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domenica 4 giugno 2017

Get Out

Titolo: Get Out
Regia: Jordan Peele
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5
Chris è un ragazzo di colore destinato, come molti, a compiere l'infausta impresa di andare a conoscere la famiglia della sua fidanzata. Quest'ultima, all'apparenza dolce e innocente, manca di comunicare ai suoi il colore della carnagione di Chris, e quello che parte come normale weekend si trasforma presto nel più inquietante (e razzista) degli incubi.

Get Out è una vera sorpresa nel vasto panorama degli "horror"indipendenti contemporanei. Prima di tutto perchè dimostra ancora una volta, come ho sempre espresso, l'ennesima dimostrazione di quanto questo genere (molto vario e vasto) si dimostra ancora una volta in grado di comprendere la realtà sotto profili che non si vogliono vedere.
Scappa! cerca di analizzare una delle tante urgenze nella nostra società che ancora danno riprova di quanto non siamo cambiati dal punto di vista dell'accettazione dell'Altro culturale. Una scintilla impazzita che sposa il pretesto di un'indagine sociologica abbastanza semplice ma con un risultato drammatico e forse tremendamente attuale.
L'uomo di colore nel 2017 sta ancora sul cazzo alla comunità ariana? Non dovrebbe, penserebbero la maggior parte degli esseri umani. In realtà la risposta è sì.
Il film è abile a giocare sui luoghi comuni, sulla satira sociale, sui contrasti e i dialoghi taglienti.
Diventa mano a mano che la narrazione prosegue un continuum di trovate originali e il fatto che faccia maledettamente ridere in alcune parti è dovuto al suo non essere politicamente corretto come tanti film sugli afro.
Qui la battaglia del regista e verso tutti a partire dalla servitù di colore nella casa della fidanzata.
Peele, attore comico qui alla sua opera prima, distrugge in un attimo tutti i clichè e i luoghi comuni di tanti benpensanti e soprattutto il populismo contemporaneo che diventa uniforme in tutti i colori.



domenica 28 maggio 2017

Colossal

Titolo: Colossal
Regia: Nacho Vigalondo
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Gloria è una donna qualsiasi che dopo aver perso il suo lavoro e il suo fidanzato decide di lasciare New York e di trasferirsi nella sua città natale. Ma quanto i notiziari riportano che una lucertola gigante sta distruggendo la città di Tokyo, Gloria pian piano realizza di essere stranamente legata a questi strani eventi così distanti da lei, con il potere della sua mente. Per prevenire un'ulteriore distruzione, Gloria deve capire come mai la sua vita apparentemente insignificante ha un effetto così colossale sul destino del mondo.

Vigalondo è un giovane regista spagnolo che apprezzo molto. Ha fatto pochi film mentre ha lasciato sicuramente il marchio all'interno dei cortometraggi all'interno dei film horror a episodi usciti in questi ultimi anni (VHS:VIRAL, THE ABCS OF DEATH).
Ora parliamo dei suoi film precedenti. Non erano capolavori ma all'interno contenevano alcune idee originali e spunti di riflessione interessanti se non quasi sperimentali (OPEN WINDOWS) i quali mi hanno fatto prendere nota che di questo piccolo genietto (almeno così si considera) dobbiamo tenerlo d'occhio.
Colossal è proprio il film che non ti aspetti e che ti arrabbia a morte quando ti chiedono cosa sia.
Commedia? Fantasy? Thriller psicologico con un impianto ironico? Varie ed eventuali.
Io credo tutto questo, nel senso che l'autore ha cercato di fare un film non propriamente di supereroi citando tra le righe un sacco di cinema e portando i sentimenti e la psicologia a regnare sovrana in territori incontrastati del nostro inconscio.
Possiamo definirlo così in poche battute: spesso i più grossi litigi e le più grosse battaglie o i disastri nascono da motivi molto futili. Come in questo caso il flash-back che serve a spiegare l'incidente scatenante da dove derivi e il perchè Gloria e Oscar riescono a dar vita ad un vero e proprio scontro tra titani è il colpo di scena che tiene incollati gli spettatori quasi fifno alla fine del film senza riuscire a capire quale sia stato l'incidente scatenante. Di nuovo una narrazzione che trova nella variabile tempo e nei meccanismi appunto spazio-temporali una delle sue armi.
Un plastico con la riproduzione della Corea per un compito in classe può essere l'antefatto che crea il precedente affinchè Gloria da grande nutra ancora rabbia per non si sa bene quale motivo e la conseguente emancipazione dal ragazzo che non la vuole perchè non ha autocontrollo, diventa il portfolio da cui emerge Oscar e dove inizia finalmente il film.
Essendo di fatto una commedia così infinitamente hipster e ironica, Vigalondo come sempre non risparmia una vena polemica con una metafora politica e una guerra tra sessi che non risparmia botte da orbi come il divertente scontro finale.
E'un film tranquillo che parla di caos interni, di situazioni mai risolte, di fragilità e traumi infantili come forse abbiamo vissuto e spero superato tutti.


Guardiani della galassia 2

Titolo: Guardiani della galassia 2
Regia: James Gunn
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Assoldati dai Sovereign ma poi braccati da questi per aver rubato delle preziose batterie, i guardiani della galassia si dividono in due gruppi: Rocket e Groot se la vedono con i Ravagers di Yondu, mentre Star-Lord conosce finalmente il padre, Ego, scoprendo molti segreti inaspettati sulla propria natura semi-umana.

I guardiani della galassia capitanati dal regista Gunn di cui nessuno prima del film conosceva l'esistenza (ma i fan del cinema di genere ovviamente sì) continua la sua saga che dopo questo episodio lancia almeno altri due capitoli.
Ora nel primo film, il ritmo, i colori, la regia schizzoide e la filmografia del regista ponevano le basi per qualcosa di nuovo, una branchia imperfetta che si staccava dall'universo Marvel dal canto suo molto omologato. Il risultato è stato un film anarchico molto ben costruito, furbo, modaiolo e con un linguaggio volgare e funzionale alle scorribande che imperversano tra i criminali e i ladri di tutti i pianeti.
Eppure qualcosa non torna in questo secondo capitolo. Un secondo atto noiosissimo dove la parte di Ego, che mi aspettavo la più complessa e grottesca, diventa una sorta di proboscide dove allungare e prendere tempo in dialoghi leziosi e noiosissimi e una difficoltà a creare il perfetto intreccio tra le due storie. In più l'azione per quanto non smetta di mancare è molto più statica del primo film.
Tutto è assolutamente prevedibile e Star-Lord esagera nel dare ancora più ironia al suo personaggio e allo stesso tempo farlo apparire come il leader indiscusso della squadra.
Mettiamoci poi Grot che piccolo e inutile non solo non serve ma diventa l'accessorio per un marketing perfetto dopo i Minions e tutti i giocattoli che vengono studiati ad hoc assieme ai produttori dei film e tutto il resto delle maestranze allora la piega è ancora più becera.
Alla fine i due che risultano più simpatici e come personaggi manco a farlo apposta vengono caratterizzati meglio sono proprio Yondu e Nebula, il primo con una rivelazione finale che sembra la ciliegina sulla torta del non-sense.

Almeno di una cosa siamo tutti contenti: Star-Lord cambia cassetta e playlist.

martedì 11 aprile 2017

Hunt for the Wilderpeople

Titolo: Hunt for the Wilderpeople
Regia: Taika Waititi
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Ricky, un ragazzino di città, viene dato in affido a una famiglia di campagna della Nuova Zelanda. Si sente subito a casa con la nuova famiglia affidataria: la zia Bella, l'irascibile zio Hec e il cane Tupac. A seguito di un drammatico avvenimento, Ricky rischia di essere spedito in un'altra casa. Ciò spingerà il ragazzino ed Hec a fuggire nei boschi. Con la caccia all'uomo che ne consegue, i due sono costretti a mettere da parte le loro divergenze e a collaborare per sopravvivere.

Taika Waititi è davvero divertente. Al Torino Film Festival vidi per la prima volta WHAT WE DO IN THE SHADOW e rimasi sorpreso da come questo eclettico attore, sceneggiatore e regista, fosse riuscito a far ridere così tanto e sorprendere continuamente sfruttando un tema abusatissimo come quello dei vampiri tra l'altro in un mockumentary.
In questo caso si ritaglia un ruolo da figurante e si concentra sulla regia mostrando come sempre le bellezze naturali della Nuova Zelanda.
C'è tanto Twain in questo film per quanto concerne la letteratura di riferimento quanto una voglia di riscoprire i meccanismi classici dei film d'avventura con il tema sempre presente del viaggio dell'eroe e del percorso di iniziazione del ragazzino.
E poi di che attori stiamo parlando. Sam Neil è un fuoriclasse che non ha bisogno di presentazioni mentre il piccolo Julian Dennison come tanti bambini della sua età ci fa comprendere immediatamente come i digital natives adorino stare di fronte agli schermi e alle telecamere.
Un viaggio alla ricerca di se stessi, superando la solitudine dell'abbandono (moglie dello zio Hec), e misurando le forze aiutandosi reciprocamente in uno scontro tra civiltà e cambi generazionali.
Il tutto impreziosito da una curatissima colonna sonora che riesce a enfatizzare e dare ancora più significato ad alcune scene davvero intense ed empaticamente memorabili.
Il tema ormai sempre più presente e attuale di questi giovani allo sbaraglio senza famiglie o con pezzi di famiglia sparsi da qualche parte, abituati sin dalla più tenera età a spostarsi continuamente da una località all'altra senza mai lasciare radici è qualcosa di davvero angosciante.
In questo caso Waititi è abile nel cercare di non concentrarsi su questo problema caricandolo con una vena grottesca come l'assistente sociale governativa che vuole stanare il giovane e lo zio.

Infine Hunt risulta un film politicamente scorretto, denso di situazioni demenziali e citazioni nerd tra omaggio e sberleffo, ma anche una sorta di critica o forse analisi che Waititi vuole fare sulla società neozelandese in cui l'assenza di padri e un problema serio e reale.

sabato 8 aprile 2017

Avril et le Monde truqué

Titolo: Avril et le Monde truqué
Regia: Christian Desmares
Anno: 2015
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Nel 1941 di una realtà alternativa in cui la seconda rivoluzione industriale, quella dell’elettricità, non è mai avvenuta a causa della sparizione dei migliori scienziati del mondo nel 1870, infuria la guerra per l’energia. April, una ragazza che vive in una Parigi grigia e pericolosa, si mette alla ricerca dei genitori scienziati scomparsi da tempo, con la ferma intenzione di proseguire le loro ricerche interrotte sul sentiero della vita

Tratto dall’opera del maestro della graphic novel francese Jacques Tardi e vincitore del Crystal Award come miglior lungometraggio al festival di Annecy 2015, Avril et le Monde truqué è l'esordio per due registi emergenti che cercano di ridare enfasi e innovatività ad un sotto genere in disuso: lo steampunk (tornato alla ribalta con il remake di MAD MAX). Questo viaggio dell'eroina accompagnato da un gatto parlante e da un furfante trova i suoi punti di forza non tanto nella sceneggiatura scontata e i personaggi classici e poco caratterizzati ma da una messa in scena accompagnato da un ritmo avvincente soprattutto come metafora sui contenuti politici emergenti, sul ritorno al carbone (come da poco ha voluto il presidente americano Trump), alcuni dialoghi pungenti soprattutto quando i nostri protagonisti incontrano gli scienzati ma anche nell'umorismo che spesso e volentieri rischia di essere frainteso.
Se c’è un autore in grado di rielaborare in maniera originale gli stilemi e i cliché della paraletteratura e tradurli in maniera originale questo è Jacques Tardi l’autore delle avventure di Adèle Blanc-Sec, eroina di storie a metà tra il genere l’horror e l’avventuroso. Avril è una commedia frizzante piena di ritmo e di momenti originali, un’avventura rocambolesca, spiritosa, non priva di contenuti e spunti sulla natura umana, sui confini etici della ricerca, sui paradossi della tecnologia. L'ennesimo tassello significativo del variopinto cinema d’animazione transalpino.


giovedì 23 marzo 2017

Omicidio all'italiana

Titolo: Omicidio all'italiana
Regia: Maccio Capatonda
Anno: 2017
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Uno strano omicidio sconvolge la vita sempre uguale di Acitrullo, sperduta località dell'entroterra abruzzese. Quale occasione migliore per il sindaco e il suo vice per far uscire dall'anonimato il paesino? Oltre alle forze dell'ordine infatti, accorrerà sul posto una troupe del famigerato programma televisivo "Chi l'acciso?", condotto da Donatella Spruzzone. Grazie alla trasmissione e all'astuzia del sindaco, Acitrullo diventerà in men che non si dica famosa come e ancor più di Cogne! Ma sarà un efferato crimine o un... omicidio a luci grosse??

Secondo film per Marcello Macchia dopo ITALIANO MEDIO e la serie uscita nel 2017 MARIOTTIDE direttamente su Infinity.
A differenza del primo film qui troviamo un lavoro di scrittura molto più complesso e sofisticato avendo al suo interno intenti da thriller e da indagine poliziesca ovviamente con tutti i suoi sottoriferimenti ironici e grotteschi ma che almeno portano elementi nuovi e la capacità e lo sforzo di provare a mettersi in gioco anche in un giallo.
Senza avere ancora quella forza e quella maturità che potranno dargli la possibilità di fare qualcosa di più maturo anche se di comicità e demenzialità si parla (dal momento che sono diventati i punti di forza dell'attore/regista) in questo suo secondo film, non per il cast che alla fine pur avendo qualche star in più non aggiunge da quel senso lì forza e spessore sui personaggi, bensì proprio per quella critica mass mediatica che l'autore già dai suoi trailer in passato a sempre cercato di sottolineare buttandola sulla risata ma lasciando comunque che la critica faccia il suo effetto.
"Chi l'ha acciso" diventa il punto di riferimento per una metafora sulla morale e il perbenismo dell'italiano medio e allo stesso tempo la mancanza totale assenza di morale che riesce in alcuni casi a dare ancora più spessore alla comicità demenziale.

L'unico dubbio per questo personaggio di spettacolo è che lui come la sua squadra, rischiano di rimanere intrappolati e schiavi di un sistema e di una produzione che lui per primo cercava di cambiare ma che quando gli ha messo di fronte contratto e limiti, il nostro Macchia non ha più potuto fare la sua scelta.

Questione di Karma

Titolo: Questione di Karma
Regia: Edoardo Falcone
Anno: 2017
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Giacomo è lo stravagante erede di una dinastia di industriali, ma più che interessarsi all'azienda, preferisce occuparsi delle sue mille passioni. La sua vita è stata segnata dalla scomparsa del padre quando era molto piccolo. L'incontro con un eccentrico esoterista francese gli cambia la vita: lo studioso infatti afferma di aver individuato l'attuale reincarnazione del padre di Giacomo. Trattasi di tal Mario Pitagora, un uomo tutt'altro che spirituale, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza città. Questo incontro apparentemente assurdo cambierà la vita di entrambi.

Questione di Karma è un film che mischiando filosofia orientale e toni da commedia all'italiana crea un'impianto insopportabile con due personaggi odiosi e tremendamente fuori dal comune, almeno per quanto riguarda il personaggio di De Luigi, Giacomo, che in una scena topica si scopre parlare anche il giapponese fluentemente. Mario interpretato da un Germano scazzato all'inverosimile sembra invece il tipico burino romano che non fa altro che sottolineare lo stereotipo del farabutto con un grande cuore...
Questione di Karma è un mix tra LA FELICITA' E'UN SISTEMA COMPLESSO e UNO STRANO CASO in cui c'è il tema della reincarnazione e una sorta di guru interpretato da Philippe Leroy che alla fine rivela al nostro protagonista che la cosa più importante nella vita e l'arrosto di maiale con le patate.
Tutto purtroppo è prevedibile e patinato e Falcone non fa nulla per cercare di fare in modo che il film debba andare proprio nella direzione più scontata con un finale a lieto fine che sembra uscire dalle pubblicità della mulino bianco.
Gli attori pur provando a mettercela tutta per fare in modo che riesca ad essere credibile anche una situazione paradossale, non riescono mai a trovare loro come chi ha scritto il film, quell'impianto nei dialoghi che alla fine riesce ad essere matura finendo per fare ridere poco e non sembra prendersi mai sul serio cercando per tutta la durata un equilibrio macchinoso.
Alcuni stereotipi poi li ho trovati abbastanza banalotti e poco convincenti come la rampolla di famiglia che oltre ad essere un arrampicatrice sociale e per forza lesbica, che il matto alla fine è sempre il genio e che tutte le famiglie aristocratiche puntando a risparmiare i soldi senza mai provare il piacere di spenderli.


lunedì 6 marzo 2017

Smetto quando voglio: Masterclass

Titolo: Smetto quando voglio: Masterclass
Regia: Sydney Sibilia
Anno: 2017
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

La banda dei ricercatori è tornata: l'associazione a delinquere "con il più alto tasso di cultura di sempre" di Smetto quando voglio decide di ricostituirsi quando una poliziotta offre al capo, Pietro Zinni, uno sconto di pena e a tutto il gruppo la ripulitura della fedina penale, a patto che aiutino le forze dell'ordine a vincere la battaglia contro le smart drug. Così questi laureati costretti a campare di espedienti in un'Italia che non sa che farsene della loro cultura vanno a recuperare un paio di cervelli in fuga e lavorano insieme per stanare i creatori delle nuove droghe fatte con molecole non ancora illegali. Pietro però non può rivelare nulla del suo nuovo incarico alla compagna Giulia, incinta del loro primo figlio, ed è costretto ad inventare con lei bugie sempre più colorite.

E'una gioia vedere un sequel ancora più convincente del primo capitolo. Soprattutto quando sai che presto arriverà il terzo. Sibilia ha girato due film assieme riuscendo a tenere alta la testa e dirigendo ottimamente una crew di attori quasi "tutti romani" ma simpatici.
La prima saga italiana che rifacendosi alla commedia mischia azione, humor e tanti altri elementi (oltre che omaggiare tanto cinema) grazie ad un ritmo davvero incredibile e senza mai grosse pause che ne sanciscano i limiti è una vera sorpresa e apre forse uno spiraglio di innovazione per il nostro cinema. Edoardo Leo è riuscito in pochi anni a diventare uno degli attori più famosi e prolifici ritagliandosi ruoli da protagonista senza capire come abbia fatto a scalare il successo così velocemente (dal momento che è un attore mediocre), mentre il resto del casting è sempre a suo modo spassoso inserendo alcuni personaggi nuovi e funzionali come la Scarano e Lo Cascio.
Si ride e si festeggia prima di tutto per lo sforzo e il successo al botteghino di questi nerd criminali. Si ride davvero tanto in questo film senza però mettere da parte la trama e aggiungendo o meglio analizzando più a fondo il fenomeno delle smart drugs e inserendo altre novità come i blogger, un ispettore che si fa "aiutare" dai banditi proponendogli un affare niente affatto legale, e tante altre cose tra cui un non precisato antagonista ma sperimentando il brevetto della guerra tra ricercatori.
La struttura temporale abbraccia una sorta di analessi e tutto comunque viene collegato con il finale del film precedente senza muovere le lancette del tempo (la ragazza di Pietro infatti e ancora in cinta) ma anzi giocando di rimandi, raccordi e flash back. Un film psichedelico come il primo, drogato di acida ironia e finalmente un'operazione che fa pensare in tutto e per tutto ad un "unicum"

sul genere. Aspettiamo trepidanti "Ad Honorem".

giovedì 23 febbraio 2017

Moonwalkers

Titolo: Moonwalkers
Regia: Antoine Bardou-Jacquet
Anno: 2015
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

1969: il governo americano ha bisogno delle riprese di un falso allunaggio per battere sul tempo i russi e manda a Londra un agente della CIA traumatizzato dal Vietnam perché convinca Kubrick a girarlo. Ma si mette in mezzo lo spiantato manager di un gruppo rock, e finiscono per ingaggiare un auteur sperimentale.

Un film furbetto e divertente. Una dissacrante commedia che cerca a suo modo di creare una sorta di parodia e ironizzare sui complotti in questo caso su uno di quelli di cui si è più parlato e della rivisitazione folle, drogata, esilarante, yippie e pulp dello storico allunaggio dell'Apollo 11.
Sono davvero tante le teorie sull’allunaggio da parte del governo americano, c’è chi sostiene che negli anni ’60 non sia assolutamente avvenuto nulla e che sia stata tutta una montatura a livello socio politico nel momento più caldo della Guerra Fredda e c’è invece chi sostiene che il governo americano sia veramente riuscito a compiere quel famoso piccolo passo per l’uomo, ma grande passo per l’umanità.
Qui c'è il Nathan di MISFTIS che dovrà interpretare niente poco di meno che sir"Stanley Kubrick", Ron Perlman che da solo salva tutto il film dal momento che il resto del cast è abbastanza sopra le righe e i risultati non sempre sono soddisfacenti. Si ride ma non poi così tanto.
Perchè al di là del complotto, c'è una band che suona concerti, una lotta tra gang inglesi e americane, travestimenti e inseguimenti, sparatorie, risse, discoteche, il tutto condito da uno stile dinamico e frizzante, la parodia sulla nota “teoria del complotto” con citazioni kubrickiane e tanta ironia dal gusto british/vintage.
Alla fine al regista non interessa concentrarsi sulla verità oppure no. Cerca semplicemente di far ridere e dare vita ad una pellicola con un ritmo potentissimo, sgargiante di colori ma che alla fine sembra un trip andato male e conoscendo Jacquet posso dire che il suo precedente FUNERAL PARTY era tutt'altra cosa.




domenica 19 febbraio 2017

Sing

Titolo: Sing
Regia: Garth Jennings
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il koala Buster Moon si è innamorato del teatro all'età di sei anni e al teatro ha dedicato la sua vita. Ha anche accumulato una discreta serie di fiaschi e di debiti e ora è ricercato dalla banca a cui ha chiesto un prestito e dai macchinisti che reclamano lo stipendio. Come salvare capra e cavoli? Buster ha un'idea geniale: un talent show. Apre quindi le porte del suo teatro ad una lunga fila di aspiranti cantanti e performer e sceglie i suoi gioielli: Rosita, maialina madre di 25 figli piccoli, Mike, topino vanitoso e vocalist d'eccezione, Ash, porcospina dal cuore rock e Johnny, scimmione dall'animo blues. Ci sarebbe anche Meena, elefantina portentosa, apparentemente troppo timida per esibirsi in pubblico...

Faccio difficoltà a trovare la giusta dose di empatia quando mi ritrovo a vedere film d'animazione per ragazzi quasi sempre al cinema con uno o più di loro affianco che si aspettano ovviamente che da un momento all'altro la risata.
Ho sempre sofferto di una rara forma di presa di distanza da alcuni personaggi troppo carichi di buoni sentimenti e dalla lacrima facile da quando sono piccolo e mi portarono a vedere la vaccata per eccellenza di nome ET, film cinematograficamente perfetto ma che a me è sempre stato in culo.
Sing muove le corde dell'anima, canta e suona senza mai fermarsi, crede in ognuno di noi, si fa portatore di sogni e speranze facendo pure una piccola critica sui nuovi talent show e le dinamiche di coppia che rischiano di saltare per una clausola del contratto discografico.
Sono così tanti e strutturati in modo diverso i personaggi da lasciare basiti per l'ottimo lavoro di caratterizzazione e performance di ognuno di loro.

Alcuni fanno più ridere di altri questo è chiaro ma Jenning che non dimentichiamoci è il regista di GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI è uno che sa far ridere e ragionare unendo in un mood splendido e con delle ottime canzoni ironia e temi sociali attuali e importanti come l'amicizia, l'autostima, l'empatia, il lavoro di squadra e tanto altro ancora.

Ora legale

Titolo: Ora legale
Regia: Ficarra & Picone
Anno: 2016
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Salvo e Valentino sono cognati e vivono a Pietrammare, paesino della Sicilia dove gestiscono insieme un chiosco sulla piazza principale. Il marito della sorella di Valentino, a sua volta sorella della moglie di Salvo, è Pierpaolo Natoli, un professore di liceo dagli elevati valori morali e la condotta integerrima. Pierpaolo si candida a sindaco di Pietrammare contrapponendosi a Gaetano Patanè, il primo cittadino in carica, un concentrato di corruzione e malaffare: vuole proporre un cambiamento radicale che metta fine al degrado etico ed estetico che Patanè ha incoraggiato nel paese. A sorpresa, i compaesani votano Natoli sindaco, ma una volta eletto questi esigerà il rispetto assoluto delle regole: e si sa, in Italia chi invoca la legalità lo fa sempre riferendosi agli altri, mai a se stesso. Salvo e Valentino rappresentano bene la popolazione di Pietrammare: da una parte i molti, come Salvo, che nel malcostume ci sguazzano, traendone il proprio piccolo o grande tornaconto; dall'altra i pochi come Valentino che vorrebbero un paese migliore, più onesto e rispettoso del prossimo. Ma i due cognati scopriranno di essere meno diversi di quanto pensassero perché quella verso la legalità è una strada in salita, soprattutto per chi non è mai stato abituato a percorrerla.

"Dovete fare un film commerciale che faccia ridere, slapstick datate, e sia allo stesso tempo una critica, politicamente super corretta, sul problema della mafia in Sicilia".
Praticamente al centro abbiamo una trama scontata e un concetto trito e ritrito che forse solo ad alcuni  potrà piacere ridendo in fondo di se stessi.
L'ora legale è terribile per come mostri una regione tra le più problematiche in Italia che accetta volentieri e con orgoglio di non cambiare e dall'altra gli stereotipi e i clichè del cinema italiano.
Di cosa poi si ride nel film e perchè ancora oggi si usa in modo tradizionale una satira che viene accettata e alimentata dal popolo?
La Sicilia è orgogliosa di non cambiare tradizione lasciando ai posteri e all'arte, al cinema soprattutto, i tentativi e la parodia di cineasti che credevano forse in un cambiamento. Questo film spiega in modo molto ironico, troppo forse ed elementare, il dna di un "siciliano" e la sua immutabilità e corruttibilità.
Quando però la realtà supera l'immaginario e la fantasia non fa più ridere, anche se questo la coppia di comici non sembra averlo molto chiaro, questa ironia e critica viene assimilata senza darle il giusto peso come invece dovrebbe.
Un fatto sociale che a distanza dei vecchi neorealisti del cinema italiano ancora mette in mostra sempre lo stesso lato della medaglia.
La critica velata al M5S non passa poi così inosservata e sembra la tecnica usata dal duo per monitorare come anche i "cambiamenti" possano risultare inadeguati anche quando portano su un piatto d'argento i risultati e la legalità. Il discorso sulla differenziata è senza dubbio perfetto.
Ficarra e Picone come attori sono tremendi. Uno sembra aver contratto una malattia rara che lo fa sembrare un mammifero muto e mite in via d'estinzione mentre l'altro che vorrebbe far ridere è la parodia di se stesso e ancora peggio non sta fermo un attimo.

mercoledì 15 febbraio 2017

Greasy Strangler

Titolo: Greasy Strangler
Regia: Jim Hosking
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il film racconta la storia di Ronnie, un uomo che gestisce un tour di Disco Walking assieme al figlio Brayden. Quando una donna sexy e affascinante prende parte al tour, comincia una competizione tra il padre e il figlio per attirare le attenzioni della donna. Nel frattempo un maniaco viscido e disumano soprannominato ''The Greasy Strangler'' si aggira per le strade di notte a strangolare innocenti.

Esercizio di stile, hipsterata doc, viaggio di nozze weird, trashata mega galattica? Innanzitutto bisogna fare una premessa su coloro che hanno reso possibile questo film che altrimenti non avrebbe mai preso vita (sono sicuro che qualcuno sperava che non si facesse). Infatti dietro a questa produzione troviamo Tim League di Drafthouse Pictures, il regista di culto Ben Wheatley e l'attore Elijah Wood.
Greasy Strangler è un po di tutto e niente di tutto questo. Un film che da spiegare non si può, bisogna vederlo apprezzarlo o detestarlo senza esitazioni.
Un indie disgustoso e offensivo, maniacalmente divertente, anomalo e strano come il regista alla sua opera prima che confeziona qualcosa di non solo bizzarro ma una prova d'amore per John Waters e Lloyd Kaufman e tanta altra scuola.
Abbiamo padre e figlio che fanno schifo oltre ogni modo, forma e misura. Il loro bisogno di provocare e inondare lo spettatore con dei dialoghi che sembrano un'ammissione di negligenza e omosessualità repressa è sintomatico per un film che proprio non riesce ad essere preso sul serio.
Allo stesso tempo è così confezionato bene che ogni accessorio è studiato così ad hoc e impreziosito con dei colori sgargianti e dei contrasti che bilanciano tutto lo scenario che non è mai improvvisato come potrebbe sembrare.
Greasy Strangler oltre ad essere una commedia horror è un'esperienza da fare sobri, vomitando scemenze e depositando resti fecali di un abominio alimentare trattato senza nessun riguardo e con uno schifo cosmico che non vedevo da un pezzo. Il film comunque non è affatto stupido ma si traveste in questo modo per cercare nei suoi silenzi e nelle espressioni luciferine e autistiche dei suoi personaggi, un'alienazione dalla società post-contemporanea e un inno all'anarchia più pura e dura dove padre e figlio combattono per chi ha il cazzo più duro e si fa valere a letto.
Il finale forse è la parte peggiore in cui il regista vuole dare con una metafora un significato alla lotta di questo improbabile duo inserendo un paio di scene che non giovano come dovrebbero e che sembrano dare complessità e intenti politici a un prodotto che vale la pena che voli basso per non rovinare quella componente grassa e cangerogena di cui Ronnie è succube e dipendente.



martedì 14 febbraio 2017

Fuga da Reuma Park

Titolo: Fuga da Reuma Park
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Italia
Giudizio: 1/5

Siamo alla vigilia di Natale a trent'anni da oggi. Aldo, partendo dalla Sicilia, viene accompagnato al Reuma Park, un vecchio Luna Park trasformato in una specie di carcere di massima sicurezza per anziani. Qui incontra Giovanni la cui memoria è ondivaga ma a cui è rimasto l'interesse per una procace infermiera dell'Est Europa e Giacomo, costretto su una sedia a rotelle e arrabbiato con il mondo. Il trio si forma nuovamente e si propone come obiettivo una nuova impresa: fuggire da Reuma Park.

Quando vedi il trio di comici che per anni ti ha fatto morire dal ridere ormai giunto alle pezze senza nemmeno lo straccio di un'idea che possa almeno far sorridere significa la fine.
Aldo, Giovanni e Giacomo erano già arrivati al capolinea ma vedere uscire un film di Natale fatto di fretta e riciclando idee già sfruttare in passato è una grossa regressione che dal trio non mi sarei mai aspettato. Dietro le quinte compare tale Morgan Bertacca il regista del precedente IL RICCO, IL POVERO E IL MAGGIORDOMO un'altra immonda schifezza che quasi non sono riuscito a vedere fino alla fine.
Cosa dire. Se gli sketch non funzionano tutta la struttura e il ritmo scemano di conseguenza. Dicevo che i contenuti sono quelli già sfruttati nei numeri a teatro sulla terza età.
Praticamente è andata così. A differenza degli ultimi spettacoli teatrali in cui grazie all'aiuto e al talento di Arturo Brachetti, i nostri performer hanno dimostrato di avere ancora qualche cartuccia da sparare, purtroppo al cinema la loro ironia non ha mantenuto la stessa forza e lo stesso impianto ottenuto invece sul palco.
Fuga da Reuma Park è il classico film di Natale per accontentare l'unico pubblico che ancora può ridere del terzetto ovvero proprio la terza età. Quindi è stato scritto, diretto e interpretato velocemente senza nessuna idea e allungando i ritmi e la noia per accontentare un target specifico e guadagnare con questa mossa più soldi possibili.
Commercialmente è la mossa più astuta che potevano fare.


venerdì 10 febbraio 2017

Ash vs Evil Dead

Titolo: Ash vs Evil Dead 
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Usa
Serie: 2
Episodi: 10
Giudizio: 2/5

Dopo la scellerata tregua con Ruby e la sua stirpe maligna Ash si è rifugiato in Florida, con i suoi giovani pards Pablo e Kelly. Convinto di poter vivere in pace, se la spassa alla grande esibendo davanti a signore di ogni età la sua motosega eretta. Intanto Ruby fatica non poco a tenere i pargoli a bada, visto che questi vogliono il Necronomicon, ed è costretta ad allertare Ash, anche per informarlo che il Male ha fatto il nido nell’unico posto in cui il nostro eroe non vorrebbe mai tornare. La sua città natale Elk Grove, nel Michigan. E allora, nel bel mezzo di un party, due demoni – messaggeri infernali inviati da Ruby – irrompono a guastare la festa, usando i corpi delle due ultime malcapitate conquiste di Ash

La seconda stagione del beniamino di Raimi (uno degli anti-eroi più riusciti del cinema) è assolutamente folle.
Anche la prima lo era, premesso, ma la seconda si spinge dove la prima non ha potuto, voluto, oppure solamente osato. Parliamo di passare il varco...quello del puro trash e della demenzialità che carica lo spettatore con un ritmo davvero disorientante per come in 25' di episodio, questa è la durata in media, non si riesca a staccare gli occhi dallo schermo.
Succedono davvero troppe cose e rispetto alla prima stagione i personaggi esondano volgarità di ogni tipo compreso il padre di Ash, uno sporcaccione come si deve, che come il protagonista di GREASY STRANGLER pensa solo a scopare, senza infine dimenticare alcuni protagonisti già visti nella trilogia di Raimi.
Ora però veniamo ai punti deboli. Ritmo esagerato non significa per forza che il risultato soddisfi. Infatti se è vero che succedono tante cose nella seconda serie, è anche vero che tante si dissolvono nell'aria senza troppi convenevoli e quasi tutte le altre tendono a ripetersi e a ripiegare su se stesse. Il nemico della seconda serie non è altri che Baal, divinità antica di una certa importanza, qui sminuito con il contagocce come lo era per Ruby nella prima stagione. Senza contare il finale davvero buttato lì che non sembra rendergli giustizia. Anche gli obbiettivi dei personaggi ad un tratto perdono la direzione e ognuno và un po dove gli pare senza capirne il senso.
Lo stesso ritmo iper veloce non da la possibilità di capire se tutto abbia senso oppure no (certo parliamo di serie di evasione) però in alcuni momenti non è chiaro perchè il Neonomicon, su cui si basa tutta la serie, debba essere distrutto da Baal quando genera proprio i suoi figli demoniaci assieme a R&B, ma questa è solo una delle numerose incognite.
Ad un tratto sembra di vedere un cartone animato quando Ash, dopo la "morte"di Pablo decide di tornare indietro nel tempo per salvarlo. Il problema è che poi succede mischiando in modo troppo sbrigativo piani temporali cercando di prendere tempo e guadagnare preziosi minuti senza spesso far coincidere tutti gli elementi della storia (elemento che mi rendo conto molti fruitori non prendono più in considerazione).
Appunto piani temporali, cambi di location, due città, parecchi interni quasi tutti affascinanti come l'obitorio, la casa di Ash e il manicomio.
Ma la ciliegina della serie è la miriade di momenti trash ed esilaranti che sono in alcuni casi davvero spassosi ma non bastano a salvare una seconda stagione scritta e diretta troppo in fretta come a dover garantire prima le scadenze prosuttive che non una storia o una trama interessante.
Dalla vecchia indemoniata che schiaffa le tette sulla faccia di Ash dicendogli di bere, al cadavere che caga in faccia al protagonista e gli schiaffa il membro vicino alla bocca, ai muppets indemoniati, gli alberi che prendono vita, l'incubo che Baal fa vivere ad Ash che dura quasi due episodi e infine la macchina infernale citando King. Continuano i rimandi alla serie di Raimi come il pezzo nella casa di montagna e tantissimi altri sparsi qua e là.
Infine bisogna ammettere che la demenzialità quando diventa esageratamente gustosa diverte...però altro non fa e in dieci episodi ripetere immancabilmente questo leitmotiv a me ha stancato velocemente. Ed è un peccato perchè Campbell è davvero in ottima forma.


domenica 29 gennaio 2017

Proprio lui?

Titolo: Proprio lui?
Regia: John Hamburg
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Ned Fleming, la moglie e il figlio più giovane si spostano durante le vacanze di Natale dal Michigan alla California, per far visita alla primogenita Stephanie e conoscere il suo fidanzato, dopo che ne hanno più che intravisto il posteriore nel corso di una videochiamata collettiva. Laird, il giovane in questione, è un ultra miliardario della Silicon Valley, padrone di un'ipertecnologica tenuta da sogno, ma anche eccentrico erotomane, incapace di controllare il linguaggio, insensibile a qualunque limite socialmente stabilito. Nonostante il ragazzo sembri conquistare il resto della famiglia, Ned persiste nel considerarlo il suo peggior nemico, specie dal momento in cui Laird gli confessa di voler fare a sua figlia la fatidica proposta.

Why Him? È una commediola semplice e senza troppi significati sulla famiglia, i nativi digitali, la rivoluzione tecnologica che ha sancito un cambio epocale e tante altre piccole cose sparpagliate a caso con qualche idea carina e nulla più come la famiglia e lo scontro generazionale.
Pensavo di ridere ma non ci sono riuscito, però al tempo stesso per fortuna non mi sono troppo annoiato.
Una filosofia cazzara che ha saputo conquistare media e pubblico. Hamburg, questo è il nome del regista, è specializzato in commedie ridicole che cercando di strappare qualche risicato sorriso.
Il risultato è un film certo più interessante della media, se non altro per il cast in particolare Cranston e una sceneggiatura che cerca di fagocitare nuove mode tendenziose, architetture esageratamente stucchevoli e lussuose, filosofie di vita sull'alimentazione quasi ridicole, e santoni aka guru aka medicin man che seguono e inseguono con diete e preparazioni atletiche i loro capi.
Su di Lui penso che Franco attore fa qualsiasi cosa, dai thriller di serie b alle cazzatone come questa per pagarsi i film e soprattutto la droga. Quando invece sta dietro la macchina da presa si improvvisa regista impegnato portando in scena McCarty, uno dei miei scrittori preferiti, Steinbeck e Faulkner. Lo sceneggiatore del film continua un processo che a Hollywood piace molto come quello di far passare come anti-convenzionale quello che invece è proprio consuetudine e così tutti a pensare che film come questo siano politicamente scorretti perchè Laird dice che ha le "palle nere" perchè non scopa quando invece il film è una continua corsa a trovare clienti per tutti i messaggi pubblicitari e la sfrenata ed eccessiva rincorsa al lutto e al consumismo sfrenato.
Un film "idiota" con il pregio di non nascondere questo elemento ma di prenderlo in alcuni passaggi un po troppo sul serio come quello di far credere, forse l'elite della Silicon Valley ci si ritrova a pennello, che in fondo diventare milionario con le app sia la cosa più semplice del mondo in cui chiunque può diventare ricco da un giorno all'altro. Pur non escludendo che sia così, la realtà è ben più complessa.


Quel bravo ragazzo

Titolo: Quel bravo ragazzo
Regia: Enrico Lando
Anno: 2016
Paese: Italia
Giudizio: 1/5

Cosa succede se un potentissimo boss mafioso sta per morire e vuole lasciare il comando della sua spietatissima cosca a un figlio che non ha mai riconosciuto? Ma, soprattutto, cosa succede se quel figlio è un innocuo, ingenuo e goffo ragazzotto di 35 anni che fa il chierichetto e che è vissuto in un orfanatrofio di un paesino del Sud Italia?

Quel bravo ragazzo è un film ingenuo che dopo ITALIANO MEDIO conferma la confusione e la pochezza di contenuti che gli "artisti" Maccio e Herbert dimostrano con i lungometraggi a differenza dei corti sul web che li hanno resi celebri. Ormai si sà che di questi tempi, diversi"personaggi" crescono proprio come youtuber o grazie al web per poi slittare su altre piattaforme.
Luigi Luciano non è un attore e come cabarettista forse un paio di espressioni da ebete riesce ad azzeccarle e in alcuni momenti, ci mancherebbe solo, si ride anche se non proprio di gusto.
La curva è solo più in discesa dopo l'insuccesso della serie su Infinity MARIOTTIDE-LA SERIE tentativo forse ancora peggiore dei lungometraggi dal momento che l'eutanasia uno l'approverebbe dopo il primo insulso episodio.
E poi sempre e comunque i luoghi comuni.
La mafia ridicolizzata, le stereotipie del Sud, l'assenza di ritmo e le gag imbarazzanti.
L'unico elemento che si salva, ma non voglio spoilerare, è una trovata su una curiosa app del cellulare legata alla criminalità organizzata. Il resto è noia e rivisitazioni di slapstick già viste.


martedì 27 dicembre 2016

Babbo Bastardo 2

Titolo: Babbo Bastardo 2
Regia: Mark Waters
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Squallido, sboccato e osceno quanto basta, il cinico babbo natale di Billy Bob Thornton è ancora una volta protagonista alcolizzato di una favola nera, appesa al cavo sfilacciato di un forno elettrico, sull'orlo del suicidio. lo avevamo lasciato in compagnia dell'amabile Sue e del paffuto Thurman Merman (la versione gioiosa di un "moccioso appiccicoso") in un apparente clima di serenità ritrovata. Ma l'happy ending non appartiene alla vista sfocata dell'ultimo bicchiere di whiskey. Presto detto, la meta questa volta sarà Chicago. Coi soliti abiti rossi, la stessa barba bianca, l'immancabile elfo traditore e una new entry di tutto rispetto, mamma Sunny, spietata personalità che sciorina nomignoli come fossero caramelle ad Halloween, il magnetico Willie Soke dovrà scassinare la cassaforte di un ente di beneficenza che si occupa di piccoli orfani. Catapultato in un vortice d'insulti dal miraggio di guadagnare milioni di dollari, Willie scoprirà a colpi di litigi e parolacce quanto la sua vita disastrata sia merito dell'egoismo illimitato di Sunny. Di come una madre menefreghista e anaffettiva sia causa - tra gli altri - del suo rapporto con le donne, ingestibile anche nell'ambito del più immediato dei complimenti.

Come mai Babbo Bastardo piace così tanto o meglio a saputo diventare un piccolo cult anche per chi il film non l'ha nemmeno visto? La risposta è semplice: per il suo cinismo o meglio mischiare tante cose frivole e stupide in un mix esilarante e grottesco.
Se il primo si trascinava per le lunghe mostrando un personaggio sboccato, che ama i vizi e le mignotte e in tutto questo dissacrava lo spirito natalizio, crocifiggendo il paladino del bene, Babbo Natale, che il Cristianesimo sa essere un mostro che mangiava i bambini, in questo secondo capitolo l'obbiettivo è una rapina e in mezzo rimane solo un difficile rapporto madre/figlio con il nano di colore tra i piedi e il figlio diciottenne obeso che chiede di avere la sua prima esperienza sessuale.
Billy Bob Thornton, anche qui bravissimo ma meno ispirato, ha ricevuto una nomination ai Golden Globe per aver vestito i panni di Willie Soke. "Quando sei sul set hai la sensazione che alcuni momenti siano destinati a diventare dei classici. È questo che ti spinge a dire sì, faccio anche il sequel. Quel film è riuscito, in qualche modo, a lasciare una traccia nella cultura popolare."

Al buonismo melenso che noi tutti detestiamo soprattutto con l'arrivo delle feste qui la contaminazione e l'irriverenza provocatoria crea una parabola distorta d'incommensurabili idiozie, tenute insieme da un fil-rouge di grotteschi e continui sketch dissacranti e che non convincono mai del tutto.

domenica 27 novembre 2016

Free Fire

Titolo: Free Fire
Regia: Ben Weathley
Anno: 2016
Paese: Gran Bretagna
Festival: TFF 34°
Sezione: Festa Mobile
Giudizio: 4/5

Nove uomini e una donna s’incontrano in un magazzino in disuso per concludere un losco affare.

Weathley ritorna di nuovo in pole position. Uno dei registi migliori di questa ultima generazione dopo diversi film intensi e particolari (KILL LIST, DOWN TERRACE, FIELD IN ENGLAND, SIGHTEERS) e un'unica deviazione devastata dalle aspettative e dai critici sciacalli (HIGH-RISE al TFF 33°sempre nella sezione Festa Mobile) che l'outsider inglese ritorna in prima linea ai festival.
Con Free Fire si ritorna ai temi e agli strumenti tipici e prediletti del regista. Humor nero, dialoghi taglienti, molta violenza, scene grottesche, dinamismo senza controllo, ritmo ai massimi livelli, azione concitata, scene surreali e paradossali e infine delle caratterizzazioni forti visto che la sua ultima opera e prima di tutto un film di attori e di recitazione (fatta eccezione per due o tre del branco) per dei personaggi eccessivi e caricati, affascinanti e stilosi quanto grezzi, romantici, manipolatori, alcolizzati, narcisisti e tossici incalliti.
L'ultima opera del regista si potrebbe definire un thriller/action/commedia ad altissima tensione senza quasi storia ma colma di azione e alcuni ma intelligenti colpi di scena e sotto-storie che danno ancora più tensione e complessità al film.
Free Fire sembra prendersi meno sul serio ma non poi così tanto, contando che il dramma insito nel film e nelle conseguenze inattese nonchè gli effetti perversi di questa carneficina hanno un taglio profondamente drammatico che seppur giocato con un'ironia macabra e travolgente (le risate sono assicurate) rimane impregnato proprio dalla sofferenza dei suoi personaggi e il loro tentativo disperato di mettersi in salvo e capire cosa è andato storto.
Siamo negli anni '70. Tutti sono vestiti in modo alternativo con giacche così spesse da diventare quasi giubbotti anti proiettili, un cast assolutamente eterogeneo dove compaiono attori americani, inglesi, italiani, etc (un'altra scelta che da il suo valore aggiunto soprattutto in lingua originale per capire al meglio alcuni dialoghi e le battute e le incomprensioni proprio sugli accenti).
E poi senza dover ricorrere agli spoiler, l'incidente scatenante, la scintilla che nasce proprio dalla manovalanza e dalle conseguenze ai danni di una donna fanno tutto il resto...un casino che nel giro di qualche battuta assume proporzioni gigantesche in una faida che trova nei suoi innumerevoli pregi quello di avere un'unica location, un magazzino abbandonato che ricorda per alcuni aspetti l'esordio di Tarantino.

Free Fire infine conferma il talento di un autore a 360° che scrive, monta, dirige, costruisce, spaziando da un genere all'altro con un divertimento, una passione e una disinvoltura ammirevole.

giovedì 24 novembre 2016

War on Everyone

Titolo: War on Everyone
Regia: John Michael McDonagh
Anno: 2016
Paese: Gran Bretagna
Festival: TFF 34°
Sezione: Festa Mobile
Giudizio: 3/5

New Mexico, due poliziotti corrotti decidono di ricattare e incastrare qualsiasi criminale incroci il loro cammino. Ma le cose prendono una brutta piega quando cercano di intimidire un criminale più pericoloso di loro due.

E'un film senza plagi e citazionismi esagerati l'ultimo film del buon McDonagh questo forse è vero, però tutta una serie di nutrite e spassose combinazioni non possono tenerlo troppo lontano da un frullato che potrebbe mischiare WRONG COPS (sempre di Tff si parla ma di qualche annetto fa) e un poliziesco, un buddy cop famoso influenzato dalle serie tv poliziesche degli anni ’80 come STARKSY AND HUTCH attraversando in lungo e in largo la location di BREAKING BAD.
L'action commedy in questione che chiama in causa svariati sottogeneri, parte da una struttura molto classica per finire in un fiume di sangue in fondo molto prevedibile e scontato (e ovviamente il riferimento va come sempre ai giubbotti antiproiettili) ma che portando agli eccessi del buono e cattivo gusto il politicamente scorretto, riesce ad essere divertente e adrenalinico, grottesco e demenziale e in più molto violento contando che la coppia di poliziotti ama fare tutto ciò che non andrebbe fatto dalle offese alle intimidazioni per finire alle estorsioni e alla violenza gratuita. Grazie ad un montaggio frenetico e una buona scelta del cast, il regista riesce a portare a casa un film che si discosta da alcuni drammi del passato come la sua seconda opera CALVARY per ritornare sul terreno fertile della commedia e migliorarne solo in parte la struttura, simile per certi versi, che accompagnava il suo esordio UN POLIZIOTTO DA HAPPY HOUR.
War on Everyone è la sintesi perfetta dei primi due film del regista, una satira poliziesca condita con un desiderio di vendetta.

Una scena che vale tutto il film è l'arrivo dei due poliziotti in Islanda per cercare un informatore, guardatela e non riuscirete a smettere di ridere. Allo stesso tempo il film forse perchè come un fiume in piena cerca di toccare troppe cose, finisce con il non essere sempre all’altezza lasciando irrisolti argomenti fondamentali e toccandone altri con una fretta e una superficialità preoccupante come il ragazzino ospitato da Skarsgard Jr che racconta al poliziotto degli abusi subiti.

martedì 15 novembre 2016

Mariottide-La serie

Titolo: Mariottide-La serie
Regia: Maccio Capatonda
Anno: 2016
Paese: Italia
Serie: 1
Episodi: 20
Giudizio: 2/5

Commedia fondata sugli equivoci racconta del rapporto tra Mariottide, un cantante neomelodico senza mezzi e Fernandello, un ragazzo trovato in un cassonetto a trent'anni che crede di essere suo figlio.

Il problema che permane con Capatonda è il suo non essere ancora pronto per il cinema e per la sit-com in generale. Un personaggio che ha saputo conquistare pubblico e successo grazie ad un talento per i trailer, ironizzando e prendendo in giro un po quello con cui veniva incontro, dai film ai personaggi di successo e i talent show.
L'eroe posto-moderno di Mariottide in questa formula di venti episodi da quindici minuti, si trova catapultato in quattro, cinque location, sempre le stesse, dialogando con Fernandello e cercando di fargli credere che non sono poveri per arrivare alle sue follie per cercare di sbarcare il lunario e ad un improvvisata ma non sempre funzionale galleria di personaggi, attori e amici dello stesso regista (Ale e Franz, Ivo Avido, Daniele Battaglia, Biggio, Raul Cremona, Marco Donadoni, Nino Frassica, Jake La Furia, Francesco Mandelli, Federico Russo, Giuliano Sangiorgi, Tony Sperandeo e Barbara Tabita).
Mariottide presto diventa lungo e soporifero, all'ironia va di pari passo la mancanza di idee e la ripetizione di una struttura che diventa telefonata e senza mai un qualche guizzo registico o narrativo. Sembra che la crew qui si sia adagiata troppo sugli allori, con un approccio più rilassato che sembra un divertissement sicuramente meno "intelligente" e funzionale di MARIO.
Anche i nomi degli episodi, la trama, lo svolgimento e soprattutto il ritmo non conferiscono e non danno risalto alla serie lasciandola spaesata e in balia di trovate spesso fuori luogo. A questo punto i vecchi trailer di Mariottide su youtube erano molto più freschi e in alcuni casi riuscivano davvero ad essere divertenti. Qui si passa a scelte preconfezionate, ad un uso ripetitivo dei dialoghi e delle battute, ad un gioco-forza con lo spettatore che da mini fan di Maccio mi sarei aspettato qualcosa di più, certamente meno stereotipato.
Mariottide è una produzione realizzata per Infinity e prodotta da Marco Belardi per lotus production ed Enrico Venti per shortcut productions in collaborazione con videotime, quindi non una produzione fatta con i piedi ma qualcosa che proprio avendo un budget maggiore poteva conferire qualità e un impianto ironico meno stucchevole.