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mercoledì 19 novembre 2014

Discesa all'inferno

Titolo: Discesa all'inferno
Regia: Francis Girod
Anno: 1986
Paese: Francia
Giudizio: 2/5

Una donna bella, sensualissima, misteriosa. Il suo uomo, scrittore quarantenne, deluso dalla vita, quasi alcolizzato. Un rapporto a pezzi che solo il sesso tiene ancora in piedi. Il tutto miscelato nel caldo umido dei Tropici che in un crescendo di tensione genera adulteri e delitti

Più che un giallo l'ultimo film di Girode sembra una sorta di thriller erotico, con svariate analogie in comune nella struttura dell'indagine, giocando come punto forte sull'interprete e la location ai tropici nonchè la nudità della Marceau.
Un film praticamente tutto basato sulle inquietudini che muovono i due protagonisti, senza di fatto arrivare mai ad un climax che possa definirsi convincente.
L'incidente scatenante di fatto mostra già le pecche a cui Girod non riuscirà a sfuggire, e alla lunga più che un noir, vengono ripetute e mostrate le nudità e il corpo stupendo della Marceau, unico vero elemento interessante e motore del film.
Il finale cerca di salvare parte della pellicola che come molti film francesi di quegli anni dimostravano un enorme difficoltà ad uscire da alcuni schemi quasi auto-imposti. Ed è proprio nel finale, in una sorta di legame e riappacificamento mentre lui sta per morire e lei che fino all'ultimo, dimostra un legame quasi evitante-ambivalente, rimettendo in modo quella formula ossessivo-compulsiva del loro strano atipico rapporto che doveva essere il motivo di maggior interesse della vicenda.


lunedì 9 dicembre 2013

Navigator

Titolo: Navigator
Regia: Randal Kleiser
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il giorno della festa dell'Indipendenza, il giovane David Freeman scivola mentre è in giro per un bosco e batte la testa. Si sveglia che sono passati otto anni, lui è dato per disperso e, come scopre di lì a poco, il suo cervello ha assunto delle caratteristiche strane. Messo sotto osservazione dagli scienziati della Nasa, fugge a bordo di una navicella insieme a un alieno che è alla ricerca della via di casa.

Quando eravamo piccoli la fantascienza era meno deludente di oggi. Il fatto stesso che la c.g non fosse a dei livelli incredibili come quelli di oggi richiedeva da parte di sceneggiatori, scenografi, truccatori e inventori un lavoro sicuramente con un barlume di ingegno in più.
NAVIGATOR è un cult degli anni '80, di quelle prime esperienze virtualmente a bordo di un astronave che forse non vedremo mai, ma che impariamo ad amare grazie alla cellulosa e ai film.
La scelta poi di un bambino come David e il suo strano e per nulla tipico rapporto con un'intelligenza artificiale, diventa fin da subito molto interessante per il pubblico di nicchia amante della sci-fi, per gli adulti e anche per i bambini che si sentono protagonisti della vicenda.
La scena in cui David torna e vede i genitori invecchiati e il fratello cresciuto è davvero forte per l'anno in cui è uscito e fa prendere molto male, se solo per un attimo uno prova a mettersi nei panni del protagonista. Insieme ad EXPLORERS dell'85 e uno dei film più belli di fantascienza per ragazzi di sempre.





mercoledì 14 marzo 2012

Bambino d’oro


Titolo: Bambino d’oro
Regia: Michael Ritchie
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Secondo le credenze di una setta esoterica orientale, ogni mille generazioni nasce sulla terra un bambino dotato di magici poteri capaci di portare la pace e l'armonia nel mondo. Le forze del male, capeggiate da Sardo Numspa, però sono sempre in agguato e, venute a sapere dell'esistenza del piccolo, lo rapiscono col proposito di eliminarlo al più presto. Per liberarlo i rappresentanti della setta si rivolgono allora a Chandler Jarrell, che nella California meridionale si occupa di bambini scomparsi ed è quindi la persona giusta.

Il bambino d’oro è una cazzatona e sicuramente era proprio quello che voleva il regista. Però il cinema conferma alle volte che anche una cazzatona fatta bene può divertire.
Ritchie ha provato a triturare alcuni generi partorendo un ibrido con parecchi difetti ma anche alcune spontanee battute indimenticabili e alcuni scontri tra la logica consumista e lo spirito conservatore.
La critica lo ha da sempre definito spazzatura dicendo che in fin dei conti è una mistura di tre generi in cui ognuno annega l’altro. In parte è vero, rivederlo da grandi fa un certo effetto, eppure questo frullato di credenze mistiche, un protagonista ateo di colore dalla battuta facile, motociclisti(Hells Angels)mostri ,demoni e santoni tibetani ha un suo perché.
Ed infatti il risultato inteso come spettacolarizzazione dei contenuti, trashate a go-go, critica dei fanatismi e una grossa carica umoristica in fondo c’è e proprio nella sua favola esoterica riesce a convincere.
Il classico americanone, Murphy al suo apice, che prende in giro tutte le icone della religione buddista piuttosto che le tradizioni e lo stesso male inteso come Sardo Numpsa apostolo di Lucifero sono un risultato alle volte scontato, mentre alle volte originalissimo.

domenica 15 gennaio 2012

Cobra

Titolo: Cobra
Regia: George Pan Cosmatos
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Cosmatos era nato a Firenze e nella sua filmografia di dieci titoli annovera TOMBSTONE che non era malaccio, il secondo capitolo delle gesta di RAMBO e un film con Mastroianni e uno con la Loren.
Poi guardi Cobra e ti poni delle domande tra cui la prima è ma come cazzo è possibile che Stallone scriva una sceneggiatura…e come chiedere a Brunetta di dire qualcosa che abbia un senso circa i lavoratori.
Infatti Stallone non nasconde la sua ideologia di fondo simpaticamente di profonda e forse estrema destra.
Tra le assurdità che il film propone, una di queste riguarda proprio lo script del futuro regista.
Una donna ha assistito a un omicidio e ha visto il volto di uno dei carnefici. Dopodichè tutto il film transita attorno alla protezione di questa donna, unica testimone che possa smascherare la setta in questione. Eppure qualcosa non quadra e cioè il fatto che questa setta ucciderà e combinerà disastri ovunque senza preoccuparsi di farsi riconoscere. Ecco dal momento che questi escono alla luce del sole come mai non si preoccupano di farsi vedere dal resto della popolazione?mah…poi la seconda questione è legata alle pratiche di questa setta,ovvero tutti in cerchio con un bidone infuocato in mezzo, che brandendo delle asce, le alzano al cielo come dei forsennati.
Poi la “zombie squad” (squadra gasati) che bracca maniaci sanguinari e l’ottima sintesi delle aspettative di questo film.
E poi c’è lui, DREDD,RAMBO,ROCKY, IL MERCENARIO, il giustiziere che uccide prima di fare qualsiasi mossa oppure aggredisce non riuscendo bene ad esprimersi.
Un ritratto  di un uomo che trova le sue migliori battute“Tu sei la malattia, io sono la cura” oppure “Qui la legge si ferma e comincio io”, alla deriva tra un finto maschilismo e una parziale omosessualità oltre che un pessimismo celato da una profonda frustrazione di fondo.
Sapere che poi con l’uscita è stato fatto un videogioco senza finale…non ha eguali.

lunedì 2 gennaio 2012

Vamp


Titolo: Vamp
Regia: Richard Wenk
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Due studenti, per essere ammessi ad una confraternita del campus universitario, capitano in un locale notturno – il Club Dopo il Buio – per ingaggiare una fascinosa e sensualissima spogliarellista. Katrina sembra essere quello che ci vuole. Costei porta a letto uno dei due e lo vampirizza. Il night club stesso è zeppo di vampiri che farebbero fare analoga fine all’altra matricola se questi non riuscisse a fuggire con l’aiuto di Amaretto, cameriera senza dentoni.

Gli anni ’80 hanno regalato alcune divertentissime pellicola sul filone horror che concerne i vampiri. AMMAZZAVAMPIRI e RAGAZZI PERDUTI sono probabilmente i film di maggior successo di pubblico o di nicchia che hanno assicurato la possibilità di sposare la commedia con lo humor e qualche scena demenziale ma senza lesinare sulla suspance.
Questo VAMP fa parte di quel filone, un film che prende spunti un po ovunque senza riuscire a dimostrare di essere originale ma perlomeno sa essere convincente avvalendosi di un buon ritmo. Qualche scelta originale(il club After Dark Club) e la protagonista Gracy Jones inespressiva quanto fotogenica e capace di riuscire ad essere quanto mai mascolina e spaventosa.

martedì 22 marzo 2011

Piccola bottega degli orrori

Titolo: Piccola bottega degli orrori
Regia: Frank Oz
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un povero sfigato commesso di negozio, Seymour, (Rick Moranis, chi meglio del mastro di chiavi può far emergere un personaggio con una faccia da genio incompreso), a causa di un’eclisse solare, trova una pianta venuta dal cielo, che gli porterà successo e fama.
Tuttavia la pianta è carnivora e si ciba unicamente di sangue. Man mano che Seymour nutre la pianta con il suo sangue, questa oltre che portare fortuna al negozio, parla, cresce, diventando sempre più grossa, rischiando di moltiplicarsi a dismisura e con l’intento di stabilirsi in ogni abitazione per poter così conquistare il pianeta.

Remake dell’omonimo film di Corman dell’60, anche se Oz ha cambiato il finale, basato su un musical di Broadway, è un musical/grottesco e abbastanza divertente, sicuramente ben filmato con più di una citazione.
Sicuramente le citazioni partono da SCRIVIMI FERMO POSTA di Lubitsch, a vari film di Carpenter oltre che tutti i vecchi film classici fantastici.
Realizzata dai creatori dei muppets(e si vede), la pianta carnivora riesce a convincere nonostante il comportamento troppo gigionesco.
Troppi modesti attori in un film che poteva anche risparmiarseli (in particolare Bill Murray).
Il ritmo è il punto debole di questo film. Le canzoni sono troppe e dispersive. Il film è interrotto ogni 5/10 minuti da una canzone lunghissima che smorza la “tensione”.
Contando che in particolare il musical è uno dei generi più difficili da portare sul grande schermo, questo film abbandona il genere per trasformarsi in un ibrido di più generi, non riuscendo nell’impresa.
Se fosse rimasto solo un horror con punte d’umorismo nero, avrebbe catturato molto di piu’ l’attenzione e avrebbe potuto regalare anche più azione alla storia.
Le linee narrative all’interno del negozio in cui lavora Seymour con il capo(praticamente uguale a Matuscek) e l’assistente sono troppo lunghe e non drammaturgicamente adeguate per il soggetto del film.


domenica 20 marzo 2011

Commissario Lo Gatto

Titolo: Commissario Lo Gatto
Regia: Dino Risi
Anno: 1986
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Il commissario Lo Gatto, a causa di un errore con il Vaticano, viene esiliato nell’isola di Favignana. In questo ridente luogo popolato da turiste disinibite e uomini allupati, arriva uno strano delitto incastonato di prove. Ma delitto sarà? Ci penserà il commissario aiutato da un assistente assolutamente incompetente e un giornalista ficcanaso.

Questo film che vede alla regia e alla sceneggiatura Risi nel finale della sua invidiabile filmografia , sicuramente è una commediola di genere piacevole e ben costruita con un finale comico e intelligente che poco ha a che fare con il genere giallo, se non prenderne il pretesto e per cimentare Banfi in una contaminazione degna del suo estro.
L’attore con il famoso accento barese, re incontrastato della commedia scollacciata, non sta mai fermo e percorre la sua solita escalation di battute o freddure dialettali e satiriche.
Lo stile del regista e pulito ma non azzeccato al genere e lasciato in più di un’occasione all’improvvisazione di Banfi in cui però si intravede un ritmo statico in cui la storia fatica a svilupparsi e diventa macchinosa. Il soggetto poteva essere sicuramente sviluppato meglio, magari inserendo qualche personaggio meglio caratterizzato che faceva più ridere anche se non mancano le tre sorelle sicule che strappano più di una risata.
Le parti migliori sono l’antefatto con il delitto omosessuale in Vaticano per cui un seminarista viene pugnalato a lume di luna così come il tono sarcastico e graffiante voluto dallo stesso Risi che mantiene le promesse metaforizzando e prendendo in giro personaggi come Craxi o Andreotti e la Dc.

lunedì 14 marzo 2011

Nomads

Titolo: Nomads
Regia: John McTiernan
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un uomo viene portato in ospedale. E’ ferito, con i vestiti stracciati ed in evidente stato confusionale: parla in francese e dice cose in parte incomprensibili. Dopo alcuni minuti muore sotto gli occhi di un’infermiera. L’indomani si scopre che il nome dell’uomo era Jean Charles Pommier e contrariamente al suo aspetto da barbone è in realtà un antropologo che nella vita si dedicava allo studio di popolazioni nomadi

Una volta McTiernan aveva sfornato questa originale opera prima per poi passare al suo secondo intramontabile film ovvero PREDATOR.Erano altri anni ovvero la fine degli '80 e alcuni registi prima di diventare impiegati indefessi potevano avere delle scelte e una libertà di movimento e scrittuta che rispettava gli intenti del film tali da trasformarli come ho già appurato prima in pellicole indimenticabili.
L'elemento alla base era la scrittura e poi gli abbinamenti degli attori e infine gli effetti speciali.
Questo meccanismo in qualche modo è cambiato lanciandosi totalmente sulle richieste delle major.
Se contiamo che i film che si basano su fenomeni antropologici e che riescono a esercitare un fascino per la materia di studio e per l'interessante fenomeno,in questo caso,degli Inuat allora bisogna dare un merito in più allo stesso McTiernan per aver anche scritto la sceneggiatura.
Anomalo e con un molta suspance Pommier sotto gli occhi della dottoressa ci porta a scoprire quelle "realtà" scomode che preferiamo non vedere.
Una Los Angeles che piano piano tira fuori i fantasmi e il risultato di una modernità solo apparente che non riesce a schematizzare i movimenti e gli spostamenti a cui viene sottoposta continuamente
Un bravo Brosnan quasi agli esordi e una convincente Lesley-Ann Down aiutano a sondare meglio questo affascinante viaggio sulle culture del passato riuscendo ad essere un ibrido che senza tergiversare su mostri si abbandona alle leggende e all'analisi fenomenologica.