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domenica 19 aprile 2015

Midori, la ragazza delle Camelie

Titolo: Midori, la ragazza delle Camelie
Regia: Suehiro Maruo
Anno: 1984
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Midori è una ragazzina che sopravvive in un circo, subendo quotidianamente le angherie di freaks crudeli, finché non s’innamora del nano Wonder Masamitsu, un altro scherzo della natura forse più inquietante e malvagio degli altri ma che dimostra un certo affetto per la ragazza delle camelie.

Midori è davvero la quintessenza della malattia, un insolito cabaret dell'orrore, una fiera delle atrocità, eppure senza mai inciampare nella violenza gratuita ma inserendola sempre in un contesto, restituendo anche momenti che possiamo quasi definire poetici (complice la musica probabilmente) nonostante a fare da quadro generale ci sia una perdita dell’innocenza davvero brutalizzata.
Giappone anni’50, mondo malato (eppure non troppo lontano dalla realtà), depravazione (come unica valvola di sfogo tra i freaks), illusioni, un’elevata dose di violenza disturbante, psicologica, con incursioni nello splatter e nel macabro. 
Questi possono essere alcuni degli ingredienti con cui il famoso disegnatore giapponese tratteggia quest’ultimo viaggio nella rassegnazione. 
Un film dotato di uno spietato cinismo e che sottolinea come l’uomo normodotato sia sempre la bestia peggiore di tutti a differenza del clima del circo, come sempre metafora di disagio e prigione per i diversi.

Reperibile su youtube in un formato di 48 minuti.

lunedì 24 dicembre 2012

Grano rosso sangue


Titolo: Grano rosso sangue
Regia: Fritz Kiersch
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In un viaggio di trasferimento sulle autostrade del Nebraska, Burt, un giovane medico con la sua compagna Vicki investono...il cadavere di un ragazzo. Burt accerta subito che l'infelice è stato assassinato a coltellate. Del criminale nessuna traccia nella sconfinata pianura coltivata a "mais". Sulla base delle reticenti e nebulose informazioni del gestore di una pompa di benzina, la coppia arriva attraverso i campi a una desolata e vuota cittadina, quella di Gatlin, dove regna un silenzio surreale. E' qui che, poco a poco, Burt e Vicki scopriranno un’orribile verità...

Una delle migliori trasposizioni di King insieme a IT,MISERY,THE MIST,L’OMBRA DELLO SCORPIONE. Affascinante, contenutisticamente molto valido e antropologicamente parlando pieno di simboli e significati rimanda per alcuni aspetti a IL SIGNORE DELLE MOSCHE trovando un totem completamente diverso ma che assume la stessa connotazione.
Da questo punto di vista il migliore come realizzazione rimane ancora MA COME SI PUO’UCCIDERE UN BAMBINO, ma personaggi come Malachia rimarranno per sempre stampati nella mente.
Tra l’altro è l’unico film che vale la pena di menzionare di Kiersch, quasi a voler dire che con un buon soggetto non è indispensabile un’altrettanta buona regia. Anche gli attori sono validi compresa la giovane Sarah Connor. Quello che prevale è l’originalità come nella scena iniziale o nell’ambientazione della cittadina di Gatlin e anche in alcune trovate rispetto al limite di budget. Certo lo smacco più grosso rimane il finale peraltro diverso dalla descrizione di King

mercoledì 29 febbraio 2012

Non aprite prima di Natale


Titolo: Non aprite prima di Natale
Regia: Edmund Purdom
Anno: 1984
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 2/5

E' la vigilia di Natale, a Londra, e un folle sta sterminando tutte le persone che si vestono da Babbo Natale. Un ispettore di Scotland Yard e la figlia di una delle vittime dello psychokiller cercano di venire a capo della situazione , mentre il numero dei morti sale vertiginosamente

Purdom che come attore nei film di genere non ha mai fatto schifo, ci prova alla regia con un unico film che ha il merito, l’unico di tutto il film, di mettere come serial-killer il caro Babbo che la Coca-Cola ha sempre disegnato come un fantomatico vecchio che fa regali ai bambini. La cosa curiosa è che proprio lo stesso anno è uscito però in America anche lì uno dei precursori che è stato poi oggetto di un remake negli ultimi anni ovvero NATALE DI SANGUE.
Don't Open Till Christmas invece è il classico film che assume tinte di thriller-giallo miste a momenti di godibile splatter, il Babbo uccide in modo seriale propinando almeno delle modalità abbastanza originali. Se non fosse per la regia quasi assente, le involontarie cadute nel trash non voluto e una messa in scena blanda e superficiale sarebbe potuto diventare un piccolo classico di genere.

domenica 15 gennaio 2012

Avventura degli Ewoks

Titolo: Avventura degli Ewoks
Regia: John Korty
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Gli Ewoks, simpatici orsetti galattici che saltellano in modo buffo, già apparsi in Il ritorno dello Jedi, si muovono per aiutare due ragazzi dispersi alla ricerca dei genitori perduti durante un giro spaziale.

Il primo capitolo della deludente, forse perché nata sulla pista di un successo commerciale e quindi palesemente scritto e girato di fretta, saga degli orsacchiotti che deambulano a destra e a manca ha riscosso un certo successo di nicchia diventando uno dei tanti fantasy anni’80 che davano la possibilità ai bambini di quella generazione di trasportarsi con la fantasia in mondo e regni immaginari.
Distante da esempi di pura immaginazione con sterzate dark e pennellate di horror molto soft(RITORNO A OZ,WILLLOW,LABYRINTH,etc) trova la sinergia perfetta sposando creature amate dal pubblico e una storia semplice scritta e in parte diretta(in fase finale)dallo stesso Lucas.
Come tutte le caratteristiche del genere in questione, la storia non è particolarmente originale ma ciò che conta sono i mostri, l’avventura e le dolci creaturine a tratti davvero inquietanti se si pensa a quegli occhi allucinati.
Il film però ebbe un buon successo commerciale tale da girare un sequel meno fortunato.
Una curiosità sta nel fatto che di tutto l’universo generato dalla saga di GUERRE STELLARI (fumetti, libri,  film per la televisione, giocattoli e cazzate a gogò…) è stata girata anche una serie televisiva dal titolo EWOKS durata per ben due stagioni.
Per i  nostalgici della stop-motion potrà essere una buona occasione soprattutto per vedere i difetti di regia e le cuciture studiate ad hoc.

lunedì 2 gennaio 2012

China Blue


Titolo: China Blue
Regia: Ken Russel
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Joanna Crane ha una doppia vita a schizofrenia libera: strapagata stilista di giorno, tutta casa e lavoro, al calar del sole si traveste da prostituta e va a battere i marciapiedi dell'infima Los Angeles..

Visionario,erotico, a tratti con tinte e gingilli molto moderni per l’anno in cui è stato girato il film.
Russel ha sicuramente girato di meglio ma questo girone infernale del fetish-sadomaso riesce a coinvolgere nonostante i difetti di sceneggiatura di Barry Sandler che non ha mai scritto niente di che.
Credo che i limiti maggiori dello script siano due:i dialoghi a volte troppo didascalici e il finale davvero confuso e banalotto(sembra quasi un omaggio a Hitchock facendo la parodia di PSYCHO,non a caso Perkins è il prete maniaco ). Infatti tutto si può dire di questo film tranne che dell’inizio che parte benissimo con le dovute provocazioni, un’anarchia di fondo anche se dalla seconda metà del secondo atto comincia piano piano a spegnersi chiudendosi in un’esagerazione gratuita che poteva essere meglio controllata in fase di scrittura.
Matrimonio/Sesso/Amore, tre storie che si intrecciano con due protagonisti di fondo, China Blue e Bobby.
Forse una delle scene in cui compare di più l’estro del regista è nella pubblicità sul sogno americano.
Alcune scene come quella della sodomizzazione del tipo legato con le manette per l’anno in cui è stato girato sicuramente valgono un encomio a parte.
E’stato definito come eccessivamente trasgressivo e in America alla sua uscita è stato bollato come l’Himalaya dell’oscenità.



sabato 24 settembre 2011

Razorback-Oltre l'urlo del demonio


Titolo: Razorback-Oltre l'urlo del demonio
Regia: Russel Mulchany
Anno: 1984
Paese: Australia
Giudizio: 3/5

Classico esempio di film in cui il protagonista subentra dopo, visto che la moglie, muore quasi all’inizio invertendo per un attimo le regole del genere.
Un b-movie curioso. RAZORBACK, associabile al filone di film beast-movie, solo per la scelta del mostro (un enorme incrocio tra un verro e un cinghiale) elemento su cui si concentra tutto il film anche se proprio come per PIG HUNT, ne approfitta per diramare altre due o tre storie parallele, entrambi comunque senza stare a prendere posizioni su come sia stata possibile la crescita a dismisura di un bestione del genere.
Il film non è male per l’atmosfera che sembra ricordare quasi per certi aspetti un film dall’atmosfera misteriosa o mistica..con delle location sporche e tendenti al rosso merito di una location fantastica e catartica come l’Australia (nel Southwest Wales, 600 km a ovest di Sidney) e di una scelta a virare proprio su quei toni color ruggine da parte del direttore della fotografia.
Il razorback è visto come una forza della natura in rapporto alla brutale violenza abitualmente praticata dai locali sugli animali delle sorte di bifolchi a cui i due fratelli pazzi danno un quadro perfetto e sulla lenta e un po’ prolissa storia che fa fatica ad accelerare nonché risparmiarsi e lesinare soprattutto nella prima parte visto che nella seconda accelera con un bel ritmo e un ottimo montaggio.
Mulchany ha girato circa 27 film o roba simile e sicuramente questo è uno dei migliori…contando tutte le impronunciabili porcherie che si è ritrovato a dover girare.

giovedì 15 settembre 2011

Repo Man-Il recuperatore


Titolo: Repo Man-Il recuperatore
Regia: Alex Cox
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Repo Man è uno dei film degli anni ’80 nel senso che è un piccolo cult a tratti geniale e capace di destreggiarsi bene tra i generi contaminando numerosi aspetti.
Un fanta-thriller un po’ cyber-punk con cui Alex Cox non risparmia e non lesina sui contenuti mostrando niente poco di meno che una Los Angeles persa, balia di giovani delinquenti e gang abbandonate a se stesse. Mi ha colpito l’idea che il regista abbia voluto ripercorrere l’esperienza avuta da giovane come recuperatore di macchine aggiungendo però tutta la materia fantascientifica che viene dopo e che riesce a contaminare molto bene con gli altri elementi del film non risultando mai eccessivamente confuso ma bilanciato nei suoi molteplici aspetti.
Tante le trovate da quella del bagagliaio, ai cibi senza etichette o marche, alla oniricissima scena finale, alle performance degli attori tutte buone (purtroppo non ho mai amato Emilio Estevez ma chiudo un occhio).
Televangelisti, punk, hippie, alieni, agenti dell’FBI fuori di testa, non mancano le frecciatine alla società, alla macro-delinquenza che dilaga, ai poteri eccessivi conferiti alle forze dell’ordine, alla società consumista, in tutto questo un ragazzo con la faccia da duro che pensando di racimolare soldi facendo appunto il recuperatore si trova a mettere il naso in una situazione ai confini della realtà.

domenica 20 marzo 2011

C.H.U.D

Titolo: C.H.U.D
Regia: Douglas Cheek
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In un quartiere di New York la gente comincia misteriosamente a sparire e l'ispettore Bosch, incaricato delle indagini, chiede la collaborazione di un fotografo, George, autore di un reportage su gruppi di sbandati che hanno scelto di vivere nelle gallerie in disuso della città, convinto che la soluzione del caso si trovi tra quella povera gente. I vagabondi, in realtà, sono essi stessi delle vittime: quando una donna senza fissa dimora viene arrestata per aver tentato di rubare la pistola ad un poliziotto, George scopre che l'ha fatto per proteggersi da un misterioso nemico.

Sicuramente C.H.U.D per quanto a molti possa passare inosservato e un film con un suo perchè e con delle scene molto efficaci che sanno dare un'atmosfera inquietante alla vicenda.
New York diventa dunque la location con le sue fogne e i cunicoli che danno una perfetta connotazione di ciò che si andrà ad incontrare quindi risultano efficaci non solo dal punto scenografico ma anche della fotografia che sa catturarne le sfumature.
La storia in se anche se non particolarmente originale e migliore di tante altre che non cercano di risaltare il contenuto approfondendo altre sfumature come ad esempio una critica contro il razzismo che c'era sui senzatetto e i poveri in generale additati quasi sempre come responsabili di alcuni episodi irrisolti.
Il make-up anche se datato risulta nella messa in scena efficace anche se i mostri si vedranno molto poco e si noteranno subito gli errori e le sbavature.
Nonostante tutto comunque C.H.U.D è uno di quei film che ha saputo resuscitare col tempo facendosi apprezzare per i motivi sopracitati e per una regia che con tutte le problematiche del caso ci ha creduto fino in fondo.