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martedì 25 aprile 2017

Excalibur

Titolo: Excalibur
Regia: John Boorman
Anno: 1981
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 5/5

Merlino è al servizio di Uther Pendragon, ambizioso nobile che vuole diventare Re. Il destino del cavaliere è però segnato dall'infatuazione per la bella Igrayne, moglie del Duca di Cornwall, con il quale aveva appena siglato un patto di pace. Aiutato da Merlino e dalla magia a possedere la donna, alla nascita del figlio originato in quella notte Uther è costretto a lasciare il pargolo alle cure del Mago che lo chiede come pegno in cambio dei suoi passati servigi. Poco dopo lo stesso Uther cade in un'imboscata lasciando la magica spada Excalibur conficcata in una roccia. Anni dopo il bambino (ormai uomo), chiamato Artù e cresciuto da Sir Hector, partecipa come scudiero per il fratello acquisito ad una competizione nella quale il vincitore potrà tentare di estrarre la spada, ormai diventata un simbolo di pellegrinaggio per chiunque aspiri al regno: la leggenda infatti sostiene che solo chi riuscirà a sradicarla dal masso potrà diventare Re. Per un imprevisto Artù si ritrova proprio egli stesso a brandirla, ottenendo di fatto il diritto al trono. Ma il suo, nonostante i consigli di Merlino, non sarà un regno "facile": e l'arrivo di Lancillotto alla Tavola Rotonda e le mire di potere della sorellastra Morgana lo metteranno di fronte ad enormi difficoltà.

Excalibur di Boorman è un cult e un capolavoro a cinque stelle. Un film epico degno di entrare a far parte della tavola rotonda e diventare così leggenda come le gesta epiche e i passaggi cruciali della leggenda arthuriana, dalla spada nella roccia al menage a trois con Ginevra e Lancillotto, dalla ricerca del Sacro Graal fino alla rivalità tra Merlino e Morgana.
Ricordo ancora la prima volta che lo vidi da piccolo e ne rimasi spaventato per la violenza e la crudeltà nei combattimenti. Erano tempi in cui il fantasy e la magia venivano quasi sempre rappresentati in modo allegro e a lieto fine senza l'atmosfera di morte assolutamente affascinante che abbraccia tutto l'arco della narrazione. Boorman come regista è stato tra i migliori di quel periodo, girando interamente in Irlanda quest'opera visionaria e accettando una sfida complessa.
Se pensiamo che il regista avrebbe dovuto girare in quegli stessi anni il Signore degli Anelli tiriamo un sospiro di sollievo. Excalibur si potrebbe definire in molti modi e il vero segreto, o la vera magia, è che al giorno d'oggi non ha perso nulla del suo fascino e della sua atmosfera mostrando un'epoca oscura di sangue e acciaio, aumentando il fascino visivo ad ogni capitolo e situazione che tocca grazie anche al perfetto contributo e il montaggio delle musiche dei Carmina Burana che aumentano il fascino e l'epicità delle gesta e dei combattimenti.
Il taglio fantasy e dark è forse ad oggi il miglior connubbio mai riuscito, rimanendo ad oggi la più potente rilettura cinematografica del ciclo arturiano, ricca di personaggi e situazioni iconoche della leggenda bretone. Excalibur e tutto e di più riuscendo a trovare un cast importante che riesce a valorizzare la caratterizzazione di ogni singolo personaggio.
Un fantasy adulto e non superficiale, sospeso tra dramma e ironia, portandoci per la prima volta, e forse l'ultima, in un'avventura senza fine dove ancora la magia e il paganesimo riuscivano ad essere gli unici strumenti simbolici organizzatori di senso.



martedì 7 marzo 2017

Heavy Metal

Titolo: Heavy Metal
Regia: Gerald Potterton
Anno: 1981
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

Uno strano tipo d'astronauta torna a casa portando con sè il Loc-Nar, un piccolo meteorite verde. Appena varcato l'uscio di casa l'uomo viene polverizzato dal malefico meteorite davanti agli occhi dell'inerme figlioletta. Il Loc-Nar inizia così a raccontare le sue tremende vicissitudini alla bambina, affinché possano valere come lezione di vita sulle smanie di potere del genere umano.

Quando penso ad alcune pellicole storiche per quanto concerne l'animazione non posso non includere questo master di Potterton, il quale assieme a tante altre opere significative hanno saputo dare enfasi e spirito al genere. Heavy Metal poi senza nemmeno farlo apposta è un precursore nel suo viaggio spazio tempo a cercare storie e creare trame diverse anche se legate da un filo invisibile.
Tutto gode di una libertà, una magia e un'armonia che si respirava in alcuni periodi e che spesso con la c.g l'animazione moderna rischia di perdere.
Quando il film venne citato in un celebre episodio di SOUTHPARK mi resi conto che dovevo assolutamente vedere questa fondamentale perla che riesce a contaminare più generi dalla sci-fi uniti al fantasy e infine l'horror in modo molto equilibrato e suggestivo.
Il film è ispirato ad un celebre fumetto franco-canadese uscito nel 1974 di nome Metal Hurlant che tra l'altro potrebbe avere qualche analogia con il libro di Evangelisti Metallo Urlante, una raccolta di storie con tanti punti in comune.

A questo film tra l'altro collaborarono disegnatori come Moebius, Dan O'Bannon e Richard Corben mentre sulla soundtrack ci sono gruppi come i Black Sabbath, i Blue Oyster Cult e i Nazareth. Il film tra l'altro venne prodotto da un Ivan Reitman alle prime armi. Al di là della trama e di alcune storie che potranno sembrare ormai datate, il film mantiene un fascino e un'atmosfera davvero unica e potente in grado di restituire quella fama e rendere giustizia al lavoro che Potterton e soci meritano soprattutto inserendo alcuni sprazzi erotici che per il tempo non erano affatto scontati.

mercoledì 19 novembre 2014

Mad Max-Fury Road

Titolo: Mad Max-Fury Road
Regia: George Miller
Anno: 1981
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Mad Max, l’intrepido guerriero di “Interceptor” è di nuovo sulla strada. Nell’aspro deserto, reso ancora più inospitale dalla natura contaminata dal disastro atomico, si gioca la partita mortale della vita e della morte. L’unica moneta corrente è il petrolio, oramai agli sgoccioli: Mad Max scova un deposito del prezioso liquido assediato dalla tribù dei feroci Umungus, e ingaggia con questi una durissima battaglia…

“In futuro, le città diventeranno deserti, le strade diventeranno campi di battaglia e la speranza del genere umano sarà nelle mani di un misterioso straniero.”
Nei due capitoli successivi, questo e Oltre la sfera del tuono, il plot narrativo si concentra più sulla storia, sulla coralità dello schema, per mostrare proprio quell'idea di società, in un'era che riporta quasi ad un medioevo barbaro e che impone che sia l'intelligenza più che la forza bruta a farla da padrone (ancora meglio un'unione delle parti).
Da questo punto di vista il percorso e la redenzione di Max, lo portano a scontrarsi prima di tutto con se stesso e infine a cercare di capire dove schierarsi, contando che per quanto cerchi di rendersi individualista, non può mettere a tacere la propria sensibilità di fronte ai soprusi e soprattutto a ribadire che l'essere umano è soprattutto un'animale sociale.
L'anima nera di Max, ossia quel lato contraddittorio che aveva spinto il protagonista a compiere la carneficina del primo film, nel secondo si mostra più come una totale indifferenza nei confronti dei concetti di bene e male, giusto e sbagliato, dato che il personaggio aiuta effettivamente i buoni, ma solo per trarne profitto.
Allo stesso tempo l'atmosfera e i dialoghi del film mostrano un'apertura, assolutamente impossibile nel primo capitolo, ad un certo tipo di umorismo e anche la violenza assume più una connotazione stravagante e molto incentrata sulla spettacolarità (la storia degli stunt-man e tutti gli incidenti successi meriterebbe due o tre righe...)
Il sangue nero della terra, così Carpenter definiva il petrolio, è l'obbiettivo di quasi tutti i personaggi del film, obbiettivo che dunque sposta l'azione su frenetici e spettacolari inseguimenti che di fatto lo pongono come pietra miliare ancora in grado di influenzare tutti gli inseguimenti automobilistici nel giro di trent'anni e un mastodontico scontro tra due diversi tipi di civiltà e una contro-corrente guerra tra poveri e disperati.
Ancora una volta Miller disegna uno scenario apocalittico in cui i deboli muoiono o diventano schiavi, ritornando in un nuovo medioevo in cui predomina la legge dei più forti.
Ancora una volta i personaggi sono stati pensati, dipinti, partoriti da un estro e da qualche mente folle che ne hanno curato ancora di più gli eccessi e le caricature.
Senza di nuovo stare a dire quanto la fantascienza sia in debito con questo film e quanto anche il genere western sviluppi delle analogie quasi a cavallo con scenari e ambientazioni, rimane l'elemento più interessante che Miller scorgeva nella saga, ovvero che ci vorrebbe davvero poco perchè la stessa umanità possa fare la fine dei protagonisti di questo film.

sabato 2 febbraio 2013

Possession

Titolo: Possession
Regia: Andrzej Zulawski
Anno: 1981
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Una donna rivela al marito di avere un amante e il loro matrimonio entra in crisi. Il marito però non si consola e facendola seguire scopre che ha un misterioso secondo amante.

Possession è adorabile. Uno di quei film che dopo i primi cinque minuti ti catturano per l’eleganza della forma e la spontaneità degli attori. Di veri attori si parla qui infatti.
Horror e dramma psicologico si attraversano reciprocamente inseguendosi in un gioco morboso ed estenuante che porta ad un colpo di scena finale davvero esplosivo.
Tutto funziona tranne la scorrevolezza e dunque il ritmo che come saggiamente scriveva un critico sono caratteristiche spesso del cinema autoriale. Soprattutto per chi come il polacco Zulawski l’idea di sposare due generi in questa tragica epopea sentimentale si è rivelata una scelta molto più complessa del normale e la difficoltà a far combaciare tutto si concentra soprattutto nella parte finale.
Ma Possession và più in là partendo con una infallibile riflessione sulla libertà umana nella quale, in questo caso l’uomo, non può spingersi oltre se non facendo subentrare la parte violenta e irrazionale.
I due alter-ego finali rappresentano proprio quello a cui non vorremmo mai assistere.
Ottimo il cast con il sempre bravo Sam Neil, Isabelle Adjani in evidente stato di grazia e il bravissimo Heinz Bennent nella parte dell’amante. La location, con una Berlino semi-abbandonata, è molto funzionale nel far coincidere e dare ancora più spazio e realisticità alla vicenda. La macchina sempre in movimento così come l’immancabile fotografia di Bruno Nuytten convergono tutti gli elementi affinchè la vicenda assuma a pieni voti una cruda e spietata atmosfera tra bene e male in un rapporto di coppia. Una lenta tortura psicologica e fisica che cresce piano piano e richiedendo allo spettatore quella concentrazione tale per cui è stato pensato il montaggio in modo mai banale ma molto sofisticato.
Alcuni rimandi e riferimenti ad altre pellicole ci sono citando Polanski,Bergman e Cronemberg.
Ci sono diverse scene memorabili come quella di Anna impossessata nella metropolitana e la scena finale davvero cruda del presagio finale del bambino.
Un film ovviamente proibito,censurato,etichettato come film maledetto (a differenza dei film commerciali che si prendono in giro da soli questo fa pesantemente sul serio e allora la provocazione acquista maggiore enfasi) che del suo grand-guignol finale apre gli inviti ad una visione davvero atipica.

sabato 4 agosto 2012

Piranha 2


Titolo: Piranha 2
Regia: James Cameroun
Anno: 1981
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

La storia inizia con misteriose sparizioni e morti dove i corpi sembrano essere stati divorati in parte. La protagonista, Anne Kimbrough vuole capire cosa sia successo a un ragazzo suo allievo, morto durante una sua lezione di immersione. La donna comprenderà che si tratta di piranha mutati geneticamente, dotati di ali. Scopre la verità da Tyler, un biochimico, che in passato aveva lavorato all'esperimento che ha prodotto tale specie. Anne, con l'aiuto di suo marito, decide di utilizzare delle bombe per debellare la minaccia

E chi se lo aspettava che l’esordio di Cameroun fosse una trashata come questa.
Nel film c’è poi una scena che sembra batterle tutte ed è quella in cui tutti i piranha escono volando dal mare e uccidono persone a destra a manca preferendo come per i vampiri il collo (non a caso il rumore che fanno è molto simile agli ultrasuoni dei pipistrelli). Se poi ci mettiamo pure dei rasta fricchettoni che vengono uccisi a mozzichi, allora un punto in più al weird a cui si avvicina il regista.
Sembra strano ma è come se il regista avesse voluto fare una sorta di parodia del primo film diretto da Dante. Il finale poi con lei che alla fine per salvarsi, visto che è senza ossigeno sul fondo del mare, si attacca all’ancora della nave è assolutamente superbo.

martedì 22 marzo 2011

Scanners

Titolo: Scanners
Regia: David Cronemberg
Anno: 1981
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

Cameron Vale è un disadattato che vive ai margini della società. Una grande multinazionale lo raccoglie e lo inserisce nel programma Ripe dell'industria di armamenti Consec. Scopo del programma è quello di creare degli scanner, degli esseri dotati di poteri telepatici e capaci di agire sulle capacità psichiche altrui. A Cameron verrà affidato il compito di fermare Revok, uno scanner spietato che ha deciso di impadronirsi del potere.

Cronemberg è un autore abbastanza prolifico e Scanners e sicuramente uno dei suoi film migliori.
La fantascienza non poteva non avvalersi di un soggetto così originale sceneggiato dallo stesso regista. La trama riporta a un problema di mutazione in cui gli effetti derivanti possono creare effetti anomali o come in questo caso aumentare le capacità così tanto da arrivare a poter parlare di super-uomo. Ovviamente Cronemberg tira in causa anche una problematica molto diffusa in America e legata alle multinazionali e alla somministrazione di farmaci a bambini usati come cavie e vittime inconsapevoli. Così questa sorta di “ritalin” viene somministrato ai bambini e li rende Scanners.
Naturalmente il governo cercherà di fermare questi “mutanti” con il solo risultato di creare ancora più divisione tra le classi e rendere gli scanners un’unica classe divisa dalle altre. Solo che come sempre in questi casi dovranno avvalersi di un membro degli stessi che possa fermarli e riportare la tranquillità.
Inizialmente aiutato, Vale assisterà alla strage di tutti i restanti scanners che come lui lottano per mantenere la calma.
In più la problematica secondo cui da grossi poteri derivano grosse responsabilità proprio per cui Vale deve fermare Revok che è tale e quale a lui invertendo il processo da vittima a carnefice.
Appartiene alla categoria di film intramontabili.
Il cast è buono, Stephen Lack nel ruolo del cattivo spicca su tutti, accompagnato da Michael Ironside e Jennifer O'Neil.

Quella villa accanto al cimitero

Titolo: Quella villa accanto al cimitero
Regia: Lucio Fulci
Anno: 1981
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Interessante horror diretto da Fulci e scritto da Sacchetti. La storia racconta di una famiglia(padre,madre,figlio)che si trasferisce a causa del lavoro del padre in una casa a Boston. In questa casa abitò un pazzo che uccise la moglie dopo averla fatta a pezzi e subito dopo si impiccò. Il fatto ebbe così successo da essere studiato da alcuni studiosi tra cui appunto il padre della famigliola che vuole assolutamente capire cosa è successo.
Naturalmente dal momento che i tre metteranno piede nella casa ogni forma di tormento,dolore,sofferenza ed altro torna a cercare di colpire chi piu' chi meno all'interno della casa.
Finale suggestivo che lascia spazio a piu' di un’interpretazione.
Attori bravi ma senza eccessi.
Ottime riprese e montaggio.
Non particolarmente incisivi gli effetti speciali ma non c'è ne era bisogno visto che l'atmosfera riesce sempre ad essere portata al massimo.

Storie di ordinaria follia

Titolo: Storie di ordinaria follia
Regia: Marco Ferreri
Anno: 1981
Paese: Italia-Francia
Giudizio: 4/5

Le avventure tra sesso e alcool di un poeta underground.
Charles Serking(B.Gazzara) ricerca le situazioni più strane e disperate. Segue una ninfomane, la quale, dopo aver fatto sesso assieme a lui lo fa portare via dalla polizia.
Charles ricerca la maternità persa in una donna robusta che abita nello stesso quartiere della ninfomane. Cerca di infilarle la testa tra le gambe, ma si accorge che non è possibile.
L’uomo si mette a nudo su un palco criticando la società e il modo di scrivere contemporaneo.
Infine trova la sua anima gemella in una prostituta Cass(Muti), sadomasochista, che contempla per bellezza e ambiguità.

Sceneggiato dal regista con Sergio Amidi, il film non riesco a capacitarmi di come non sia assolutamente piaciuto a Bukowski. Immagino l’incontro tra i due e credo che questo sia il pieno raggiungimento dell’obbiettivo del regista.
Effettivamente manca completamente d’umorismo e lo stile è forse troppo elegante e formale, ciononostante ciò che fuoriesce è uno spaccato sulla miseria, sofferenza, disperazione e autocritica di un uomo che non accetta la società cercando di estraniarsi il più possibile con l’alcool, che non può scendere a patti poiché sicuro di non rispettarli.
Un eroe pessimista e anticonformista per eccellenza.
Maledetto ma tenero.
Un romanticismo sicuramente malato e distorto. Un uomo debole che conosce i suoi difetti e riesce ad amare una bambina di 14 anni, toccandone continuamente i seni.
La bravura di Ben Gazzarra è eccezionale. Una perfetta e “lucida” identificazione con il personaggio. Forse la pecca è che Ben al tempo era molto affascinante e questo devia un po’ dal personaggio di Bukowski.
Le scene della Muti sono estreme e di forte impatto e hanno anticipato, come trovate, moltissimi film sul tema dell’erotismo.
Immagino che le tematiche che emergono da questo film siano state al tempo motivo di discussione tra i critici.
Le scenografie perfette e a volte asettiche sono di Dante Ferretti.



Fichissimi

Titolo: Fichissimi
Regia: Carlo Vanzina
Anno: 1981
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Un milanese purosangue e un immigrato pugliese sono i capi di due giovani bande rivali. Complicazioni amorose sul modello dichiarato di Giulietta e Romeo.

Commedia divertente e scanzonata, pretesto per lanciare definitivamente il personaggio di Abatantuono (Terruncello, Io rinascerò, Viuulenza ed altri gerghi strani tanto cari al personaggio) che spadroneggia per salvare la sorella da Jerry Calà.
Un film che sicuramente ha parecchie gag esilaranti e anche non dichiaratamente drammatiche come la situazione economica del povero terruncello che abita con tutti i fratelli pugliesi in una casetta e attorniato da stereotipi medi e ingloriosi e di fatto capo famiglia dopo la morte del padre. Comunque dignitoso con un buon ritmo e pillola di quel fortunato periodo comico di quegli anni.
Il soggetto e la sceneggiatura sono degli stessi fratelli Vanzina.
Sicuramente immancabile per gli amanti del genere comico demenziale italiano e per i fan dei due protagonisti.