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giovedì 23 marzo 2017

Alien 4

Titolo: Alien 4
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Quarto episodio della storia di Sigourney-Ripley. Nella base spaziale di Auriga si sperimenta la clonazione. Alcuni tentativi riescono, altri no. Ripley ce la fa, viene resuscitata e riprende la sua missione di difesa del genere umano dagli alieni. Con dramma altissimo, perché lei, si sa, umana non è. Gli sceneggiatori si sono sforzati di proporre qualcosa di nuovo. Vedremo un quinto salto mortale?

Jeunet non ha bisogno di presentazioni così come non ha bisogno di presentazioni una delle saghe più famose della fantascienza che a dispetto di altre non è stata brutalizzata con i vari e indecenti sequel.
Jeunet sa il fatto suo e la sua messa in scena è sempre riconoscibile così come la scenografia che in questo caso ricorda per alcuni aspetti LA CITTA'DEI BAMBINI PERDUTI soprattutto nelle scene all'interno dei laboratori. Il risultato non è eccellente come i primi due capitoli (ALIENS di Cameron rimane per ora il mio preferito), ma essendo decisamente più action e tamarro degli altri capitoli, una sorta di b-movie sul genere, rimane un prodotto validissimo con diverse scene originali e un ritmo forsennato che non lascia momenti morti nella narrazione.
Spiega e critica gli orrori sugli esperimenti umani (eccellente la sequenza in cui Ripley incendia i cloni incompleti sottolineando la mostruosità di queste pratiche scientifiche), critica la scienza come sostituto di dio per creare esperimenti di laboratorio che si ribellano all'uomo, mostra come nonostante la tecnologia le macchine non siano in grado di intrappolare l'alieno e infine tanti altri elementi.
Il cast è ottimo, alcune scene come Ripley che si lascia avvolgere dalla Grande Madre Aliena (aka la Regina) è una signora scena così come tutta la parte action dall'inseguimento sott'acqua fino alla morte di Christie.
E'un film che nella sua apparente ripetitività a differenza di altri film riesce a cogliere diversi spunti e segnali per riuscire ad essere incisivo e con un'atmosfera che riesce ad aderire bene ai risvolti della trama e a rendere ancora più carichi di significato i colpi di scena.
La storia scritta da Joss Whedon (AVENGERS, QUELLA CASA NEL BOSCO, BUFFY, etc) si rivela ancora una volta una garanzia di alto livello per un estimatore della narrativa fantastica, distopica e post-contemporanea.
Il finale dopo il sacrificio del Capo Espiatorio diventa davvero crudo e viscerale...un'altra cosa è il linguaggio e la caratterizzazione dei personaggi che rendono come dicevo il film scoppiettante quanto volgare, pur non essendo mai superficiale ma anzi volendo forse dire che in fondo usare un linguaggio volgare non fa che dimostrare che a distanza di 200 anni il genere umano non è cambiato.



martedì 17 gennaio 2017

Starship Troopers

Titolo: Starship Troopers
Regia: Paul Verhoeven
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Tratto dal romanzo di Robert Heinlein. In un futuro dove regnano ordine e disciplina grazie a truppe superaddestrate, arrivano i soliti alieni terrificanti dalla forma di immensi insetti. Ecco che i "fanti dello spazio" possono mettere in campo tutta la loro preparazione. Solita indigestione di effetti speciali col solito "pizzico di ironia" che dovrebbe essere un valore aggiunto ed è invece un valore tolto. Nessun "nome", tutti giovani e muscolosi.

Starship Troopers è il tipico giocattolone sugli alieni che dato in mano a chiunque ne avrebbe sancito una sconfitta totale o meglio qualcosa di puro intrattenimento da dimenticare dopo poche ore.
Qui in cattedra abbiamo Verhoeven, un veterano e "precursore"di un certo tipo di sci-fi, ovvero uno dei registi più imprevedibili, singolari, affascinanti e anticonformisti di quel periodo.
Cosa fa il nostro buon regista facendo un collegamento con Dante per il suo film SMALL SOLDIERS sui giocattoli. Crea un'apparente dimensione ludica fracassona per arrivare invece ad una critica potente che non risparmia nessuno. Mentre però Dante usava l'astuzia prendendo i giocattoli come critica alle multinazionali, qui Verhoeven gioca molto più sporco e spinge la marcia con dosi di violenza e sangue incredibili.
Critica alla guerra, alla propaganda, come valore e bene supremo per i soldati, la fanteria è metafora della carneficina voluta dall'alto, i soldati non possono che essere automi e gregari che credono in un'ideale che non ha niente a che vedere con loro. Ho apprezzato la scelta di usare attori "sconosciuti" e bellocci dove l'immedesimazione è praticamente impossibile vista l'idiozia e la pochezza di valori, soprattutto se contiamo che nel romanzo erano filippini mentre qui il regista si prende gioco ancor di più mettendo rampolli bellocci Usa. Per chi fare allora il tifo: gli insetti è vero che fanno schifo, ma gli yankee idioti colonizzatori che conquistano di certo non fanno bella figura, soprattutto quando la disfatta arriva nel momento in cui l'esercito senza tattiche si muove alla ceca in terra straniera...più palese di così.
E poi il sangue, la carneficina, i mostri fatti benissimo e fortissimi che non cadono al primo sparo in cui non possiamo dimenticare il mostro finale che cuccia letteralmnete il cervello dai soldati per scoprire i piani del nemico. L'assenza del politicamente corretto creando questa grossa metafora in cui viene criticata l'amministrazione del governo americano degli ultimi tren'anni grazie ad un regista olandese che sembra prendersi la sua rivincita in terra straniera.
Verhoeven ha cambiato profondamente la fantascienza fracassona degli anni '90 con tre film importantissimi dove a parte questo dobbiamo citare per forza ATTO DI FORZA e ROBOCOP.


sabato 14 settembre 2013

Mimic

Titolo: Mimic
Regia: Guillermo Del Toro
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una vecchia leggenda metropolitana narrava di un alligatore albino nella fogna e negli anfratti della subway newyorchese. Esattamente quello che succede, questa volta sul serio, nella metropolitana che si popola di insettoni giganteschi, creati da un esperimento genetico. La responsabile è una scienziata che, con una ""pattuglia eroica"" variamente assortita deve lottare con i famelici scarafaggi, il cui potere principale è quello del mimetismo

Se con mimetismo si intende la capacità di ingannare un predatore, imitando altri esseri viventi che possano incutere timore per la loro pericolosità, l'horror di Guillermo Del Toro, allora con i suoi pochi mezzi e un cast eterogeneo fa quello che può.
Interessante sia nella sua struttura, solo nella metà perde ritmo e azione, e anche nella sua variabile nonchè ipotetica spiegazione scientifica. Trattandosi di insetti geneticamente modificati, quello che il regista fa e creare delle analogie tra insetto e umano davvero prelibate come nella scena in cui la protagonista nella metro entra in contatto con una di loro sotto mentite spoglie.
La componente urbana composta per lo più di fogne e la location principale inquadrando bene lo spazio in cui il regista si muove senza mai richiamare all'ordine troppa gente ma invece concentrandosi sempre su pochi personaggi.
Un b-movie che è tanto servito al regista prima di muoversi su altri orizzonti per poter sperimenatre e specializzarsi meglio sui mostri.
Del Toro mentre lavorava sugli insetti era così preso che la Sorvino gli chiese per chi facesse il tifo se per gli insetti o gli umani. Il messicano sorride

giovedì 17 gennaio 2013

Spawn



Titolo: Spawn
Regia: Mark A.Z.Dippè
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Cinque anni dopo essere stato assassinato dai colleghi dei servizi segreti americani, Al Simmons fa un patto con il diavolo per tornare sulla terra e rivedere Wanda, la donna della sua vita. Al risorge nelle vesti di Spawn, un cavaliere delle tenebre dal volto sfigurato con il compito di guidare l'armata del demonio nella distruzione della razza umana.

Spawn purtroppo non è venuto granché bene. A me sinceramente non è dispiaciuto del tutto perché trovo che sia a tutti gli effetti una pellicola trash e selvaggiamente weird.
Numerosissimo limiti di budget e ovviamente di effetti in c.g incidono sull’inevitabile destino di questa pellicola. Contando poi che Spawn è stato uno dei fumetti più letti e venduti al mondo allora le aspettative da parte di tutto il fan club erano davvero alte.
Effettivamente al di là del fatto che il mestiere insegna che se una cosa non si può fare è meglio che non venga gatta e così vale per l’arcinemico Malebolgia mentre si salva in extremis Violator con un sempre bravo Leguizamo, forse anche l’unico che si salva di un cast sbagliato in partenza.
Il problema poi dell’adattamento dal fumetto di Todd McFarlane è quello di aver voluto buttare troppa carne al fuoco, aver infilato poi un marmocchio fastidioso e facendo sembrare Spawn un lebbroso.
Spawn è uno di quegli esempi di b-movie ignorati da tutti e insultato e maledetto, eppure non lo so quando mi è capitato di vederlo ho riso e sorriso per la miriade di cazzate del quale il film è totalmente pervaso.



lunedì 24 dicembre 2012

Man in Black


Titolo: Man in Black
Regia: Barry Sonnenfeld
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dal 1963 gli extraterrestri sono tra noi: sbarcano clandestinamente, assumono sembianze umane e i più s'integrano pacificamente. Nessuno lo sa, tranne il governo degli USA che ha costituito una sezione speciale per il controllo dell'immigrazione. Ne fanno parte il bianco K (Jones) e il nero J (Smith) che danno la caccia a un malvagio scarafaggione alto tre metri infilatosi nel corpo di un contadino-camionista

Gli uomini in nero in realtà dovrebbero far paura. Basta leggere il libro di John Keel “The Mothman Project” per farsi un’idea su come gli agenti investigativi e non appaiano assolutamente fedeli alla dura linea conservatrice americana.
Sonnenfeld fa qualcos’altro, smontando i cardini di queste apparenti e rigide icone, facendole invece apparire come agenti segreti che riescono in un qualche modo a risultare comici nella loro caratterizzazione e nella loro freddezza.
Come sempre c’è quello serio e quello che viene messo alla prova e appare più idiota.
Man in Black è la prova che anche alcuni giocattoli posso risultare funzionali e ottimi prodotti d’intrattenimento. Miscelando bene spy story, fantascienza, azione e comicità, Sonnenfeld, autore della trilogia e dei due film LA FAMIGLIA ADDAMS, riesce a far convergere tutto un corollario di fattori abbastanza originali contando che una contaminazione del genere ancora non si era vista.
Attraversando anche la parodia, il film è molto azzeccato nella scelta dei personaggi, del modus operandi, degli antagonisti, dei sorprendenti effetti speciali in c.g e tutto il resto.
Senza prendersi mai sul serio, è su questo che il film ottiene il maggior risultato, Man in Black esalta la sua spinta action sfruttando la paura ancora intrinseca in buona parte del popolo yankee su tutti quei misteri che partono dagli ufo per arrivare a qualsiasi tipo di mutazione, mostri e quant’altro.

venerdì 18 maggio 2012

Cop Land


Titolo: Cop Land
Regia:  James Mangold
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nella tranquilla cittadina di Garrison, abitata per la maggior parte da poliziotti, lo sceriffo Freddy Halfin, riesaminando un vecchio caso scopre che un poliziotto dato per morto in realtà non lo é..

In Cop Land Stallone è grasso, apparentemente stupito, tardo e sordo da un orecchio. Bastano già solo tutte queste componenti a mettere in difficoltà la recitazione di un super-colosso dei muscoli e dunque vedere che piega prenderà il suo personaggio, peraltro il protagonista della vicenda.
In realtà il risultato è meno deludente del previsto.
Mangold è abituato ad avere un cast stellare e riesce a gestire gli attori con molta scioltezza dimostrando una certa versatilità soprattutto quando ci sono di mezzo colossi non ancora sputtanati come De Niro e Keitel e soprattutto contando che è al suo secondo film.
Il punto di forza di questa pellicola è la costruzione della storia nella sua interezza.
Un film con una trama lineare che si sposa bene sulla scelta dei personaggi e approfondisce i dialoghi, la caratterizzazione e la psicologia. E già questo è il segnale che da un certo tono alla pellicola senza lesinare sull’azione e senza farne diventare un’icona senza senso. Sembra quasi di assistere ad un western urbano fatto di intrighi e misteri, di detti e non detti. Per alcuni aspetti MYSTIC RIVER lo ricorda e non poco.

lunedì 22 agosto 2011

The Night Flier


Titolo The Night Flier
Regia: Mark Pavia
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Un aviatore notturno semina il panico lasciando una scia di cadaveri nei piccoli aeroporti nei dintorni di Washington. Un giornalista di "Inside View" viene incaricato di seguirne le gesta e scrivere un articolo su di lui. Ben presto però si accorgerà che non si tratta di un serial killer ma di un essere che sembra essere uscito dagli inferi.

Ricordo di aver visto il volatore notturno quando uscì al cinema quindici anni fa e forse era stato uno di quei momenti in cui capii subito che l’horror mi trasmetteva delle sensazioni e delle paure di cui non potevo fare a meno. Tralasciando i ricordi, menziono questo tra i film più riusciti delle trasposizioni dei libri dell’immenso King. Il perché si potrebbe semplicemente tradurre con l’atmosfera molto dark e cupa, notturna e piovosa che trasmetteva una suspance che potevi tranquillamente affettare con un coltello e degli attori che ci credevano ingaggiando una sfida tra giornalisti inquietante quanto morbosa, mostrando come alcuni di loro siano assolutamente senza scrupoli e quindi sviluppando una critica feroce verso un certo tipo di giornalismo spietato.
Un film che partiva come una sorta di thriller-giallo per poi svilupparsi, certo con i suoi tempi, verso l’horror con alcune pregevoli scene macabre.
L’idea poi di scomodare un signor vampiro brutto e deforme capace come Proteo di cambiare aspetto potrebbe fare storcere il naso a parecchi amanti di questa leggendaria figura che da sempre ha appassionato letteratura e cinema ma in questo caso è caratterizzato in maniera alquanto atipica,diventando  l’elemento mancante che chiude un puzzle di inaspettata bellezza.
Pochi dialoghi, fotografia cupa, un vampiro anomalo per i comportamenti che siamo abituati a vedere da parte di registi più estrosi e Miguel Ferrer che con quella sua faccia da cazzo riesce a rendere verosimile il suo giornalista che per mettere mano su una notizia calda non disdegna di scendere nell’inferno che in questo caso è una continua lista di morti che non resuscitano per diventare altri succhiasangue.
Un film su cui andrebbe spezzata una lancia a favore soprattutto scandagliando le derive psicologiche su cui il film ruota e su cui alla fine si arriva ad un passo dalla sintesi perfetta della follia umana.
Per essere stato il ’97 il film è passato in sordina e quasi nessuno al tempo se l’era lontanamente inculato a parte la classica sfilza di fan e appassionati del genere.

martedì 22 marzo 2011

Mortal Kombat 2 Distruzione totale-Annihilation

Titolo: Mortal Kombat 2 Distruzione totale-Annihilation
Regia: John R.Leonetti
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Rayden e i suoi guerrieri hanno appena sconfitto il male e salvato la terra, ma la pace non è destinata a durare e Shao-Kahn dichiarerà guerra all'umanità infrangendo le regole del Mortal Kombat…

Dopo il convincente primo capitolo di uno dei videogiochi picchiaduro più famosi della storia, Paul Anderson lascia la regia a Leonetti il cui nome dice tutto che occupandosi di sequel ha diretto un'immonda cazzata di nome THE BUTTERFLY EFFECT 2. Il successo di botteghino del primo capitolo e l'esigenza dei fan a fatto si che la produzione prendesse subito il via con il secondo capitolo che inizia esattamente da dove finisce il primo.
Stiamo sondando il trash totale nel senso che il budget non è quello del primo capitolo e si vede dall'inizio, qualche attore è rimasto mentre altri come Lambert hanno deragliato il progetto.
Ed è proprio la regia a cercare di dare il massimo possibile senza rispettare la storia originale del fumetto e puntandpo tutto su esplosioni, alcune davvero ingiustificate, combattimenti volanti e dialoghi da sala giochi. Come film d'intrattenimento trash funziona eccome contando che Leonetti ha voluto inserire più personaggi possibili anche solo per una manciata di secondi e far resuscitare alcuni del primo.
Rimanendo sulla saga tutti i fan puntano i riflettori sulla possibilità di vedere dopo il corto REBIRTH il film che Tancharoen ha scritto ma che aspetta di trovare qualche produzione che lo sostenga. Il corto è fantastico è potrebbe rilanciare la saga contando che qui appaiono sfumature noir e alcuni personaggi vendono finalmente caratterizzati a dovere.

Double Team

Titolo: Double Team
Regia: Tsui Hark
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Per sconfiggere il malvagio e imprendibile Stavros che, dopo averlo gravemente ferito, gli seduce la moglie e gli sequestra il figlioletto, Jack Quinn, agente dell'antiterrorismo USA, si allea con Yaz, bizzarro inventore e trafficante d'armi.

Alle volte si sa alcuni ottimi registi per fame, per restituire dei favori, per ottenere visibilità o incentivi si danno a prodotti plastici senza un’anima saldati da qualche sceneggiatore scriteriato. E’ il caso della pellicola in questione, un action-movie a tutti gli effetti, che confeziona come se fosse un videoclip una cozzaglia di scene d’azione abbastanza scontate con una coppia di attori che non funziona per niente. Così mentre Van Damme alza una vasca da bagno ci si consola a vedere qualche goccia di astuzia in alcune trovate come l'isola degli agenti in pensione e la prigione-purgatorio per morti viventi



Spawn

Titolo: Spawn
Regia: Mark Dippè
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Ucciso dal suo potente capo, un agente speciale fa un patto col diavolo affinché lo riporti in vita. Rinato come Spawn, capo delle forze del male e dall'aspetto mostruoso, deve distruggere la Terra. Il guerriero ritorna dalle tenebre: ora anche le forze del male hanno paura. Ma quando si rende conto che è caduto in un tranello, è ormai troppo tardi per tornare indietro.

Spawn è quasi un film inguardabile. Una boiata con effetti speciali da sala giochi ai livelli di Mario Bros e le tartarughe ninja.
Il film al di là del fatto che si discosta dal fumetto di Todd Farlane poteva comunque essere uno spunto con un personaggio interessante nella sua complessità, ma il regista punta su un’unica direzione decisamente esagerata nella messa in scena e nei contenuti.
Tralasciando i personaggi a cui solo il pagliaccio e Leguizano sembrano perfettamente immedesimarsi il resto è fuori da ogni binario e a parte rendersi involontariamente comico per le assurdità diventa per assurdo una parodia trash a cui sembra quasi impossibile sottrarsi almeno una volta.
Un film che non regge negli effetti speciali ma anche nella tematica che viene cestinata dal regista dopo poco.
Non mi stupisce che il regista tal Mark A.Z. Dippè sia scomparso dalla circolazione. Se non sono stati i produttori a cestinarlo sono stati i fan del fumetto.
Sul finale poi non mi pronuncio.
Comunque a parte i dettagli tecnici e le incompatibilità il film rimane dignitoso come film trash.

lunedì 21 marzo 2011

Boogie Nights - L'altra Hollywood

Titolo: Boogie Nights - L'altra Hollywood
Regia: Paul Thomas Anderson
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nel 1977 Jack Horner (B. Reynolds), affermato regista di pornofilm, scopre il diciassettenne Eddie Adams (M. Wahlberg) che, con il nome di Dirk Diggler, riscuote subito un grande successo. Due anni dopo un tragico fatto di sangue all'interno della famiglia allargata, che fa capo a Horner e alla sua casa di produzione, segna l'inizio della decadenza dell'industria dell'hard core (con conseguente passaggio al video) e dello stesso Diggler, accelerata dalla cocaina.

Davvero buono questo secondo film del promettente regista americano.
Il film sceglie la strada dei retroscena, di tutto quello che si respira e ruota attorno al successo, di personaggi paralizzati dalla cocaina, feste che non finiscono mai, un ottimismo e una libertà che fa dello spaesato dandy uno sguardo e al contempo stesso una critica al successo, al denaro e alla discesa del beniamino costretto a vendere il suo corpo come unico strumento per campare.
Mercificazione del corpo? Scegli la strada del porno…

Perfect Blue

Titolo: Perfect Blue
Regia: Kon Satoshi
Anno: 1997
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Mima e' una idol giapponese che fa parte di un trio pop in un momento in cui le idols non hanno piu' il grande successo degli anni precedenti. I suoi agenti decidono che e' venuto il momento di cambiare la sua immagine trasformando la ragazza in attrice. Mima iniziera' quindi a lavorare ad una serie televisiva di genere thriller impegnandosi a fondo affinche' questo suo nuovo lavoro possa davvero funzionare. La sua decisione e' pero' presa come un tradimento da parte dei fan's e alcuni degli uomini che lavorano per la serie televisiva iniziano a morire...e' un fan impazzito a compiere questi crimini o e' la stessa Mima non piu' in grado di distinguere tra realta' e finzione, tra la sua immagine di idol e la sua carriera da attrice?

Partiamo da un dato di fatto: Kon Satoshi è uno dei massimi esponenti dell’animazione giapponese. Non tanto e non solo per la grafica ma soprattutto per le tematiche che vanno a sondare il personaggio dando il più delle volte quadri psicologici in cui gli esseri umani si muovono come burattini spaesati. Poi è vario, spazia tra i generi come se gli conoscesse tutti alla perfezione, soddisfando sempre le aspettative. La realtà natale distorta a cui gli animatori possono attingere, mostrando personaggi persi e incapaci di mostrare sentimenti oppure fanatici e violenti è una caratteristica sempre più interessante del genere soprattutto quando non vengono impiegati i soliti cliché. PARANOIA AGENT serie di tredici episodi che firmano una delle serie più valide degli ultimi anni e che danno un quadro su un Giappone sempre più in lotta tra la caoticità e il tradizionalismo, lo sconvolgimento iper-tecnologico per ritrovare la semplicità e l’eleganza di una nazione. Poi a Venezia ho visto PAPRIKA il film più visionario e citazionista dei suoi film è sono rimasto catturato, forse uno dei film più belli d’animazione degli ultimi anni.
TOKYO GODFATHERS è forse uno dei film d’animazioni volutamente più drammatici che ci siano pur vendo una grossa venatura ironica in diverse scene e dialoghi.
Tratto dal romanzo di Yoshikazu Takeuchi, Perfect Blue è uno dei primi thriller d’animazione realizzati, nemmeno così tanto originale ma con alcune trovate del regista interessanti come mostrare la finzione nella finzione e darne un proprio risvolto.
Lo stile è proprio del regista riuscendo sempre ad essere integro e a volte minimalista.
In conclusione un buon thriller mai troppo scontato in cui rimarranno certamente impresse alcune scene.

domenica 20 marzo 2011

Apri gli occhi

Titolo: Apri gli occhi
Regia: Alejandro Amenàbar
Anno: 1997
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Cesàr è un giovane di successo che cambia continuamente amanti: una sera, a una festa, conosce e si innamora follemente di Sofia, ma il destino ha in serbo per lui un tragico scherzo: tornando a casa si imbatte infatti in una sua ex delusa, Nuria, che esce volontariamente di strada con la sua macchina, trovando la morte, e lasciando Cesàr sfigurato per sempre. In ospedale, il protagonista comincia però ad avere strane visioni e la sua vita cambia radicalmente quando Nuria torna a farsi viva, asserendo di essere Sofia.

Secondo film di Amenabar dopo il bellissimo TESIS da cui è stato poi fatto un remake americano. Il film è un thriller parzialmente interessante. Il tema della realtà contrapposta al sogno iniziale di Cèsar che diventa poi un incubo in cui non riesce a districarsi è più che soddisfacente. Il ritmo secondo me non è molto buono. Troppe volte vediamo la faccia di Cèsar pre/incidente e subito dopo quella da mostro post/incidente e la cosa più che diventare angosciosa diventa ridondante. Il soggetto non è poi neanche così originale, ma tiene comunque sempre abbastanza alta la tensione. L’azienda che assicura l’esistenza nell’aldilà, sconfina forse fin troppo con la poca credibilità con cui viene trattata. I personaggi sono ben caratterizzati e convincono. Lo stile con cui gira Amenabar rimane comunque il punto forte di questo film. Alcune scene in cui Cèsar gira con il volto sfigurato, sembrano assomigliare al film L’UOMO SENZA VOLTO.Il protagonista ha un’espressione passiva e convince poco. Bravo invece è l’amico interpretato dall’attore che fa il regista nel film La Mala Educacion.
Nel complesso un film interessante in cui però Amenabar ha voluto forse troppo esagerare creando così una storia troppo inverosimile.


Elevated

Titolo: Elevated
Regia: Vincenzo Natali
Anno: 1997
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

Una donna è su un ascensore. Subito dopo entra un uomo silenzioso e che respira in modo strano. Entra poi un tipo completamente stranito e macchiato sulla giacca di sangue che con una tessera magnetica con il quale controlla l’ascensore cerca di portare tutti all’ultimo piano per scampare ad un mostro che non vediamo dall’inizio alla fine.
Quello che succederà sarà sconcertante.

Elevated è uno dei sei corti del grande regista canadese che risponde al nome di Vincenzo Natali che si era già espresso e aveva fatto capire la portata del suo cinema con l’interessante IL CUBO.
In questo lavoro di venti minuti c’è di tutto. Splatter, suspance, mistero, pazzia, totale paura dell’ignoto ed una storia semplice ma geniale.
Un montaggio vertiginoso e adrenalinico mischiato con ottime inquadrature tutte in grand angolo.
Un corto che fa della sua semplicità il punto forte ed il punto critico.
Quasi introvabile ma da vedere per forza di cose.

venerdì 18 marzo 2011

Auguri professore

Titolo: Auguri professore
Regia: Riccardo Milani
Anno: 1997
Durata: Italia
Giudizio: 3/5

Da giovane entusiasta insegnante di lettere nei primi anni settanta, il prof. Lipari si ritrova ad essere una persona senza passione che quasi detesta il suo lavoro. Dopo molti anni ritrova, come collega supplente, la sua ex alunna Luisa conosciuta nei primi anni di insegnamento.Grazie a questo incontro Lipari rivivrà tutti i suoi momenti passati dell'infanzia, della vita da studente e i primi anni da professore in un paesino di montagna

Ad un certo punto Lipari tira fuori un libro "Lettere ad una professoressa" ovvero uno scritto pedagogico di Don Milani. Milani affermava concludendo negli anni '60 la sua denuncia di una scuola che è come un ospedale che cura i sani e rifiuta i malati.
La scuola ha solo un problema,diceva,ovvero i ragazzi che di-sperde
Il momento è cruciale per il film che sebbene sia un po troppo melenso e in alcuni momenti particolarmente sentimentale riesce comunque a far emergere uno dei problemi fondamentali della scuola italiana ovvero l'insegnamento. E' brutto dover dare ragione alle terribili esperienze che molti di noi hanno vissuto e spesso trasformato in delusioni e rabbia con le elementari e le medie.Insegnanti spesso o troppo autoritari o troppo permissivi. Poi arriva lui Lipari che sebbene non sia tutto a posto,ma questo può essere un bene, cerca di dare agli altri ciò che non ha mai avuto ovvero un'educazione basata sul dialogo e confronto con il professore.
Non dunque un'educazione negativa come secoli fa sosteneva Rousseau ma qualcosa di coinvolgente con un giusto supporto che senza regalare nulla punta su un confronto quello di cui forse oggi si ha più bisogno e che purtoppo manca.
Si studia anche per questo forse per la possibilità grazie all'esperienza di poter cambiare alcuni paradossi e ridare così forza allo strumento educativo per eccellenza.
Silvio Orlando è bravo, meno brava è la Pandolfi sempre troppo impostata.
Con tutti i difetti e i limiti Riccardo Milani(avrà a che fare qualcosa con l'altro Milani?)confeziona una pellicola modesta ma con un buon messaggio.