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lunedì 2 marzo 2015

Undertow

Titolo: Undertow
Regia: David Gordon Green
Anno: 2004
Paese:  Usa
Giudizio: 3/5

La famiglia Munns  - composta da John, il padre, e i due figli Chris e Tim - si trasferisce a vivere in mezzo ai boschi della Georgia.  L'arrivo però del fratello di John, lo zio Deel, è destinato a stravolgere la loro isolata esistenza e la tragedia che ne seguirà costringerà i due figli a affrontare molte avversità, attraverso le quali il percorso di Chris verso la maturità subirà un'accelerazione forzata.  

Green al suo esordio se ne esce con un drammone senza troppi intoppi e con un ritmo davvero intenso. Un film che oltre all’azione punta sui sentimenti, sui continui scontri tra genitori/figli, senza lesinare sui dialoghi e mostrando la realtà cruda e la natura incontaminata dei boschi della Georgia.                               
Non lasciare che il cane ti morda due volte e soprattutto non credere di poter abbandonare le radici e i debiti con la tua famiglia.
Potrebbero essere queste due frasi  le log-line con cui il film attira il suo vasto pubblico.
Un’opera di formazione, un viaggio dell’eroe mai così banale, affidato a Jamie Bell che senza troppi sforzi riesce nel compito di risultare convincente e mai banale. 
Un film che strizza l’occhio al capolavoro di Laughton del’55, LA MORTE CORRE SUL FIUME, prendendo il soggetto è spostandolo nella post-contemporaneità, isolata e spoglia in una natura che domina i suoi personaggi.

Il bello della regia di Green, classe ’75, è che in tutti i film è sempre imperfetta ma ricca di elementi interessanti. Un autore che nonostante tutto va tenuto sott’occhio per il talento che ha solo bisogno di essere levigato ma che dal punto di vista delle idee certo non manca.

martedì 10 febbraio 2015

Dumplings

Titolo: Dumplings
Regia: Fruit Chan
Anno: 2004
Paese: Cina
Giudizio: 3/5

Ching è una stellina del mondo dello spettacolo, ormai quasi del tutto dimenticata dal suo pubblico, che si appresta a muovere i primi passi lungo il viale del tramonto ma, anziché arrendersi, decide di fermarsi e tentare di compiere un ultimo tentativo per portare indietro le lancette dell'orologio, anche e soprattutto per riaccendere il fuoco della passione ormai spentosi nel marito, Lee, il quale invece approfitta del suo fascino da uomo maturo per correre dietro a gonnelle assai più giovani....

Dumplings è un prodotto  che ha saputo allo stesso tempo riscuotere pareri positivi e suscitare non poche polemiche ma soprattutto è stato un film poi condensato in un medio nel film corale a tre episodi THREE EXTREMES del 2004 e che vedeva niente poco di meno che tre outsider di tre diversi paesi orientali farsi la guerra per chi riuscisse a partorire i soggetti più malati. Credo che la vittoria l’abbia vinta il regista dal punto di vista della scelta narrativa ovvero l’idea di raggiungere l’eterna giovinezza mangiando feti.
Un’idea cruda e particolarmente malata che ha saputo conquistare un ampia fetta di pubblico tra chi come me, non può fare a meno di queste storie per creare congetture e dare ancora più voce e spazio a elucubrazioni malate.
Dumplings, ravioli, è una disturbante critica all' edonismo di massa, una riflessione sull' incapacità di accettare il tempo e la caducità del nostro aspetto esteriore, per cui ognuno a suo modo rincorre questo falso mito prendendosi le più crude e spaventose responsabilità. L’unico problema per cui a mio parere il medio era ancora più funzionale è perchè toglieva alcune sotto-trame che a mio avviso penetrano di meno nella psiche dello spettatore e della personalità delle due protagoniste, con il fascino plastico e kitch di Bai Ling e la sensualità di Miriam Yeung che ogni volta che porta alla bocca un raviolo e che sentiamo masticare crea un effetto malato e perverso che lo spettatore non può completamente deviare dalla sua psiche.

Chan poi è un regista di Hong Kong su cui bisognerebbe soffermarsi un attimo per alcuni film della sua ristretta ma importante filmografia (fatta eccezione per la marchetta che gli è servita per farsi un po di soldi ovvero l’americano DON’T LOOK UP) e che sembra non lesinare alcuni disturbanti metafore e paradossi della società, in particolare quella cinese.

martedì 9 dicembre 2014

Woodsman-Il Segreto

Titolo:Woodsman-Il Segreto
Regia: Nicole Kassel
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Walter, un pedofilo, dopo dodici anni di prigione, torna nella sua città e trova lavoro in un'acciaieria dove rincontra Vickie. Walter, nonostante i 'demoni del passato' non lo lascino in pace e le tentazioni siano sempre in agguato, tenta di rifarsi una vita. Ma benché la sua condotta sia apparentemente irreprensibile, l'uomo rimane sotto lo sguardo indagatore di Mary Kay, la segretaria, e dell'ispettore Lucas. Al primo passo falso, corre il rischio di veder sfumare tutto ciò che ha costruito con fatica.

Non sono molti i film a trattare il tema della pedofilia. In particolare poi sono ancora di meno quelli che trattano l'argomento descrivendolo dagli occhi del carnefice.
Kassel alla sua opera prima dirige un film complesso e ambizioso, asciutto e tristemente reale, tratto da una piece teatrale di Steven Fechter.
Due sono i pregi del film: l'ottima caratterizzazione di Bacon da un lato che sa detreggiarsi molto bene tra inquietudini e sofferenza, mentre dall'altro il ritmo e lo svolgimento del film, con dei toni bassi e la telecamera in numerosi primi piani su Walter a cercare e analizzare con sottigliezza una personalità evidentemente dilaniata.
Con un colpo di scena potente e che sembra dare un suggerimento importante sul destino del protagonista, la pellicola di Kassel soffre però, soprattutto dalla seconda parte in avanti, di un eccessiva e didascalica lentezza che spesso rischia di far perdere di vista al pubblico l'obbiettivo che è poi il percorso di redenzione di Walter.

mercoledì 12 novembre 2014

Anchorman

Titolo: Anchorman
Regia: Adam McKay
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

San Diego, anni 70: il conduttore Ron Burgundy è il "maschio dominante" della Tv locale. Con l'arrivo dell'ambiziosa presentatrice Veronica Corningstone il femminismo fa capolino in redazione, ma non sembra minacciare il suo primato, almeno finché questa si limita ai programmi "per signore" e si fa sedurre dal fascino di Ron. Ma quando lo scavalca nella conduzione delle news, si apre una guerra tra i sessi, senza esclusione di colpi.

Di solito le commedie comiche non sono proprio di mio gradimento e non avevo mai preso molto in considerazione come attore Will Ferrel.
McKay alla prima regia, trova un attore ispirato e in grado di prendersi sulle spalle la riuscita dell'intero film, in una performance molto stereotipata ed esagerata, ma allo stesso tempo efficace per la semplicità della trama.
Coadiuvato da un gran cast di stelle dello humor, anche se quasi tutte comparsate, Anchorman cerca di pungere in alcuni momenti soprattutto giocando sull'impianto della lotta tra sessi e cercando così di sfatare e far riflettere sul potere e la competizione all'interno di un network e trovando nella donna in carriera uno degli elementi di maggior rilevanza del film con cui svilappare svariati intrecci narrativi.
Alla fine non è male come ci si poteva aspettare e la citazione ai GUERRIERI DELLA NOTTE e forse uno dei momenti più esilaranti del film.

lunedì 22 settembre 2014

Alba dei morti viventi

Titolo: Alba dei morti viventi
Regia: Zack Snyder
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Gli Stati Uniti sono invasi da terribili 'zombie' che si cibano di carne umana. Un piccolo gruppo di sopravvissuti si rifugia in un centro commerciale della città di Everett, WA, ma l'unico modo per salvarsi è volare su un'isola deserta rimasta incontaminata. Per riuscire nell'impresa dovranno superare la barriera composta dai temibili morti viventi...

Il remake di Snyder fa parte di quella tradizione americana che sembra per forza volersi misurare con la post-contemporanietà e la nuova tecnologia delle case di produzione scegliendo, come in questo caso, di spettacolarizzare il film manifesto di Romero e aggiornarlo ai giorni nostri sfruttando anche le innovative risorse tecniche digitali.
Ottimo il ritmo e funzionale il cast, una prova che il regista non sbaglia, anche se rimane una certa leggerezza e forse apatia, con cui ci si confronta in fondo con film di cui sappiamo, a parte delle piccole varianti, tutta il tessuto narrativo in tre atti e bene o male la sinossi completa.
Alla fine a parte la scelta di puntare su zombie corridori, come in 28 GIORNI DOPO, la sostanza è la stessa, e se non fosse per alcuni abbellimenti, e qualche trashata non riuscita (il neonato zombie)sembra proprio una classica operazione commerciale.

lunedì 23 giugno 2014

Roost-La Tana

Titolo: Roost-La Tana
Regia: Ti West
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Durante la notte di Halloween, quattro amici si stanno recando a un matrimonio di un loro coetaneo quando un pipistrello che si fionda sul parabrezza della loro auto li fa uscire fuori strada. L’automobile non vuole saperne di ripartire, così i quattro si dirigono verso un’abitazione vicina per chiedere aiuto, ma non trovano nessuno. Proprio nel fienile adiacente all’abitazione c’è però una tana di pipistrelli, il cui morso porta una strana forma di rabbia che trasforma chi viene morso in zombi aggressivi. La notte per i quattro sarà molto lunga e piena di difficoltà.

Ti West è un mestierante di Hollywod che piano piano si sta conquistando una certa fama. Altalenante sembra azzeccarne uno per poi ciccarne due. The Roost la sua opera prima è un film low-budget dichiarato con l'intento di essere a tutti gli effetti un puro esercizio di stile.
Peccato che il film nella sua modesta durata di '80 (titoli compresi prima e dopo), sia pure abbastanza lento, basta pensare a come si svolgono diversi punti della storia, scelta che di fatto ne penalizza fortemente il ritmo.
A partire da Tom Noonan, presente come voce narrante in alcuni passaggi del film (è lo speaker di una radio che trasmette storie dell'orrore), che anzichè incutere terrore sembra uscito da una puntata del cartone Pelle e Ossa, partono già i primi sbadigli.
The Roost rappresenta e mostra infine diversi difetti e limiti che il regista cercherà di modellare. Quando ad esempio ci si trova di fronte ad un evento potenzialmente interessante, ecco che la scena stacca, lasciandoci all'oscuro sull'accaduto. In un film dell'orrore di questo genere gli elementi di spicco che insaporiscono il piatto sono senza dubbio gli effetti speciali, il sangue e le frattaglie: in questa occasione non ne troveremo molti, anche se alcuni trucchi non sono malvagi.

giovedì 29 maggio 2014

Hotel Rwanda

Titolo: Hotel Rwanda
Regia: Terry George
Anno: 2004
Paese: Canada, Gran Bretagna, Italia, Sudafrica
Giudizio: 3/5

Il racconto del film Hotel Rwanda si svolge nel contesto del genocidio ruandese nel quale gli Hutu sterminarono brutalmente una parte rilevante della popolazione Tutsi. L'Hôtel des Mille Collines di Kigali, capitale del Ruanda, fu trasformato dal direttore Paul Rusesabagina in un luogo di rifugio per oltre 1200 Tutsi e Hutu delle rispettive fazioni moderate.
Il film vuole rendere lo spettatore partecipe del modello di vita di un paese africano, narrando la storia di Paul Rusesabagina, di etnia Hutu, e della moglie, di etnia Tutsi.

In circa cento giorni, in Ruanda vennero uccise quasi un milione di persone.
Nelle strade della capitale, Kigali, scorrevano fiumi di sangue, ma nessuno andò ad aiutarli.
Nessun intervento internazionale, nessuna spedizione, nessuna “coalizione di volonterosi”, né aiuti internazionali. Gli estremisti di etnia Hutu hanno massacrato non solo i loro vicini di etnia Tutsi, ma anche gli Hutu moderati che incontravano sulla loro strada, e il mondo li ha lasciati fare.
Hotel Rwanda rimane quell'opportunità mancata.
Quell'analisi e quella critica ai caschi blu, alle Nazioni Unite e ad un certo tipo di politica imperialista europea che nei belgi trova i rapinatori culturali che hanno distrutto la psiche di un popolo, portandoli ad una battaglia spaventosa e sanguinaria.
Un film che tratta un tema come quello di un genocidio così cruento e così attuale dovrebbe porsi alcune domande di ragionevole dubbio, e l'analisi e la critica di George, emerge solo in alcuni frasi del giornalista o il capo dei caschi blu. (La gente dirà: "Oh mio dio!" E continuerà a mangiare)
Il limite forte è quello di non approfondire alcuni temi lasciandoli in sordina, apre e chiude come delle parentesi troppo piccole, alcuni personaggi e disperde alcune coraggiose note dolenti che avrebbero giovato di più ad un riscatto per il coraggioso racconto e testimonianza di Paul Rusesabagina. Ne esce un film che ha il pregio di mostrare un genocidio ribattezzato di serie "z" nel senso che non se ne quasi mai parlato. Ed è proprio lì che poteva e forse doveva concentrarsi la polemica, che invece diventa solo un monito per la coscienza degli spettatori.

giovedì 24 aprile 2014

Pusher 2

Titolo: Pusher 2
Regia: Nicolas Winding Refn
Anno: 2004
Paese: Danimarca/Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Tonny è sopravvissuto al violento pestaggio ad opera di Frank ed è successivamente finito in carcere. Quando esce cerca di reinserirsi nel giro del crimine cercando lavoro presso suo padre, soprannominato Il Duca. Costui è al centro di un giro di auto rubate e non ha mai smesso di disprezzare il figlio. Intanto Tonny apprende che una donna con cui ha avuto rapporti (ma che nel contempo ha coltivato numerose relazioni) lo ritiene il padre di suo figlio.

L'idea interessante del secondo capitolo della saga di Refn è che riprende esattamente da dove avevamo lasciato Tonny, dopo il pestaggio di Frank con una mazza da baseball.
A differenza di Frank, Tonny non è in grado di fare nulla, assolutamente inaffidabile e completamente bruciato dalla cocaina.
Le sue scelte non potranno che essere solo drammatiche e risultare quasi sempre spiacevoli, portandolo da un eccesso all'altro e mettendo a dura prova la sua sporca pellaccia.
Il tema della paternità negata con un figlio avuto da una puttana e un padre che lo respinge non è affatto male e propone delle intuizioni che il regista inserisce in modo mai banale o troppo eccessivo (trasgressivo sì però).
Refn calca la mano quando dipinge proprio (e la riuscita qui c'è tutta) quel conflitto interiore tra accettazione/rifiuto, esagerazione/privazione e infine la difficoltà forse maggiore, ovvero quella di riuscire a provare dei sentimenti diversi dall'odio, dalla sopraffazione e dalla violenza.


mercoledì 19 febbraio 2014

Bagman: Operation Massenmord


Titolo: Bagman: Operation Massenmord
Regia: AAVV
Anno: 2004
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

Una macchina di rappettari incrociano una ragazza che è in mezzo alla strada e la investono. Essa sopravvive all'impatto ma è inseguita dal temibile Bagman, un maniaco dal volto coperto da una busta che inizierà a massacrare in modi svariati un sacco di gente.

Il corto canadese dei tre registi è la solita parodia del trash che di fatto, ripropone con una maschera apparentemenete diversa, il classico archetipo del killer sadico che in questo caso, per essere evocato, bisogna chiamarlo per ben tre volte. Senza stare a dire dove attinga da quel poco che cerca di mettere in scena, poco si salva del sanguinolento super splatter corto canadese.
La demenza splatterosa ha il suo pubblico e la sua schiera di fan d'avanguardia che non possono farsi sfuggire i titoli della Troma o di altre case inclini al genere come l'Asylum(anche se con un 'altra dichiarata vocazione). Visto in tedesco ma senza grosse difficoltà, dal momento che non sono i dialoghi i punti forti di questo sotto-genere, può essere ricordato per l'artigianato degli effetti speciali e la scena del massacro dei reppettari.

domenica 29 settembre 2013

Bangkok Loco

Titolo: Bangkok Loco
Regia: Pornchai Hongrattanaporn
Anno: 2004
Paese: Thailandia
Giudizio: 3/5

Bay è un formidabile batterista, depositario della sacra arte del "Tamburo di Dio", tramandatagli dal proprio maestro prima che venisse sconfitto da Ringo Starr, a sua volta depositario della sacra arte del "Tamburo del Diavolo", in un duello di batteria all'ultima rullata. A pochi giorni dal proprio primo concerto ufficiale, Bay viene accusato di omicidio ed è ricercato dalla polizia. In più, in giro corre voce che ci sia un tale di origine olandese, a suo tempo istruito da Ringo Starr, pronto a sfidare Bay in un duello tra le due discipline di drumming

Bangkok Loco fa parte di un periodo molto fertile del cinema ? In cui si sperimentava parecchio e questo film ne è una prova evidente.
Bizzarro, demenziale, ma spesso composto di un umorismo efficace, per un certo senso potrebbe essere paragonato contando che è uscito due anni prima, del film TENACIOUS D E IL DESTINO DEL ROCK. Soprattutto nel passato dei due protagonisti, quando da bambini furono mandati in un tempio ad imparare l’arte della batteria divina al fine di combattere ogni 10 anni nella sfida tra il batterista di Dio e quello del Maligno.
Qui le intuizioni sono gli elementi a fare da padroni in una pellicola coloratissima dotata per certi versi di una follia arcobalenica e cromatica, e all’ironia che scivola dalla geniale/surreale spesso presente in film del genere.
Il film sembra non voler terinare mai il suo continuum di elementi a volte grotteschi e weird, prosegue con assoli di batteria che si trasformano in massacri da macelleria a colpi di mannaia, fughe in mezzo a ragazze in bikini che lavano le automobili e gemelle siamesi in divisa che raccolgono escrementi dalla strada.
Ovviamente va preso per quello che è. Bisogna dimenticare quando ci si avvicina a queste contaminazioni di generei, il nostro cinema europeo o quello americano, avvicinandosi per certi aspetti più ad un concetto bollywoodiano per dare un'idea.


giovedì 7 marzo 2013

Latin Dragon

Titolo: Latin Dragon
Regia: Scott Thomas
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il veterano Danny Silva torna alla sua casa a Los Angeles per scoprire che le gang stanno prendendo possesso del quartiere. Decide quindi di ripulire le strade con l'ausilio delle proprio conoscenze di arti marziali. Sfortunatamente un boss del crimine e il suo folle braccio destro lo ostacoleranno nell'impresa....

I film di genere sulle arti marziali ormai sono come doni di Natale in un’epoca post-moderna dedita al consumismo più scellerato. Il peso di Fabian Carrillo è direttamente proporzionale al peso che hanno altri campioni di arti marziali, chi di uno stile chi di un altro. Il film di Thomas da un lato merita di essere inondato di merda per la quantità sconcertante di stereotipi del genere con dei dialoghi iniziali che ti fanno quasi rabbrividire.
Poi il film decolla diventando ancora più confuso. Da un lato è un bene perché almeno cambia scenario e chiama in scena personaggi più potenti e quindi anche con delle piccole caratterizzazioni in più, dall’altro invece dimostra la difficoltà da parte degli sceneggiatori di essere consapevoli di quello che stanno scrivendo e che poi giustamente il regista deve mettere in scena dimostrando le incoerenze e incompatibilità (ad esempio quando Danny comincia ad andare a casa di alcuni corrotti sparando a bruciapelo mentre dormono insieme alle mogli, oppure il palestrato che dal nulla lo va a provocare nel ristorante e così via…) sembra dare un quadro diverso di un personaggio che si muove con una certa etica seguendo gli insegnamenti del suo maestro deceduto. Non a caso gli sceneggiatori sono tre e uno di loro è proprio Carrillo.
Se i combattimenti non aggiungono niente di nuovo, la medesima cosa vale anche per la regia, assolutamente superflua e televisiva al massimo.
Tra i personaggi di contorno spiccano Busey e Lamas ossigenato con la sua solita faccia da cazzo.

lunedì 25 febbraio 2013

Hellboy

Titolo: Hellboy
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nato dalle fiamme dell'inferno durante la Seconda guerra mondiale, Hellboy è stato chiamato sulla Terra a commettere il male dal malefico Grigori Rasputin. Destinato ad essere il presagio vivente dell'Apocalisse, Hellboy è stato salvato dal professor Broom, capo delle forze alleate e fondatore dell'Ufficio segreto per la ricerca sul paranormale e la difesa. Il professore lo ha allevato come un figlio e lo ha aiutato a sviluppare i suoi straordinari poteri paranormali. Nonostante le sue origini oscure, Hellboy è diventato così un'incredibile forza del bene, in lotta contro le entità malvagie che minacciano il mondo...

Per grandi film occorrono grandi registi. Verrebbe quasi da usare questa come frase d’esordio per il primo dei due capitoli diretti dal grandissimo Del Toro su uno dei personaggi più interessanti dei comics degli ultimi tempi nati dal talento del geniale Mignola.
Hellboy vanta all’attivo due film e svariati OAV. Questo primo lavoro è straordinario per la potenza visiva, lo stile non sempre perfetto ma adattissimo al genere. Il lungo lavoro di preparazione e i numerosissimi personaggi e mostri che il film crea come una macchina senza mai fermarsi.
Quando Del Toro ha incontrato la possibilità di girare Hellboy ha immediatamente intuito la possibilità di confrontarsi con una contaminazioni di elementi che fanno del fantasy, dell’esoterico, del polizziottesco, dell’horror, della pura e adrenalinica azione, tutto un agglomerato che poteva essere affidato ad un perfetto Perlman che regala uno dei migliori personaggi degli ultimi tempi.
Sembra che ci sguazzi a pennello dentro la tuta e tutto il resto. L’atmosfera tetra e ottimamente fotografata, i personaggi deliziosi, gli antagonisti raffinati (un Roden perfetto per interpretare il super nemico di Hellboy ovvero Rasputin), le scenografie sono davvero tante e suggestive dalla prima all’ultima.
Le riprese e lo stile in 3d riescono a convogliare a nozze sbagliando solamente qualche piccolo dettaglio sfuggito alla post-produzione.
Certo è un compendio di numerosissimi cambi di ritmo e di spostamento dell’azione, come una location che cambia continuamente non lasciando il tempo di soffermarsi sul perché di quello che sta accadendo, ma Del Toro è anche così ovvero non lascia un solo minuto ma travolge e investe continuamente lo spettatore con immagini studiate attentamente. Non siamo al livello del capitol.o successivo in cui il regista riesce a configurare perfettamente stile, classe, campionario di temi da trattare e il peso infine sempre fondamentale della narrazione ma se le opere prime sui supereroi fossero tutte così allora non ci sarebbero così tanti cinecomics da buttare nella spazzatura come capita da qualche anno a questa parte

lunedì 24 dicembre 2012

Parasite


Titolo: Parasite
Regia: Andrew Prendergast
Anno: 2004
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 2/5

I costi di dismissione di una piattaforma petroliera, dopo che ha concluso il suo ciclo produttivo, sono enormi. La Yoho Oil è convinta di aver trovato una soluzione che permetterebbe di dismettere in modo sicuro le trivelle sviluppando un enzima che si nutre prevalentemente dei resti nocivi del petrolio. Ad una squadra speciale di pulizia viene assegnato il compito di spargere l’enzima sulla trivella Johnny Alfa. Hanno 24 ore per ripulirla e per piazzare l’esplosivo che la staccherà dal fondo marino. Ma qualcosa andrà storto e una miriade di parassiti giganti, risvegliati dall'enzima, attaccherà senza pietà i malcapitati.

Da inserire tra i peggiori direct to video del 2004, è un peccato leggere che sia addirittura inglese. E’difficile che vengano prodotte e girate delle tali ciofecate, che non riescono neanche ad essere prese in considerazione come trashate dal momento che si cerca pure di prendere sul serio.
Naturalmente la cosa su cui si doveva più investire, i mostri, è il dato più sconcertante del film.
Prendergast già dal nome lascia intuire che nel film prendi o lasci. Lui ha lasciato forse questo lavoro contando che fa così schifo che è difficile credere che abbia poi avuto un’altra possibilità. In realtà ne ha poi avuta un’altra che ha saputo fare ancora più schifo di questo quindi non ci si crede. Dilettantesco, misero, con pessimi fx e recitato da cani e doppiato ancora peggio.

Inbred Redneck Alien Abduction


Titolo: Inbred Redneck Alien Abduction
Regia: Patrick Voss
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo essere atterrati nei pressi di un villaggio dell'Arkansas, gli UFO rapiscono una ragazza e ne inviano il clone tra gli uomini per verificare la possibilità di una prossima invasione. Ma l'FBI sta in guardia e, appena avuta notizia del misterioso rapimento, addestra alcune attraenti ragazze per fare da esca agli extraterrestri, penetrare nella loro astronave e sventarne i piani.

Per alcuni aspetti il film di Voss mi ha ricordato alcune atmosfere e connotazioni di LE RAGAZZE DELLA TERRA SONO FACILI. Anche se in questo film le connotazioni erotiche sono molto di più bassa lega, in alcune scene c’è un inaspettato umorismo, unica vera spinta ad un film che non riesce mai a convincere.
La parodia è il vero stratagemma del film citando parecchi piccoli cult anni’80 e ’90 e puntando sul ribaltamento degli schemi e sulla critica anche se davvero abbozzata di tutti i controsensi di una piccola provincia americana.
Senza contare poi gli effetti speciali talmente ingenui da far sorridere per il non-sense generale. Dalla stop-motion a cazzo di cane fino a modellini che sostituiscono palesemente gli scenari fino ad alcuni sfondi e una fotografia che ogni tanto vacilla mostrando i buchi e le deformazioni.
Alcune idee come gli Zeeka fanno sorridere ma il tutto non basta a portare a casa qualcosa che non sembri una stupidaggine condita con qualche inutile accessorio.

Edukators


Titolo: Edukators
Regia: Hans Weingartner
Anno: 2004
Paese: Austria
Giudizio: 2/5

Jan, Peter e Jule sono tre giovani ribelli uniti dal sogno utopistico di cambiare il mondo. Jan e Peter diventano "Gli Educatori", misteriosi attivisti non-violenti che penetrano nelle case dei ricchi per predicare la fine imminente dei giorni dell'abbondanza. Ma presto vengono travolti dal vortice degli eventi e si trovano a dover fare i conti con la realtà e con gli ideali del resto del mondo.

E’strano cercare di capire gli intenti legati al plot prima ancora di parlare degli intenti di regia del film di Weingartner.Descrivere e parlare d’ideologia avendo le idee confuse già dall’inizio non è sicuramente un buon punto di partenza. E’così vengono vanificate le promesse di un film che a parte alcune scene interessanti e una recitazione non sempre all’altezza, si prende alle volte troppo sul serio non riuscendo come nel caso di Bertolucci a sviluppare un menage a trois significativo. Mentre nel film dell’italiano di sfondo avvenivano processi che avrebbero cambiato la natura artistica e in parte politica del paese, nel film tedesco invece la rivolta contro contro la borghesia egoista diventa quasi involontariamente comica con l’intento di voler dare una lezione a un gruppo di cinici capitalisti ("colpirne uno per educarne cento") per avvertirli che l'abbondanza sta per finire ed è ora di saldare il conto con chi è stato sfruttato.
Come in FERRO 3 gli educatori penetrano al buio nelle case altrui (violando con facilità quell'illusione di sicurezza su cui si fonda la nostra epoca) per creare uno choc, che conduca i ricchi senz'anima alla riflessione. Il risultato non è quello che il pubblico sperava.

Dark Woods aka Villmark


Titolo: Dark Woods aka Villmark
Regia: Pal Oie
Anno: 2004
Paese: Norvegia
Giudizio: 2/5

Gunnar, un producer televisivo norvegese, sta organizzando un estreme reality-show: nel suo progetto, dieci persone dovranno sopravvivere per tre mesi nelle foreste scandinave, in un duro confronto con la natura selvaggia. Radunato il gruppo di lavoro, insiste affinché tutti partecipino a un corso di sopravvivenza di quattro giorni, nella profondità delle foreste, per verificare dal vivo in che modo i partecipanti affronteranno lo stress dello show. Gunnar e i suoi quattro collaboratori fanno tappa in una capanna abbandonata sulla riva di un lago, e subito accadono strani eventi. Prima scoprono una tenda abbandonata; e poi, dal lago affiora il cadavere nudo di una donna; e infine una figura irreale e indistinta nei paraggi della capanna. Quando uno dei ragazzi viene trovato ucciso, gli impauriti e paranoici sopravvissuti si scagliano l'uno contro l'altro...

Il problema degli horror che cercano di sfruttare un tema ancora non molto abusato come quello dei reality è che non riescono quasi mai a convincere, forse perché cercano di essere assolutamente originali senza rendersi conto che invece sconfinano proprio nel patetico è il problema che ad esempio deve affrontare il brutto esordio di Oie.
Troppi buchi in campo di stesura della sceneggiatura, dal perché i ragazzi partecipano, ad alcune discordanze che non meritano giustificazioni ma che non starò a citare per non fare spoiler fino alla domanda che forse il regista si è chiesto ovvero che non stava succedendo nulla o meglio tutto l’impianto di plainting non raccoglieva nulla di fatto.
Infine si è deciso di scopiazzare su alcuni aspetti LA CASA ma senza avere scene splatter ma lasciando alla location tutti i dubbi e i controsensi dovuti quasi identificandola come il lame maggiore del film. Anche se non era così ben fatto si rimpiange un film come MY LITTLE EYE e quindi è tutto presto detto.

domenica 24 giugno 2012

Man on Fire-Il fuoco della vendetta


Titolo: Man on Fire-Il fuoco della vendetta
Regia: Tony Scott
Anno: 2004
Paese: Usa/Messico
Giudizio: 3/5

John Creasy è un uomo alla deriva nel suo personale mare di alcool popolato dai rimorsi per una vita all'insegna della violenza e della distruzione. L'occasione per darsi una "lustratina" arriva con un incarico da guardia del corpo a Città del Messico per conto della famiglia Ramos. Dovrà proteggere la piccola Lupita contro eventuali rischi di rapimento.
Il legame che inizierà ad unire Creasey a Pita sarà una sorta di salvagente per l'ex-agente della CIA, che trova nella piccola la figlia che non ha mai avuto.
Questa sorta di paradiso è, ovviamente, destinato a una brusca fine con il rapimento della bambina. Le trattative con i rapitori non vanno a buon fine e mentre Crasey è ancora allettato per le ferite subite, Pita viene uccisa.
Per Crasey non resta che una strada: la vendetta.

Qualcuno accusa i revenge-movie di essere reazionari. A volte è così basta vedere il caso limite di IO VI TROVERO’ con un Neeson passato al lato oscuro dello spirito nazionalista e integralista americano senza stare a prendere in esame altri casi.
Scott come il fratello, certamente più bravo, innovatore e famoso, è un veterano dell’action e dei sentimenti di rivalsa.
Dalla sua ha un ritmo molto elevato, un crescendo di rabbia e colpi di scena che riescono a essere quell’ingranaggio funzionale al genere meglio di altri registi o di altri film d’azione.
Da sempre la sua lunga e nutrita filmografia ha dato continuità al genere intercambiandolo con protagonisti diversi, l’eroina di DOMINO a dispetto delle due grandi eroine femministe di THELMA E LOUISE del fratello, arrivando a scegliere come attore feticcio il bravo Denzel, purtroppo spesso ripiegato su ruoli stereotipati al massimo.
Sembra una factory la sua in cui tra super nomi e pellicole definite cult da gente che di cinema non ci capisce una ceppa (definire TOP GUN un capolavoro lascia piuttosto basiti su cosa si cerca nel cinema) ha saputo trovare una stretta cerchia di fedeli adepti alle sue regole di genere.
Il mestiere del regista c’è, le provocazioni pure (il dialogo tra Walken e Giannini sull’arte di Crasey nel dipingere sangue, fa da monito all’altro dialogo favoloso in un suo precedente film, purtroppo dimenticato e semi-sconosciuto come UNA VITA AL MASSIMO, in cui lo stesso Walken dialoga con Hopper sull’origine dei siciliani).
E’interessante notare alcune simpatiche intuizioni sull’universo in cui vivono i personaggi.
L’ambiente e le location a Città del Messico mostrano il problema dei sequestri unito agli importanti cartelli criminali della droga come un tumore che investe il paese come nel nostro la mafia o il suo sodalizio con lo stato.
Purtroppo quello che ancora una volta sembra davvero azzardato è il macro-obbiettivo che il protagonista si da, imponendosi come un vero angelo della morte sulle teste dei criminali o poliziotti corrotti (con una specie di esplicito appoggio della squadra investigativa della polizia).
Come uno schema piramidale, Crasey giustizia tutti ottenendo solo alcune brevi e sofferte informazioni su come portare a termine il suo progetto di morte e sapendo benissimo del suo sacrificio finale.
Il problema è che spesso il protagonista si trova al posto giusto al momento giusto e non sembra avere difficoltà, neanche quando entra in un rave-party e spara con un fucile in alto ottenendo come unico risultato le grida di gioia esagitate dei giovani.



mercoledì 29 febbraio 2012

Born to fight


Titolo: Born to fight
Regia: Panna Ritthikray
Anno: 2004
Paese: Thailandia
Giudizio: 2/5

Un gruppo di atleti di fama internazionale si reca in visita di beneficenza presso un villaggio sito al confine thailandese/birmano; il gruppo s’imbatte qui in un esercito di miliziani in possesso di un missile nucleare, che chiede il rilascio di un boss della droga

Se non è Prachya Pinkaew allora si parla di Rittihiraky. Entrambi registi e coreografi hanno il merito e il vanto di aver lanciato il cinema d’azione thailandese. Il merito è sicuramente delle capacità del secondo come coreografo e maestro indiscusso di tai-boxe e muay –thai di credere e scommettere nell’assoluta enfasi degli atleti. Nessun effetto nelle scene d’azione. E’ questo il merito di tutta la schiera di film che da ONG BAK,BANGKOK DANGEROUS, RAGING PHOENIX punta tutto su alcuni atleti appena sfornati dalle migliori scuole e scene di combattimento mozzafiato e con un ritmo serrato senza essere da videoclip.
Il limite ancora una volta è dato dalla sceneggiatura veramente scritta in pochi minuti. Scontata e con alcune prese di posizioni tamarre le quali cercano di commuovere quando invece non fanno altro che risultare inverosimile e dalla lacrima facile. Infatti mentre nel successivo BKD la trama era funzionale ai combattimenti qui la drammaticità alle volte senza volerlo diventa comicità per l’esasperazione troppo ricercata.


martedì 21 febbraio 2012

Inbred Redneck Alien Abduction


Titolo: Inbred Redneck Alien Abduction
Regia: Patrick Voss
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo essere atterrati nei pressi di un villaggio dell'Arkansas, gli UFO rapiscono una ragazza e ne inviano il clone tra gli uomini per verificare la possibilità di una prossima invasione. Ma l'FBI sta in guardia e, appena avuta notizia del misterioso rapimento, addestra alcune attraenti ragazze per fare da esca agli extraterrestri, penetrare nella loro astronave e sventarne i piani.

Film indipendente e ancorato ad un’idea farsesca quanto ingenua e sempliciotta sviluppata in maniera piuttosto convenzionale senza nessun guizzo nel reparto della sceneggiatura.
Diciamo che sembra quasi il ribaltamento del film di Temple del’89 LE DONNE DELLA TERRA SONO FACILI. Sono che lì l’idea aveva un senso e faceva anche piuttosto ridere mentre in questo caso Voss pensa di essere un regista completo e finisce per impantanarsi in qualcosa di davvero brutto.
Poi con un titolo così lungo punterà tutto sul mercato dell’home-video.