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sabato 27 giugno 2015

Giardino del sonno

Titolo: Giardino del sonno
Regia: Matteo Monti, Davide Zagagnoli
Anno: 2002
Paese: Italia
Giudizio: 1/5

Il “Giardino del Sonno” è un macchinario che consente ad un gruppo eletto di retrocognitivi di viaggiare nei piani spettrali, agganciare i residui psichici dei defunti e raccogliere informazioni sugli accadimenti del passato. Il gruppo in questione si trova all’interno di un grande castello per indagare su un caso sanguinoso. Parte il primo viaggio e misteriosamente uno dei sei componenti del gruppo rimane intrappolato da una forza oscura…

Cinema di serie Z.
Indecente, penoso, raccapricciante, indecoroso, abominevole e vergognoso, senza esagerare con gli insulti e con le prese di posizione.
E pensare che non esiste nemmeno la scheda su IMDB.
Vincitore per non si sa bene quale motivo al TOHORROR film festival di Torino (forse viene da pensare che non ci fossero altri titoli in concorso).
Dai creatori di KARNAZA e LA PIADINA ASSASSINA, sembrano trailer di Maccio Capatonda, il Giardino del Sonno è un film che cerca purtroppo, senza averne la consistenza, di prendersi sul serio mettendo in scena "retrocognitivi", sette, effetti speciali fatti così male da non riuscire a giustificarli, una recitazione bassa e imbarazzante, e la presenza a caso e senza nessun senso di Carlo Lucarelli, oltre che un montaggio penoso che presenta errori indicibili.

Un film che cerca di presentare scenari horror inquietanti e claustrofobici, in tre o quattro location che sembrano perlopiù scantinati, senza contare la trama un po' troppo ingarbugliata e macchinosa, che poteva forse risultare funzionale per un albo di Dylan Dog.

domenica 29 settembre 2013

Ballistic

Titolo: Ballistic
Regia: Wych Kaosayananda
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Nel gioco mortale dello spionaggio internazionale, agenti esperti e anonimi scatenano guerre segrete per ottenere potere, informazioni e per salvaguardare la sicurezza nazionale. Secondo le recenti voci circolanti tra queste schiere esclusive, esiste un nuovo ed ingegnoso dispositivo di assassinio. Microscopico ed iniettabile.
Nella folle corsa per ottenere questo dispositivo, solo due persone, nemici giurati, possiedono le capacità, il talento e la tenacità per riuscire. Una è l'agente conosciuta unicamente col nome in codice Sever. L'altro è il brillante e determinato ex cacciatore d'uomini del FBI, Jeremiah Ecks.

Davvero penoso l'esordio e finora unica opera del regista thailandese. Che cosa dire di un altro film basato da cui è uscito un videogioco in prima persona per Game Boy Advance, dal titolo Ecks vs Sever, valutato positivamente dalla critica specializzata.
Una bidonata senza ne capo ne coda che mostra solo Banderas e Liu come biglietti da visita in uno scontro davvero imbarazzante. Davvero nulla si salva in questa caotica e sconclusionata storia, un vaso di pandora di esplosioni, fumogeni, finti duelli a colpi d’arti marziali , di raffiche d’armi da fuoco che non colpiscono mai il bersaglio.
La storia è messa insieme con poche sequenze dilatate fino alla “distruzione” semidefinitiva del set. Una bolgia infernale in cui ci si chiede cosa abbia spinto le due "star" ad accettare un ruolo simile. Per farvi capire di cosa stiamo parlando vi dico solo che in confronto MR & MISS SMITH è quasi un film guardabile.

Arack Attack

Titolo: Arack Attack
Regia: Ellory Elkayem
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Migliaia di ragnetti esotici vengono accidentalmente a contatto con alcuni rifiuti tossici subendo così delle terribili mutazioni che li trasformano in esseri enormi e famelici. Un gruppo di coraggiosi abitanti della tranquilla cittadina mineraria presa d'assalto dai terrificanti animali decide di affrontarli combattendo una battaglia all'ultimo sangue.

Arack attack va analizzato per quello che è ovvero un film comico con venature horror che purtroppo non sortiscono mai l'effetto desiderato. Purtroppo è proprio questo il limite del film che per appagare un target eterogeneo di persone ha unito molti stili per diventare un perfetto prodotto commerciale che faccia fare qualche salto e ridere allo stesso tempo.
E una delle scene "cult" è diventata l'inseguimento dei ragni a discapito dei motociclisti...il regista ha le idee ben precise su quali corde dello spettatore andare a toccare.
Il cast composto da facce sconosciute e da una giovane e non ancora ritoccata Johansson, non aiuta soprattutto se il protagonita è quel proto-deficente della serie di SCREAM ovvero David Arquette.
Non basta omaggio ai B movie di SF degli anni '50 come monito per gli intenti del film. Quando un omaggio fa schifo bisgna pur dirlo.

giovedì 7 marzo 2013

The Lobo Paramilitary Christmas Special

Titolo: The Lobo Paramilitary Christmas Special
Regia: Scott Leberecht
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Lobo il mercenario interstellare viene ingaggiato da una lobby d’icone festive capeggiate dal sordido Coniglio pasquale per eliminare nientemeno che Babbo Natale in persona, reo con la sua stucchevole festa universale di aver conquistato tutti mettendo in ombra i suoi colleghi.

Diciamo solo che pur essendo un corto non necessita di presentazioni. Essendo Lobo la chiave di volta del vero spirito anarchico della Dc creato da Keith Giffen, bisogna innanzitutto avere rispetto per l’opera diretta nel 2002 da Scott Leberecht. Diciamolo subito, siamo in pieno low-budget. E si vede eccome dagli scenari abbozzati, alle scene girate quasi unicamente in interni, al make-up campato alla buona (eccezzion fatta per Lobo e il Coniglio abbastanza suggestivo). Bisogna contare che il lavoro di Leberecht è il classico lavoro di fine anno, però il fatto che abbia scelto di portare su piccolo schermo uno degli anti-eroi più amati gli vale comunque un merito in più. L’attore è Andrew Bryniarski ovvero lo Zangief del film STREET FIGHTER. Per il resto si ride, si può guardare solo in inglese (ma non vi preoccupate i dialoghi sono pochi e molto semplici) e il finale è davvero nello spirito del fumetto.

giovedì 17 gennaio 2013

Undisputed


Titolo: Undisputed
Regia: Walter Hill
Anno: 2002
Paese: Usa/Germania
Giudizio: 2/5

L'imbattuto campione dei pesi massimi George "ICEMAN" Williams (Rahmes), viene rinchiuso nel carcere di Sweetwater con l'accusa di molestie sessuali. Qui dovrà per forza di cose scontrarsi con Monroe Hutchen (Snipes) indiscusso campione di Sweetwater.

Vabbè partendo dal fatto che non stimo Snider e la sua spocchiosa faccia da culo, ho recensito il primo capitolo per ultimo anche perché stranamente è il più brutto della saga, caratteristica anomala per le trilogie. Certo il secondo e il terzo capitolo hanno Florentine alla regia senza ambizioni ma con la consapevolezza di sapere cosa fare.
Invece la delusione arriva proprio dalla storia oltre che dalla regia che non sembra pratica di questo genere. Fintanto che la critica o forse la citazione circa l’episodio e alcuni aspetti della biografia di Tyson sono stati presi come episodi su cui trasformare la storia, sono proprio le note di intenti e i due protagonisti ad apparire troppo imbolsiti e che non sembrano fare altro che provocarsi a vicenda per tutto il film.
Poteva essere interessante, se fosse stato scritto meglio, l’idea di spostare il contesto dell’eroe della strada all’interno delle mura carcerarie descrivendo un microcosmo diverso con le sue necessarie regole di sopravvivenza. La boxe diventa quindi il principale strumento per dimostrare il valore degli uomini.

lunedì 24 dicembre 2012

May


Titolo: May
Regia: Lucky McKee
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

May è una giovane ragazza dall'infanzia difficile che non conosce il significato dell'amicizia e dell'amore. Lavora in una clinica per animali e vive da sola con la sua unica vera "amica", una bambola che la madre gli regalò quando era ancora piccola.
Dopo l'ennesimo tentativo fallito di conquistare l'uomo dei suoi sogni, deciderà di costruirsi l'uomo perfetto usando le parti delle sue vittime

McKee è uno di quei registi che maturano film dopo film.
Questo suo esordio non è certo da trascurare anche se il passo più importante si rivelerà quello di THE WOMAN. A suo agio anche nell’adattare episodi dei MOH, la sua particolarità è giocata dalla regia e dal taglio delirante che si imprimono bene nella prova e nella catarsi della protagonista.
A metà tra il dramma psicologico e alcune connotazioni splatter-gore, May ha dalla sua inoltre una storia quantomeno originale che se anche ricalca alcuni aspetti già visti, apre un’ottima analisi sulla costruzione della follia. Non è un film semplice e McKee lo sa dal momento che scegliendo questa particolarità imbocca, con la facile possibilità di perdersi a metà strada, un lungo viaggio nel senso di emarginazione, del rifiuto e della solitudine, che viaggiano a pari passo con i sentimenti provati dalla protagonista.
La fragilità femminile e il suo lato deviato sono espressi bene, forse l’unica critica è proprio in quello che May raccoglie e la lunga sequela del modus operandi della ragazza alle volte sembra un po’ troppo noioso e prevedibile.

sabato 10 novembre 2012

Debito di sangue


Titolo: Debito di sangue
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo aver subito un trapianto di cuore, l'agente federale Terry McCaleb decide di ritirarsi dall'FBI e di andare a vivere sulla sua barca nel porto di Los Angeles. I suoi piani vengono però sconvolti dalla sorella della donatrice del suo nuovo cuore che gli chiede di investigare sulla misteriosa morte di quest'ultima. Contravvenendo ai consigli del medico e con l'aiuto di uno zelante vicino di casa accetta l'incarico. Tutti gli indizi sembrano condurre le indagini verso 'The Code Killer', un serial killer a cui Terry ha dato a lungo la caccia.

L’eroe fragile possiede un cuore. Su questa breve log-line si potrebbe partire per parlare del film di Eastwood. Staccandosi di netto da alcune prese di posizione di altri suoi film o anche solo disegnando un personaggio per certi versi meno duro ma più umano compie un importante passo avanti.
Se poi contiamo che senza essere un film originalissimo, nel senso che come dramma poliziesco e come thriller è perfettamente in linea con gli standard, non aggiunge nulla di nuovo, crea invece quella mistura di sentimenti e dolorose riflessioni che non sembrano far parte del repertorio del noto regista e attore.
Ritorna a filmare la sua California anticonvenzionale, analizzando spesso, come il suo cinema dimostra, quegli scorci e quegli squarci che sembrano interessare solo uno sguardo potenzialmente critico e inossidabile.
Il limite poi della storia diventa funzionale in un finale  davvero niente male.

sabato 4 agosto 2012

Time Machine


Titolo: Time Machine
Regia: Simon Wells
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Alexander Hartdegen, scienziato e inventore, vuole dimostrare che è possibile viaggiare nel tempo. La sua volontà diventa ostinazione dopo una tragedia personale che lo spinge a voler cambiare il passato. Sperimentando le sue teorie con una macchina del tempo di sua invenzione, Hartdegen viene scagliato nel futuro a 800.000 anni di distanza, e lì scopre che il genere umano è diviso in cacciatori... e prede.

I romanzi di H.G. Wells negli ultimi anni sono stati sfruttati così male che probabilmente l’equazione tecnologia-modernità non ha saputo fare da paiolo al grande maestro della fantascienza.
L’UOMO CHE VISSE NEL FUTURO è un film inimitabile per raffinatezza e meticolosa costruzione della sceneggiatura.
Di tutti questi elementi negli ultimi anni come appunto dicevo si è persa traccia. Se è anche vero che il film di Wells ha dei buoni momenti, non è comunque all’altezza degli intenti e infatti rivendica solo uno spirito commerciale e poca innovazione.
I viaggi temporali, unico vero motore dell’azione, sono pochi e limitati con una superficialità di fondo che non riesce a far calibrare il film.
Dialoghi e montaggio sbrigativi, Pearce che ci crede solo in parte e un finale davvero troppo buttato lì.
Un’occasione mancata, ed è un peccato.

giovedì 14 giugno 2012

Cypher


Titolo: Cypher
Regia: Vincenzo Natali
Anno: 2002
Paese:  Usa
Giudizio: 3/5

Morgan Sullivan decide di accettare un ruolo di spia industriale per la Digicorp, multinazionale della tecnologia. Un incarico apparentemente molto semplice che richiede che lui impersoni l'anonimo Mr. Thursby e registri alcune conferenze.
Troppo semplice, come Morgan presto scoprirà. Il suo nuovo lavoro ha un fascino irresistibile, come vivere un sogno per uscire da una quotidianità soffocante, ma quanto di questo dipende dalle frustrazioni di Morgan e quanto da qualcos'altro?

Vincenzo Natali da sempre ha sposato il genere della fantascienza dimostrando, soprattutto all’inizio, come con un budget scarso e risicato si possa arrivare a fare un film come si deve. E così dopo THE CUBE, film che accese i riflettori su questo sconosciuto regista, Natali sforna un secondo tentativo anche se diversificando totalmente la storia e il soggetto, prerogativa che contraddistingue ogni sua pellicola.
Cypher ha dalla sua uno script davvero soddisfacente contando che il ritmo alle volte fatica a decollare e gli attori, in particolare la Liu, non mantengono sempre la stessa catarsi.
Il problema e il punto di forza del film è la mancanza di originalità del tema, trattato e abusato oramai da quasi tutti gli Urania, incorporando alcuni temi abusati ma sempre al passo con i tempi come Il confine tra realtà e sogno oppure la voglia di evasione dell'individuo ed alla strumentalizzazione che le multinazionali esercitano continuamente sui loro dipendenti in maniera più o meno velata.
E’un film lento in cui ci vuole una buona dose di attenzione e di pazienza soprattutto se si è abituati allo stereotipo modello americano in cui si preferiscono le esplosioni alle parole,
Alcune buone atmosfere sono il risultato di una fotografia minimale che cerca di riprodurre un’ambientazione fantascientifica soddisfacente senza esagerare sugli effetti speciali

domenica 1 aprile 2012

Era mio padre


Titolo: Era mio padre
Regia: Sam Mendes
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Illinois, 1931. La zona è sotto il controllo del gangster irlandese John Rooney; suoi luogotenenti sono il figlio Connor Rooney e Michael Sullivan, Sr. detto l'Angelo. Michael all'apparenza conduce una vita normale con una moglie, Annie e due figli Michael Junior e Peter che ignorano quale sia il vero lavoro del padre. Una notte, spinto dalla curiosità, il figlio più grande si nasconde dell'auto del padre e assiste ad un regolamento di conti con alcuni gangster rivali. Connor vede Michael Jr e sta per ucciderlo in quanto testimone oculare ma il padre lo ferma.

Il secondo film di Mendes dopo l’originale AMERICAN BEAUTY ha il vantaggio di scommettere su un genere in disuso nelle produzioni cinematografiche odierne ovvero il noir. Anche se con qualche eccezione rispetto alle regole del genere contando che nel noir la presenza dei bambini non è molto tollerata mentre qui è addirittura il protagonista, il resto con molta accuratezza cerca di dare enfasi al periodo del Proibizionismo e al soggetto riuscendoci anche se con qualche piccolo difetto.
Il rapporto padre-figlio è davvero commovente così come il viaggio di formazione e dell’eroe del piccolo protagonista accompagnato da un padre che riesce a farlo diventare addirittura complice della spirale di vendetta facendogli presto capire come non abbia spazio per il gioco e le fasi di crescita divenendo presto un uomo. E’proprio la drammaticità del rapporto creata e sviluppata da Hanks in evidente stato di grazia che funge da paiolo con l’importanza e la perfezione della narrazione (basti pensare al fatto che la voce narrante riesce a non dare fastidio e non è cosa da poco).
Un uomo che si fa giustizia colpendo tutti i vertici della malavita e abbastanza esagerata come obbiettivo ma Mendes sa che carte giocare e a partire dal funzionalissimo cast riesce a mantenere un’atmosfera catartica e struggente con una perfetta fotografia di Conrad L. Hall che vinse l’oscar anche se questo è un particolare senza nessun significato.
Il dato importante e che le gesta di John Looney furono oggetto di fumetto e poi presi i diritti divenne un film prodotto dalla Dreamworks di Spielberg e che rimane l’ultimo film interpretato dal bravissimo Newman.

martedì 15 novembre 2011

Resurrection


Titolo: Resurrection
Regia: Jang Sun Woo
Anno: 2002
Paese: Corea del Sud
Giudizio: 2/5

Joo, fattorino di un ristorante e abbastanza sfigatello, passa tutto il suo tempo libero in una sala giochi e ripone tutte le proprie speranze di gloria nel sogno di diventare un gamer professionista. Presentatagli l'opportunità di partecipare a uno strano gioco virtuale (chiamato "The Resurrection"...), senza pensarci due volte si tufferà letteralmente dentro un'avventura ludica che non assicura il ritorno alla vita reale.

I coreani anche se sbagliano dovrebbero alle volte avere dei riconoscimenti come anche i giapponesi e gli austriaci per idee più malate e deviate.
In questo caso poi il film in questione è un super-kolossal coreano con più di 10 milioni di budget e girato in quattro anni, con una post-produzione che fra traversie innumerevoli e riuscita infine a portare a termine il secondo e forse ultimo film di Sun Woo poiché il film è stato un evidente fiasco e forse le produzioni vogliose di incularselo si guardano bene sull’investire nuovamente sul regista.
In questo caso l’assunto della piccola fiammiferaia con una sorta di gioco on-line (a metà tra JOHNNY MNEMONIC, STRANGE DAYS, EXISTENZ e quando si parla di bande non manca la citazione a THE WARRIORS come nelle sparatorie l’immancabile MATRIX) in cui bisogna farla innamorare di sé e poi ucciderla facendola morire di freddo. Diciamo una di quelle scommesse che fa godere a priori ogni afecionados della sci-fi contemporanea ma che però vuole anche un minimo di coerenza in fase di scrittura.
Naturalmente il regista non ci riesce, complice anche un protagonista davvero sfigato e una storia che anche se assurda poteva spiazzare in modo diverso.
Non è ancora una volta così è tra un luogo comune e un altro, tra sparatorie e personaggi ai limiti della tamarria conclamata, si assiste a orrori di sceneggiatura, tra i capitoli del film (che segnano e dividono le parti come in un film di Tarantino) compare la piccola fiammiferaia (odiosa più del morso delle zanzare) che spara a destra a manca a chi non le da l’elemosina con tanto di mitra…

lunedì 11 aprile 2011

Regole dell'attrazione

Titolo: Regole dell'attrazione
Regia: Roger Avary
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Quali sono le regole dell'attrazione dei giovani d'oggi? Scopriamole insieme in un college americano.
Tutti contro tutti. Non ci sono regole ognuno cerca l'amore come può.

Roger Avary è una di quelle "promesse" fallite nel senso che si diceva tanto su di lui dopo KILLING ZOE che poi non era niente di che ma piuttosto una di quelle opere che seguiva Tarantino neanche come una iena al guinzaglio.
Poi è passato ad un film sconosciuto a quasi tutti i comuni mortali che risponde al nome di MR.STICH-PENSIERI RESIDUALI con Rudger Hauer.
Il suo terzo film sembra quasi uscire dai territori del gran visir delle scopate e dei degeneri giovanili che risponde al nome di mr Gregg Araki.
Solo che Avary non è Araki ma comunque a mio parere questo è il suo film migliore.
Se non altro perchè ha il pregio di non prendersi sul serio e questo film è tutto tranne che qualcosa di serio dunque a partire da ciò vi lascio intendere quali saranno le tematiche di cui si occupa.
Una consumazione di corpi condito da un nichilismo spietato questa potrebbe essere la log-line perfetta per sintetizzare la pellicola.
I segreti di questo film, che comunque a chi interessasse la tematica merita una visione, sono il cast puntellato da giovani promesse su cui spicca ma non certo per il talento recitativo James Van Der Beek, l'inguardabile Dawson di quella inguardabile saga di nome Dawson'sCreek.
Poi c'è il tipo di Lost che nella saga muore quasi subito e infine qualche comparsata per chiudere il finale.
Un montaggio a tratti ipertrofico ma incastonato bene e alcune trovate interessanti(monologhi del nonsense, il suicidio della ragazza, il viaggio di Victor).
Spacciatori,droghe,scopate facili,puttane,gay e lesbiche,una borghesia che dilaga e che corrompe i già corrotti giovani americani di quelle speciali college che accolgono tutto tranne che i neuroni necessari allo studio.



martedì 22 marzo 2011

Posto dell’anima

Titolo: Posto dell’anima
Regia: Riccardo Milani
Anno: 2002
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

La chiusura di una multinazionale americana ha il conseguente licenziamento di tutti gli operai della fabbrica, mette sotto sopra il vicino paese. Alla lotta degli operai, che non si arrendono al licenziamento, si intrecciano le loro vicende personali e familiari...

I film sulle lotte operaie e gli sviluppi delle proteste e delle azioni di sciopero sono un elemento delicato che andrebbe sviluppato con una certa accortezza senza mai cadere nel patetico o cercare di forzare la storia per strappare qualche lacrima come è solito nel nostro cinema negli ultimi trent’anni.
Purtroppo Milani dopo il suo unico buon film (LA GUERRA DEGLI ANT0’) cerca con un cast di tutto rispetto di ripercorrere le vicissitudini di tre amici che cercano di opporsi e di cambiare qualcosa all’interno dello spirito della comunità lavoratrice aprendo addirittura un pastificio.
Ci sono però delle parti inverosimili e altamente fastidiose come il finale per la Cortellesi e il disastroso viaggio in America in tutti sensi macchietta dei soliti luoghi comuni.
Senza compromessi i protagonisti, Orlando il più riuscito, cominciano una battaglia che si sviluppa su rami diversi tenendo conto delle diversità. Un messaggio quindi per tutti i lavoratori che oggigiorno si sentono abbandonati ma che invece dovrebbero trovare nella cooperazione la giusta canalizzazione degli obbiettivi. Se questo era l’obbiettivo Milani di certo non ci è riuscito.

Returner

Titolo: Returner
Regia: Takashi Yamazaki
Anno: 2002
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Anno 2084. Dopo un’invasione aliena che minaccia di distruggere la razza umana, una giovane ragazza di nome Milly viaggia a ritroso nel tempo e arriva nel 2002. Qui ingaggia Miyamoto, killer di professione, per aiutarla a impedire lo scoppio della guerra.

Takashi Yamazaki è un regista che deve avere veramente poche idee, è quelle poche sono mischiate male come un quadro picassiano fatto interamente di plagi. Returner è un film dichiaratamente tamarro che si rifà ad una lunga serie di film d’azione e d’avventura americani. Qui si potrebbero veramente fare un elenco di film a cui il regista si è ispirato come LEON (rapporto lui-killer,lei-povera ragazza indifesa. In più c’è anche una vecchia che informa Miyamoto sul lavoro, una specie di Tony), TERMINATOR 1e 2 (lei che viene dal futuro per distruggere la minaccia delle macchine/alieni, poi la battaglia nel futuro, gli alieni che riescono ad intrufolarsi nell’ultimo accampamento umano), addirittura quel film a mio parere penoso e strappalacrime che è E.T. (la scena fatta con le pezze degli alieni e dell’astronave e veramente squallida), per poi finire con MATRIX (quante volte si vede la scena dei proiettili…)
Nel finale della storia Returner è un film che oltre ad esibire inutili effetti speciali non convince. Partendo dal presupposto che qualcuno potrebbe pensare all’uso satirico e parodico dei film americani da parte di Yamazaki, il concetto non vale dal momento che il film cerca di prendersi sul serio. La storia per quanto ridicola riesce addirittura a perdersi in sottotrame lacunose e certo non aiuta vedere un Takashi Kaneshiro spaesato che ammucca come un pesce lesso tirandosela come un vero duro.

domenica 20 marzo 2011

Dark Water

Titolo: Dark Water
Regia: Nakata Hideo
Anno: 2002
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Yoshimi, giovane donna appena divorziata, si trasferisce nella sua nuova abitazione assieme alla figlia di sei anni Ikuko. Il condominio non sembra essere abitato da nessuno a parte il portinaio che non sembra accorgersi di nulla e qualche vecchietta silenziosa. Durante l’ispezione della casa che appare umida e tetra, l’agente immobiliare nasconde a Yoshimi una strana macchia d’umidità sul soffitto.
Ikuko si adatta velocemente al nuovo asilo, mentre Yoshimi è impegnata alla ricerca di un nuovo lavoro come correttrice di bozze.
Intanto in casa la strana macchia comincia a gocciolare sul pavimento e a nulla servono le bacinelle messe da Yoshimi. Così tra l’indifferenza generale del condominio e la macchia che inizia ad espandersi, evolve il mistero con la scomparsa, targata dieci anni prima, di una bambina di nome Mitsuko.
Mitsuko, una bambina piccola con i capelli scuri e uno sguardo impassibile, sembra essersela presa proprio con le due donne così, con annunci e apparizioni, comincia ad espandere la sua rabbia sotto forma d’acqua putrida.

Ci troviamo di fronte ad uno dei film horror giapponesi contemporanei meglio apprezzati dalla critica. Nell’insieme dei film horror che annoverano nella stessa serie, in cui può essere collocato un film come questo, pellicole come THE RING, JU-ON, THE GRUDGE e altri cento che forse non sono così famosi, certo non poteva mancare un elemento basilare come l’acqua a dare sfondo al tema.
Insomma niente di nuovo sul fronte orientale horror che introduce bambine con i capelli scuri, luoghi sempre inquietanti e claustrofobici, corpi in via di putrefazione, corpi che scendono dai soffitti, telefonate che arrivano con il telefono spento(mi spiace Miike).
Dark Water è un tipico esempio di thriller in cui si ha un crescendo di tensione tutto sommato convincente. L’annuncio del pericolo arriva comunque molto in fretta rispetto allo sviluppo del film creando così un processo d’ironia drammatica che aiuta lo spettatore durante tutto il primo atto in cui serve.
Le due protagoniste convincono e riescono a non annoiare in un film con ritmi molto lenti. Uno stile direi più che apprezzabile( la fotografia e le riprese nei film orientali di solito sono sempre eccellenti) un ritmo che a volte sbanda un po’ senza però uscire di tema e un finale classico.
I temi sono il rancore, la perdita di qualcuno di caro, la rabbia, l’angoscia, temi anch’essi classici e stra-adottati dal genere.

2009-Lost Memories

Titolo: 2009-Lost Memories
Regia: Lee Shi-Miung
Anno: 2002
Paese: Corea del Sud
Giudizio: 2/5

Dopo lo sgancio dell'atomica su Berlino, Stati Uniti e Giappone vincono la seconda guerra mondiale. 2009, Seul, terza città del Grande Impero dell'Estremo Oriente. Due agenti del Japanese Bureau of Investigation vengono incaricati delle indagini sul furto da parte di una organizzazione anti-governativa in una mostra archeologica.

L’opera prima di Lee Shi-Miung si riallaccia al filone sci-fi per un paese dalla densa e consistente produttività in vari generi.
In questo caso la storia a parte essere pretenziosa diventa solo un pretesto per arrivare ad approfondire tematiche più interessanti.
Memorie perdute è un film di fantascienza per la maggior parte in c.g, lungo a tratti noioso ma con alcune scene d'azione notevoli anche se poi scade in un pateticismo retorico. Questo perchè sgominato l'attentato il vero problema rimane la Inue corporation, multinazionale giapponese che controlla le menti dei suoi collaboratori da 100 anni.
Lento e lungo oltre che impacciato in alcuni punti.
Si salva una regia all'avanguardia insieme alla fotografia ma non all'interpretazione didascalica dei personaggi, caricature di loro stessi.

Deathwatch

Titolo: Deathwatch
Regia: Michael J.Basset
Anno: 2002
Paese: Gran Bretagna/Francia/Germania/Italia
Giudizio: 3/5

Prima Guerra Mondiale. La prima linea inglese sta preparando un assalto notturno alle trincee tedesche. Charlie Shakespeare, un giovane soldato, avanza terrorizzato per il campo di battaglia. I gas avanzano verso gli uomini, che cadono morti come mosche. I sopravvissuti, tra i quali Shakespeare, perdono l’orientamento. Entrano in una trincea nemica, e trovano un soldato tedesco. E’ impazzito, terrorizzato, urla a tutti di scappare prima che tutti muoiano.

Primo film del regista Michael J.Basset e già un piccolo capolavoro. Il film miscela il genere horror(anche se non è proprio così…) e il genere war-movie. Ne esce un film discontinuo nelle tematiche ma assolutamente di indubbio interesse. Il regista come si vedrà poi nel seguente film “Wilderness” è un piccolo analista. Riesce a studiare così bene i personaggi da non renderli mai spocchiosi o noiosi. Tutti hanno delle caratteristiche ben precise e tutti nascondono segreti e demoni. La cosa che più colpisce è il dettaglio con cui viene curato ogni particolare in questo film.
In questo caso credo che il budget sia simile a quello del film successivo. Il regista intanto grazie a delle location strepitose e un cast che si identifica perfettamente con i personaggi alza moltissimo il livello qualitativo della pellicola che se anche esce ogni tanto fuori dalle virgole, mantiene un distacco netto da molte stronzate-new-horror.
Il cast include Jamie Bell, Andy Serkis. Certo qui il taglio europeo si vede.
Bello il finale, con Friedrich che non si sa bene che ruolo abbia, le teorie su questo film(da non sottovalutare) non mancano e l’ultima immagine fa pensare nella teoria numero 1, ovvero…che i soldati sono morti durante l'attacco alle trincee tedesche mostrato all'inizio della pellicola, e la trincea in cui si ritrovano all'uscita dalla nebbia rappresenta una sorta di purgatorio per i peccati commessi nelle loro vite. Gli uomini che scappano o che vengono uccisi dai loro stessi compagni sono liberi di iniziare una nuova vita, mentre gli uomini uccisi o attaccati dalla trincea dovranno ripetere l'intero processo, sotto gli occhi di Friedrich che rappresenta un tipo di "giudice”

Bright Future

Titolo: Bright Future
Regia: Kyoshi Kurosawa
Anno: 2002
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Yuji e Mamoru, lavorano in una lavanderia industriale e condividono lo stesso appartamento. Il taciturno Mamarou passa il tempo a contemplare nell'acquario la sua medusa rossa velenosa, mentre Yuji continua a comportarsi da eterno adolescente. Il loro datore di lavoro, un uomo dominato dalla moglie e dalla figlia, spera di rifarsi una vita frequentando i due ma presto Mamoru…..

Kiyoshi Kurosawa è attualmente uno dei registi più interessanti del panorama giapponese. E’ un autore nel senso che la cura e la maniacalità che sceglie per ogni sua opera è cosa assai nota. La sua è una filmografia varia che permette di studiare e indagare il cinema in un suo percorso che si distacca da molti altri registi, dal dramma al ghost-movie. In questo caso il film è puramente drammatico. Interamente girato in digitale e dalla durata di quasi due ore colpisce all’inizio per la monotonia con cui vengono descritti i personaggi e come vengono descritte le azioni. Entrambi sembra che aspettino qualcosa che non è chiaro neanche a loro. Giovani persi che si interrogano sul loro futuro senza costruire niente ma solo cercando riparo dietro piaceri effimeri. Da quando arriva a casa loro il datore di lavoro, un uomo frustrato completamente dominato dalla moglie e dalla figlia (basta una sola scena quella della cena per fare economia di immagini e far capire immediatamente le posizioni) e dopo la strage di Mamoru il film assume uno spessore particolare focalizzando il rapporto tra il padre del ragazzo defunto e Yuji, il coinquilino di Mamoru il quale non sa spiegare la strage dell’amico ma vuole realizzare il sogno di Mamoru: gettare nel fiume di Tokyo la medusa rossa velenosa in modo tale da adattarla all’ambiente e far sì che si riproduca.
Kurosawa analizza molto bene i personaggi. Usa uno stile lento e ipnotico che ti cattura dall’inizio alla fine del film. Almeno tre raporti vengono esaminati con una perizia assai singolare. Gli attori sono tutti molto bravi: Odagiri Joe(Yuji), Asano Tadanobu(Mamoru), Fuji Tatsuya, Ryo. Naturalmente la regia, sceneggiatura e montaggio sono curati dallo stesso Kurosawa. La fotografia è di Yamasaki Hiroshi. Il film è stato girato con un budget risicato ed è ancora una volta una dimostrazione di come con una buona sceneggiatura e dei bravi attori si possano fare miracoli.
Almeno due scene memorabili: quella dell’esodo delle meduse e gli strani vestiti con annessi e connessi usati dalla banda di teppistelli che Yuji conosce per strada.