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domenica 19 febbraio 2017

Città perduta

Titolo: Città perduta
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Anno: 1995
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

La banda dei Ciclopi (criminali ciechi) rapisce bambini in un porto fatiscente e li consegna ai Krank che pagano con occhi artificiali. I Krank prelevano dal cervello dei bambini i sogni che loro non sanno più fare. Il gigante One si è visto portare via il fratellino adottivo Denrée e Miette, una bambina di nove anni, lo aiuterà a ritrovarlo. Film allucinato e raffinato proposto come opera d'apertura a Cannes nel 1995 e giunto nelle nostre sale solo nella stagione 1998/99. Il suo difetto sta forse nell'estrema ricercatezza collegata a un impianto fiabesco. Si tratta di una miscela che allontana due pubblici in un colpo solo: quello dei bambini e quello degli adulti.

La città perduta è il tentativo più complesso, la prova più ardua del fuoriclasse francese.
Jeunet è incredibile e il suo talento straordinario è tale da poterlo tranquillamente inserire tra i più importanti registi francesi post-contemporanei. Il suo cinema è unico, una fiaba, un teatro dell'assurdo che lo ha consacrato sia da parte della critica che del pubblico unanime.
Questa specie di fantasy con venature horror e grottesche è la summa della cinematografia e degli sforzi a volte troppo "cervellotici" del regista. Dal punto di vista scenografico, della scelta del cast, le location, la messa in scena senza parlare delle musiche che giocano sempre un ruolo chiave nei suoi film, tutto è bilanciato alla perfezione con quell'attenzione minimale al dettaglio.
Jeunet allarga la poetica e la fa incontrare con un film così strano e indecifrabile da inserirlo tra le opere che verranno odiate a morte dalle produzioni che non capiranno mai a quale target venderlo.
Ai bambini non piacerà perchè troppo scientificamente complesso e intellettuale, agli adulti potrebbe in parte annoiare, mentre ai cinefili si aprirà un nuovo orizzonte e una nuova chiave di lettura e prospettiva cinematografica onirica e incredibile del regista.
La pluralità delle tematiche inserite nel film è stupefacente anche se non sempre vista la mole di maestranze accorpate, si riesce sempre a mettere a fuoco l'intento e la psicologia di alcuni personaggi e di alcune scelte narrative.
Per il resto è Arte a 360°, forse troppo complessa e disarmonica ma alla fine si rimane basiti di fronte ad un'opera che oltre richiamare tantissimo cinema del passato, cerca anche di essere un degno precursore e amante del genere distopico e del genere post-apocalittico e sci-fi.


sabato 16 novembre 2013

Ultima profezia

Titolo: Ultima profezia
Regia: Gregory Widen
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il poliziotto Thomas Daggert, seminarista mancato, indaga sull'uccisione di un'ermafrodita senza occhi dal profilo fisiologico di un feto abortito. L'inchiesta si complica quando Gabriel, arcangelo rinnegato, compete col Diavolo per il possesso dell'anima di un generale morto, sotto accusa per crimini commessi durante la guerra di Corea.
Dopo una prima grande guerra nei cieli, nella quale gli angeli del Signore cacciarono nelle viscere dell'Inferno Lucifero e gli altri ribelli, è giunto il momento di una nuova sanguinosa battaglia, quella contro la razza umana.

Secondo alcuni angeli, gli uomini, o meglio, come sono soliti chiamarli, le scimmie parlanti, gli hanno sottratto l'amore di Dio, anteponendosi a loro e offuscando la propria figura agli occhi del Signore, verso il quale ora nutrono un feroce sentimento di odio e rancore. Per tornare ad essere le creature predilette, non resta altro che distruggere la razza umana, e per farlo dovranno servirsi dell'anima malvagia di un uomo, che si trasformerà in un potente guerriero che combatterà al loro fianco. A cercare di impedire questa nefasta profezia, ci sarà Dagget, ora divenuto un poliziotto, il quale in seguito ad un caso di omicidio totalmente irrazionale, si renderà conto di trovarsi ad affrontare qualcosa di infinitamente superiore e potente.
La scelta di girare un horror metafisico non è di per sè malvagia come idea.
Angeli, demoni, poliziotti, preti che lasciano la religione, etc sono tutte componenti che se collegati nella giusta maniera possono portare ad un buon film come è già capitato in passato usando lo stratagemma religioso e l'elemento soprannaturale come motore dell'azione che non è poca cosa.
Ora il problema della pellicola di Widen è fondamentalmente giocata su un ritmo che non sempre riesce ad essere incisivo, dialoghi che sembrano marcatamente pulp diventando spesso parabole insensate e frasi sconnesse. Un thriller esoterico, se così possiamo chiamarlo, non può e non dovrebbe incappare in alcuni di questi problemi di fondo diventando dunque poco serio con una morale finale tutta improntata sull'umanità.
Ci sono delle parti interessanti come la prova di Walken e un angelo Gabriele aka Lucifero interpretato da Mortensen e il sempre buon Koteas, più una buona fotografia di B.D. Johnson e R. Clabaugh. Sono stati girati diversi sequel sfruttando l'elemento bizzarro e prezioso del soggetto e cambiandone pochi contenuti interni.

sabato 10 novembre 2012

Cruel Jaws-Fauci mortali


Titolo: Cruel Jaws-Fauci mortali
Regia: Bruno Mattei aka William Snyder
Anno: 1995
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Ad Hampton Bay, la stagione balneare è alle porte. Tre sommozzatori hanno un importante compito, ovvero recuperare il relitto di una nave della marina degli Stati Uniti affondata proprio nei pressi del piccolo paese. Purtroppo per loro vicino al relitto troveranno delle cruel jaws ad attenderli. Quando il corpo di uno dei sub viene ritrovato sulla spiaggia divampa il panico, non tanto per il fatto che ci sia uno squalo, ma più per il fatto che la stagione andrebbe a ramengo e lascerebbe il villaggio negli affanni della disoccupazione. Per cui il cattivo senza scrupoli di turno cercherà di minimizzare l'accaduto e di dare il via alla stagione prendendo precauzioni minime: sarà un gravissimo errore.

Sulla carta sembra essere una sorta di sequel di tutti i capitoli sullo squalo. Se fosse così sarebbe il numero cinque nella lunga e interminabile serie di film destinati al mercato direct-to-video dal momento che non è mai andato in onda in tv in quegli anni.
Per essere un b-movie del nostro caro Mattei il film ha dalla sua le più funzionali armi del low-budget richieste dal mercato. Inserendo una quantità incredibile di stock footage e una buona dose di azione al film sembra non mancare nulla. C’è un protagonista che sembra Hulk Hogan dei poveri, ci sono le immancabili musiche inizio anni ’90 e una buona dose, che non manca mai, di esplosioni e via dicendo.
La scena madre forse è quella in cui lo squalo tira giù un elicottero.
Il fatto più inusuale anche se poi non è sempre così è quello per cui come dicevo prima Mattei ha rubato scene madre di altri film senza farsi nessunissimo problema e quindi facendo ovviamente notare allo spettatore come lo squalo appaia sempre in modo diverso.
Anche questo è cinema e come sempre per il cinema più povero si tenta di stupire con degli effetti speciali come questi. Mattei ancora una volta conferma un talento e una voglia di mettersi ala prova fino in fondo incredibile.



lunedì 2 gennaio 2012

Dredd-La legge sono io


Titolo: Dredd-La legge sono io
Regia: Danny Cannon
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nel terzo millennio le megalopoli sono ormai terra di conquista per una criminalità perversa e polimorfa. Contro di essa si battono i "giudici", che sono insieme magistrati, poliziotti e giustizieri. Per la sua inflessibile severità, Joseph Dredd è il terrore dei malviventi del Livello zero di Megalopoli 1, quel che resta di Manhattan

Mettendo i dovuti puntini sulle i, si può dire che come film di genere non è poi uno schifo assoluto per l’anno in cui uscì. Gli elementi che non funzionano sono la presenza di Stallone(la faccia c’è ma senza un accenno di catarsi del personaggio) e alcune sporadiche banalità su cui sembra ci sia il costante bisogno di traghettare come ovvia deriva per non intricarsi in complicazioni che possano rendere la pellicola quanto mai banale e superficiale e qui Cannon(regista tra l’altro troppo convenzionale), colpa anche degli sceneggiatori e della scelta del target del film ci casca completamente.
Quello che invece funziona come per altre pellicole quasi sempre americane sono proprio tutti quegli elementi di contorno dall’atmosfera, alla location, gli effetti speciali, insomma il fumo la cosa che riescono a vendere meglio sul mercato anche se con una superficialità di fondo eclatante. 
Certo occorre fare una netta distinzione tra chi paragona le scenografie indimenticabili di alcuni film con filmetti come questi che sembrano quasi formare un piccolo universo di b-movie abbastanza modesti che però grazie a un buon ritmo e una consistente dose di action (che in fondo è quello che la pellicola mira innanzitutto a regalare) offrono un intrattenimento tutto sommato gradevole che cita anche qualche citazione dalle COLLINE HANNO GLI OCCHI nella scena forse più bella della famiglia cannibale. Basti pensare al primo intervento di Dredd che più tamarro di così non poteva essere caratterizzato, al ladruncolo Fergie troppo fastidioso, al mentore devastato (Max von Sydow al suo peggio) e via dicendo senza lesinare la stupidità immonda dell’incidente scatenante e l’urlo di Stallone “Io sono innocente e subito dopo Io sono la legge” che sembra uscito dall’altro tamarrissimo film TANGO & CASH.
Però nel caso di Dredd basato su un fumetto di John Wagner e Carlos Esquerra essendo un film d’azione con connotazioni Comics e quant’altro il risultato è piacevole anche se palesemente scontato. Per un pubblico che non ha mai letto il fumetto, si lascia fruire senza storcere troppo il naso e scegliendo di non fare un confronto con gli intenti dei due fumettisti che come giustamente scrivono non hanno mai tolto il caschetto al protagonista criticato (e il film lo sottolinea molto bene) di essere a tutti gli effetti un risultato fascista a tutti gli effetti si getta un velo pietoso e lo si guarda spegnendo il cervello.


martedì 22 marzo 2011

Dea dell’amore

Titolo: Dea dell’amore
Regia: Woody Allen
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una coppia (Lenny, cronista sportivo, e Amanda, una gallerista), adotta un bimbo, Max, ceduto appena nato ad un istituto da una giovane sconosciuta. Il piccolo Max è adorabile, ma Lenny è ossessionato dal desiderio di conoscere la madre del piccolo. Carpito l'ultimo recapito della donna, Lenny riesce a scoprirne l'identità: è Linda, pornostar e prostituta.

Mighty Aphrodite è sicuramente un film spassoso che come tutte le pellicole di Allen non annoia mai perché continuamente imbottito da gag e da frasi che rendono il regista americano celebre e divertente. La storia di affidi, le problematiche di coppia con necessari tradimenti, di cosa dire e cosa non dire per non cambiare il destino e per seguire i consigli di Cassandra e Tiresia che fanno parte di un gustosissimo ma a tratti stancante e ripetitivo Greek Chorus. Le parti venute meglio sono sicuramente quelle che vedono l’incontro tra Lenny e Linda alias “Judy Orgasm”. Pieno di dialoghi senza freni e con un linguaggio spregiudicato che non sottrae nulla. Un Allen in gran forma che non tramonta mai che ancora una volta è affiancato alla fotografia da Carlo Di Palma, predilige a differenza di altri suoi film le musiche di Dick Hyman è infatti si respira molto meno jazz che in altri suoi famosi.
Una divertente commediola satirica. Non uno dei migliori Allen ma sempre divertente

lunedì 21 marzo 2011

Dead Man

Titolo: Dead Man
Regia: Jim Jarmush
Anno: 1995
Paese: Usa/Germania/Giappone
Giudizio: 4/5

Fine Ottocento, William Blake è un giovane contabile che si dirige in Arizona per cercar lavoro. Incontra una ragazza, ma è costretto dopo la sua morte ad uccidere per legittima difesa il fidanzato. L’episodio suscita l’ira del nonno del ragazzo che manda tre cacciatori di taglie a braccarlo. Blake lungo il cammino viene aiutato da Nessuno, un pellerossa convinto che sia il poeta famoso morto nel 1827. Da qui inizia il viaggio in tutti i sensi di William costretto a difendersi e ad attaccare al momento opportuno.

Un viaggio allucinato, poetico e onirico.
Un western “moderno”, forse quasi unico nelle sue atmosfere metafisiche. La scenografia è curatissima mostrando paesaggi strani e insoliti unita ad una calda fotografia in bianco e nero.
Il film ha uno sviluppo lento, i personaggi sembrano stanchi e in molte occasioni di fronte ad omicidi o via dicendo non ci sono reazioni, rendendo il tutto ambiguo e anomalo. Questo è sicuramente uno dei punti forti del film, ovvero mostrare personaggi quasi privi d’identità che si sono persi o stanno cercando un posto dove andare. Deep è straordinario riesce ad immedesimarsi perfettamente in un classico eroe che non ha nulla d’eroico. Si guarda in giro come se non conoscesse nulla di quello che sta succedendo per poi diventare implacabile, quando ormai riesce a delineare un obbiettivo.
Musiche perfette di Neil Young, adattissime al contesto del film.
Come sempre nella filmografia di Jarmush, questo è un esperimento assolutamente ben riuscito che sfrutta le musiche, la fotografia e i paesaggi per estraniarti. Un classico film atipico, in cui certo non manca una solida struttura drammaturgica, ma si muove a rilento incantando lo spettatore come a distoglierlo dagli obbiettivi dei personaggi e farlo immergere in atmosfere magnifiche.

domenica 20 marzo 2011

Getting Any

Titolo: Getting Any
Regia: Takeshi Kitano
Anno: 1995
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Asao stabilisce che per aumentare la propria attività sessuale ha assolutamente bisogno di un'automobile. In seguito, non riuscendo nel suo intento, proverà di volta in volta a diventare attore, killer, minatore e quant’altro pur di rimediare più soldi possibili e diventare un grande amatore.

Getting any è indubbiamente uno dei film più comici dell'autore giapponese. Fuori da ogni schema narrativo tradizionale senza regole ed esagerato tanto da partire come una tranquilla commedia e riuscendo infine proprio ingigantendola a fargli assumere il tono di un film di fantascienza anni'50 con l'imperdibile uomo-mosca. Il film analizza in maniera sempre satirica, anche se mai banale, il percorso di un uomo che non riesce a collocarsi nella società contemporanea giapponese sempre più omologata e sfrenata nei ritmi.
Il protagonista comincia con il desiderio di possedere una donna in una macchina e da quel momento inizia a fantasticare e contemporaneamente esagerano le vignette e le situazioni in cui si colloca come quando inavvertitamente uccide il boss dei boss della yakuza e rimane unico affiliato dato che gli altri si uccidono a vicenda.
Il protagonista è il calibratissimo Lizuka Minoru attore già al servizio di film di Takashi Miike come per vari altri giapponesi. Capace di esprimere sempre al meglio le circostanze e gli avvenimenti che si susseguono. Naturalmente anche Takeshi si ritaglia una memorabile parte nel ruolo dello scienziato pazzo che per raggiungere l'uomo invisibile(e ci riesce)ci riprova ma creca luomo mosca. In questo film per certi versi si ha una somiglianza soprattutto nel finale con ZEBRAMAN del già citato Takashi.
Un film pieno di humor,azione,slapstick,scene surreali ma anche grottesche, irriverenti e mai troppo serie se non nella riflessione su un paese sempre più contaminato che riflette il tutto nei quadri sempre magnifici di Kitano.

Doom Generation

Titolo: Doom Generation
Regia: Gregg Araki
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una coppia di ventenni balordi aiuta un coetaneo, più sciroccato di loro, che li coinvolge in azioni violente e in un triangolo amoroso che trasuda di sesso, droga, punk-rock e televisione.

Uno dei film che al tempo più mi scandalizzò soprattutto per la scena finale in cui con un paio di forbici viene mozzato l’uccello di uno dei tre protagonisti.
Questo film è sempre stato un manifesto. Io ho trovato per alcuni aspetti molto più pulp questo che i film di Tarantino. Hanno sempre scritto le peggio cose e gettato merda sui film di Araki che certo non sono tutti belli, SPLENDOR è poco più che una commedia e l’ultimo film uscito a Cannes dopo il capolavoro MYSTERIOUS SKIN non è stato accolto bene.
Tuttavia Araki in questo film contamina completamente la pellicola con riferimenti strampalati, citazioni, scene volutamente splatter, humor e tanto sesso e un cinismo oltre che voyeurismo che accompagnano tutto il film.
Il cast è formato da giovani in cui spicca l’attore feticcio di Araki, James Duval che come altri deve solo ringraziare che il regista si è invaghito di lui, l’ex di Manson Rose McGowan lanciata proprio con questo film per poi essere la prima vittima in GRINDHOUSE e Johnathon Schaec che dopo si è perso facendo cacate innominabili.
Uno dei pregi di questo regista è quello di saper creare un’atmosfera in cui gli attori sono liberi di dare il meglio di loro stessi senza sbavature.
Un film sull’eccesso con un ritmo sfrenato, sul bisogno del consumo da parte dei giovani.
Al tempo credo quindi dieci anni fa quando lo vidi per la prima volta in tv ero rimasto scandalizzato perché tutta la scena finale era stata censurata da rete porca quattro, cioè era stato oscurato tutto il secondo tempo. La cosa deprimente era che si sentiva l’audio me non si vedevano le immagini dello stupro della ragazza da parte dei nazi(…quella madonnina dove è finita…). Finalmente lo trovai giorni dopo perché la mia ricerca era frenetica indovinate un po’ dove…da Blockbuster.
Intramontabile come i classici e frenetico come il cinema low-budget sa essere quando al timone c’è un bravo regista.

El Dia De la Bestia

Titolo: El Dia De la Bestia
Regia: Alex De La Iglesia
Anno: 1995
Paese: Italia/Spagna
Giudizio: 3/5

Il giorno dell'apocalisse è vicino e Satana si prepara per il grande colpo. A tentare di salvare il mondo e l'umanità, uno scalcinato pretino e i suoi improbabili alleati amanti dell'heavy metal.

Alex De Iglesia è un regista in gamba e il suo secondo lungometraggio è un film convulso composto da trovate e momenti divertenti che strizza l’occhio agli horror satanici. Il regista sa come muoversi, come scherzare usando l’ironia giusta.
Casting tutto spagnolo tranne una poco convincente Maria Grazia Cucinotta che qui per fortuna non è più che figurante e a parte le tette non fa bella figura.
Il tema dell’apocalisse non è molto originale ma se si pensa che questo film sa dare una sfumatura molto grottesca in quasi tutte le trovate senza prendersi mai troppo sul serio (e qui di registi incalliti ce ne sono molti!) allora si guarda senza remore. L’umorismo non manca e i generi che si contaminano sono davvero molti, low-budget la spesa se contiamo che a parte un demonio caprino, il resto è tutto senza effetti speciali vistosi.
Per gli amanti del genere che vogliono divertirsi.