo spettatore

Un secondo film che ha evidentemente sofferto i numerosi rinvii e le difficoltà nella stesura dei vari script e che purtroppo sancisce una brutto limite che nonostante tutti i problemi non ci si aspettava.

Avengers-Age of Ultron

Titolo: Avengers-Age of Ultron
Regia: Joss Whedon
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Lo S.H.I.E.L.D. è stato smantellato e i Vendicatori sono usciti allo scoperto. Dopo aver oltrepassato il portale dei Chitauri e aver intravisto cosa c'è fuori, Tony Stark ha riesumato il progetto di Ultron, un'intelligenza artificiale a protezione del mondo. È l'armatura che ha tolto a se stesso e con cui vorrebbe schermare il pianeta. Ma Ultron ha un'idea propria di cosa significhi ottenere la pace ed è un'idea che prevede innanzitutto la distruzione degli Avengers. Provata dalle manipolazioni che Wanda ha operato sulle loro menti, portando allo stato cosciente paure, traumi e sensi di colpa di tutti, la squadra si unisce nonostante tutto per fermare il nemico e recuperare la gemma dell'infinito.

E se poi c'è la Walt Disney che possiede sempre più studi cinematografici.
Age of Ultron è il secondo capitolo della saga degli Avengers rivisitati (la formazione originale era un'altra) ma il Marvel Cinematics Universe (MCU), media franchise, prodotto dai Marvel Studios , dimostrano come questo universo sia sempre più potente, e con sempre più alleati, diventando a tutti gli effetti una nuova multinazionale dell'intrattenimento
Negli ultimi anni stanno sputando uno dopo l'altro, i film sui cinecomics più apprezzati dal pubblico.
Solo nel 2015 ne sono previsti un trio, il loro evolversi è strettamente legato al botteghino che di fatto ne sancisce gli ottimi risultati con cifre da capogiro.
Ora parliamo del film. Superiore al primo capitolo, già dai primi minuti mostra una carrellata di azione, effetti speciali, caratterizzazioni migliorate, scene di una qualità estetica invidiabile.
Ora che ci troviamo di fronte all'ennesima tamarrata è cosa ovvia ed è per questo motivo che un film della Marvel non potrà mai godere di un giudizio più che favorevole, ma dovrà sempre accontentarsi di una sufficienza con qualche lode e basta. D'altronde ad interessare agli studios è solo l'incasso non il contenuto del film.
Con un cast stellare (tra i beniamini di Hollywood) Age of Ultron, grazie alla sapiente dose di burattinaio del capitano Whedon, colpisce in questo caso ponendo dei nemici ma cercando a dispetto del primo capitolo, di essere più astuto e aumentare la consapevolezza e la scelta che muove alcune conseguenze devastanti del film come quella sull'intelligenza artificiale e la sete di potere.
Divertente, a tratti, ma si dimentica dopo pochi minuti.
A questo punto mi sembra evidente e necessario il commento di Inarritu su questa nuova matrice di film, sulla stupidità di parlare di politica degli autori legati ai Comics.
"I film supereroistici sono un genocidio culturale". Il cineasta messicano ha posto l'attenzione sulla filosofia di questo genere e i valori che vengono promossi da questo tipo di film.
"A volte mi divertono perchè sono semplici e basilari, e li guardo con piacere mangiando dei popcorn".
Di più credo non ci sia bisogno di dire.



domenica 19 aprile 2015

Kingsman-Segrete Service

Titolo: Kingsman-Segrete Service
Regia: Matthew Vaughn
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Tratto dall'omonimo fumetto di Mark Millar, è la storia di un'organizzazione supersegreta britannica che recluta e forma spie. L'agente Harry Hart inserisce nel programma di formazione il giovane Eggsy, un ragazzo rude ma di grandi potenzialità, figlio di un suo amico morto anni prima durante una missione. Insieme dovranno impedire al geniale Richard Valentine di portare a termine il suo folle compito di "salvare" il mondo.

Kingsman è stupido, ma quello si sapeva. Dunque vederlo significa aspettarsi un giocattolone che fa il filo ad un buon fumetto. C’è un nutrito manipolo di attori, la storia è tutto tranne che incalzante ma l’azione fa da vettore su cui si concentra tutto quello che uno può immaginarsi.
Eppure non c’è un minimo di violenza (il top del non-sense sono le teste che esplodono con nuvole psichedeliche) come succedeva già per la trasposizione dell’ottimo WANTED purtroppo diventato un Blockbuster becero (ora i Blockbuster non esistono più, ma questo sarebbe stato praticamente identico). 
L’ennesima pellicola di Vaughn, un Ritchie di serie B, è patinato e adattabile a qualsiasi target in modo da fare il botto solo al botteghino ma non con i fan del fumetto, ancora una volta umiliati.
Più British di così poi si muore. 
La scena che ho apprezzato di più è quella nel finale, un po’ sessista, in cui la principessa dice al ragazzotto spia protagonista (un attore di cui probabilmente non sentiremo più parlare vista l’arroganza di fondo) che se sarà liberata potrà essere inculata, e così accade. Beh uno humor irriverente, colto, ma che alla fine soddisfa i palati.

Vaughn di buono ha fatto KICK-ASS e poi basta, anche X-MEN a parte gli effetti speciali ha stufato ed è diventata quella tipica saga in cui vari registi si passano il testimone pensando che stiano, come per i comics in quest’ultimo periodo, attuando una politica degli autori….

venerdì 19 dicembre 2014

Justice League-The Flashpoint paradox

Titolo: Justice League-The Flashpoint paradox
Regia: Jay Oliva
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo aver sventato un terribile piano di Reverse-Flash con l’aiuto dei compagni della Justice League, Flash decide di tornare indietro nel tempo per salvare sua madre, uccisa quand’era piccolo. Il suo intervento causa però una serie di cambiamenti nella linea temporale e Barry Allen si sveglia in un presente molto diverso, nel quale è privo di poteri, la Justice League non esiste e il mondo è sull’orlo della catastrofe.

Spesso e volentieri, l'intricata matassa di elementi da indagare e da far coincidere durante il plot narrativo, è una delle cause per cui spesso e volentieri i film sui viaggi nel tempo, perdono consistenza e spessore, trovando diversi ostacoli a dare linearità e realisticità alla vicenda.
Il capitolo della Justice League non è purtroppo all'altezza dei suoi predecessori, a testimonianza del fatto che quasi tutta la vicenda vede come protagonista Flash, personaggio mai così ben caratterizzato e in grado di reggere sulle spalle tutto il peso del lungo.
Anche la scelta tecnica e il contributo stilistico vacillano in diversi momenti, un pò legato a difetti in c.g, ma regalando anche diverse location ed epoche storiche, azzardando quindi ed osando più di alcuni predecessori.
Quello che invece funziona bene, ma anche qui è una carta già giocata in precedenza, è come vengono sviluppati gli alter-ego dei super-eroi e diciamo una sorta di universo parallelo dove ci saranno più di un colpo di scena.

mercoledì 12 novembre 2014

Guardiani della Galassia

Titolo: Guardiani della Galassia
Regia: James Gunn
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Per sfuggire all’ostinato Ronan, un essere malvagio la cui sfrenata ambizione minaccia l’intero universo, l'esploratore spaziale Peter Quill è costretto ad una scomoda alleanza con quattro improbabili personaggi: Rocket, un procione mercenario dotato di una grande abilità nel maneggiare le armi e nell’ideare strategie di battaglia; Groot, un umanoide dalle sembianze di un albero con limitate capacità comunicative; la letale ed enigmatica Gamora e il vendicativo Drax il Distruttore.

Forse per quasi tutto il genere umano Gunn può sembrare uno sconosciuto, oppure un piccolo mestierante che ha girato un paio di commedie idiote prima del suo ingresso nelle grosse major hollywoodiane. Non è così. Gunn è responsabile di almeno due chicche della Troma come TROMEO AND JULIET e TERROR FIRMER e a prima occhiata sembra essere scappato da un concerto dei Sex Pistols o aver fatto una piccola comparsata in SID E NANCY.
Fuori come un balcone, ma con le idee chiare, il cineasta americano trova una sua personalissima e accurata propensione per il genere action fantascientifico della Marvel, con un'idea, quella di Quill ladro inseguito dai cacciatori di taglie, che anticipava addirittura la saga di Lucas, con cui possiamo individuare alcune piccole similitudini.
Questa nuova linfa dei Mavel Studios, rivela come per alcune case di produzioni americane, un bisogno di cercare di nuovo di puntare sull'avventura, senza slacciarla dalla storia, ma rendendo le due componenti legate da un intreccio come per i protagonisti del film.
Un target universale, in cui la componente violenta non sovrasta e non incide sullo sviluppo. Sembra quasi come per la nuova saga di STAR TREK di Abrams, che finalmente le tecniche digitali e la c.g sorprendano non solo dal punto di vista della perfetta forma estetica, ma vogliano come nei vecchi film d'avventura, i veri cult anni '80, di contaminare gli aspetti dosando, in un cocktail stranamente riuscito, avventura, dramma e commedia ancorandosi alla narrazione e allo spirito sincero e dissacrante che sta dietro ai personaggi, showdown finale compreso.
Sui personaggi non voglio fare spoiler per il semplice fatto che vanno vissuti e il cast, così diversificato, diventa la ciliegina sulla torta di un primo capitolo che forse ha un unica pecca e cioè quella di essere infarcita con troppe canzoni.