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lunedì 1 maggio 2017

Gang dell'arancia meccanica

Titolo: Gang dell'arancia meccanica
Regia: Osman F.Seden
Anno: 1974
Paese: Turchia
Giudizio: 2/5

Tre psicopatici criminali vanno in giro per Istanbul a uccidere e stuprare ragazze. Col fiato della polizia sul collo, i tre irrompono in una villa e la occupano, sottoponendo gli abitanti a ogni genere di cattiveria. Il padrone di casa è un ricco medico con moglie e figlio piccolo a carico e comincia così una serie inaudita di brutalità: l'uomo viene umiliato ripetutamente, la donna picchiata e palpeggiata. Il bambino piccolo inizialmente non capisce bene la situazione e prende tutto come un gioco, ma quando i criminali lo affogano in piscina la mamma impazzisce definitivamente. I tre finiranno in galera ma la pena che riceveranno sarà breve e, all'uscita dal carcere, anche per loro ci sarà una brutta sorpresa...

Purtroppo visionato in un'edizione tagliata nel finale di almeno una quindicina di minuti, il film maledetto di Seden rimane uno dei caposaldi del sotto genere horror rape & revenge. Un titolo importante quasi quanto I SPIT ON YOUR GRAVE ovvero quelle pellicole che hanno aperto le porta al tema anche se in questo caso i riferimenti paiono più spingersi verso Craven con L'ULTIMA CASA A SINISTRA del 72' e Kubrick per ARANCIA MECCANICA del 71'.
A differenza del film del '78 di Zarchi, il film di Sedem per fortuna gioca meno sulla tortura fisica e sullo stupro per concentrarsi maggiormente sul lavoro di violenza psicologica simile per certi versi al capolavoro che Haneke disegnerà nel 97' ovvero FUNNY GAMES.
Questa operetta qui sembra semplicemente l'opera più sciocca senza concentrarsi sulla natura e l'origine del male, ma mettendo in scena sevizie e soprusi del trio ai danni del nucleo familiare.
In particolare per l'epoca ha fatto discutere l'impiego del bambino nelle scene di violenza per arrivare all'annegamento. Anche se nelle scene della piscina è chiaro che sia un bambolotto, per l'anno di uscita una tale idea di violenza non era ancora così abusata come oggi. I picchi comunque arrivano nella scena madre e forse anche la più forte e lunga dell'intero film dove la mamma del bambino viene presa a schiaffi per dieci minuti di seguito, gettata a terra, fatta rialzare e colpita nuovamente
Il leader della band poi Savas Basar con quel sorriso serafico riesce a dare davvero una grande prova attoriale ricordando il Noe Hernandez di TENEMOS LA CARNE.
"Cirkin dunya" il titolo originale che in realtà dovrebbe suonare come "Mondo Cattivo" è un home invasion con un ritmo forsennato che non si ferma mai, senza smettere mai di gridare e di mostrare un certo compiacimento tipico dei film anni ’70.


mercoledì 15 gennaio 2014

Terminal Island-L'isola dei dannati

Titolo: Terminal Island-L'isola dei dannati
Regia: Stephanie Rothman
Anno: 1974
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In un prossimo futuro, il governo della California ha commutato la pena di morte - definitivamente abolita - con l'esilio perpetuo nell'isola di San Bruno. La colonia penale, conosciuta con il nome emblematico di "Terminal Island", non è sorvegliata dalla polizia poiché, da lì, un tentativo di fuga è impensabile, e i detenuti sono liberi di scegliere come organizzarsi, sia che decidano di orientarsi verso un modello di vita pacifico sia che preferiscano continuare a percorrere fino in fondo la strada della violenza. Nell'isola, inevitabilmente, regna la piú completa anarchia e il gruppo guidato dallo psicopatico Bobby Farr spadroneggia umiliando i rivali e schiavizzando le donne. L'arrivo sull'isola della giovane Carmen segna, però, l'inizio della rivolta da parte degli oppressi.

Bisogna ammettere che sono divertenti questi film del filone women in prison sottogenere dell'exploitation anni '70 in cui fondamentalmente i registi e gli sceneggiatori avevano la possibilità di creare previsioni sul futuro come in questo caso un'isola/carcere dove i prigionieri sono liberi di uccidersi e di organizzarsi come vogliono.
Dal punto di vista del soggetto è decisamente originale contando che molti anni dopo uscì un fumetto giapponese chiamato BATTLE ROYALE che per alcuni aspetti sembra riprenderne l'idea modificando però la storia e il contesto e in più cercando di allargare la denuncia sul mondo civile che espelle i problemi dandogli più una connotazione sociologica e in particolare nel film emerge tutta un'importanza legata al potere e al controllo dell'incertezza.
I personaggi sono tutti bene o male caratterizzati in modo comunque funzionale per la storia e gli obbiettivi del film e a fare da sfondo durante lo svolgimento del film ci pensano delle solide musiche beat.
La donna qui è fondamentale per la rinascita e per cambiare la dittatura che si era imposta sull'isola, una afro-americana diventa la scelta perfetta analizzando quindi diverse sotto-storie, ma anche non risparmiando una certa idea maschilista di relegarla a serva o a cortigiana.
Un film che certo và visto rapportato all'anno di uscita e quindi con tutti i limiti sugli effetti speciali e anche sembra sul budget e purtroppo le scene che soffrono di più di questo fattore sono proprio i combattimenti e le scene di lotta e contando che in un film come questo non sono certo poche si fa fatica a digerirle.

sabato 4 agosto 2012

School of the Holy Beast

Titolo: School of the Holy Beast
Regia:  Norifumi Suzuki
Anno: 1974
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

La diciottenne Maya Takigawa, dopo essersi regalata un ultimo momento di piacere, entra nel convento di St. Kuroashi, non perché spinta da qualche tipo di vocazione spirituale ma semplicemente per venire a conoscenza delle circostanze in cui morì sua madre, aspirante direttrice dello stesso convento, e per sapere chi sia suo padre. All' interno del convento troverà un mondo con delle sue regole, che se trasgredite porteranno a delle inevitabili punizioni

E’ strano notare come Suzuki nel suo film abbia citato tanto il cinema italiano addirittura mostrando la scena iniziale come puro omaggio al nostro bel cinema dei tempi andati.
Il pinku Eiga non è certo tra i miei sotto-generi preferiti ma il film di Suzuki è un’eccezione rara che esce fuori dagli schemi portando alla luce una vicenda piuttosto anomala.
L’interno del monastero è scioccante mostrando flagellazioni così come tutte le terribili punizioni corporali a cui la nuova adepta viene sottoposta.
Ancora una volta il potere della religione su come mortificare il corpo mostra il suo lato peggiore (in particolare il corpo femminile portatore di peccato) e come sempre la morale assoluta che non accetta nessun compromesso costituisce uno dei tasselli cardini della denuncia.
A metà tra il Sexyploitation e il Nunsploitation, Suzuki crea un lavoro estetico niente male alzando il livello sulla qualità del montaggio, della fotografia e della recitazione.
I rapporti saffici, il sadismo e la blasfemia sono intriganti quanto il soggetto e la messa in scena che non deve rispettare nessun target e nessuna ideologia di mercato sperimentando al massimo e osando laddove sembrava quasi impossibile farlo.
Alcuni momenti sono davvero eclatanti per la denuncia che si potrebbe fare a priori su cosa consente ai fanatici religiosi di poter fare senza contare la dignità delle persone. Dall’interrogatorio  e le botte con mazzi di rose spinose, il prete che si porta a letto le sorelle, per arrivare fino alla scena super blasfema che se ne fotte della censura e il resto e in cui una suora torturata e immobilizzata viene obbligata ad urinare su un'immagine sacra sono alcuni tra i passaggi più estremi.
E’interessante notare come tutto questo non sia fantascienza ma il vanto integralista del Cristianesimo.

domenica 20 marzo 2011

Rabid Dogs

Titolo: Rabid Dogs
Regia: Mario Bava
Anno: 1974
Paese: Italia
Giudizio: 5/5

Quattro uomini rapinano un portavalori e lo uccidono. Nella fuga uccidono altre persone e perdono un compagno. Rimangono così in tre, 32, Bisturi e il Dottore. Il primo è un gorilla senza troppo cervello che impazzisce appena vede un paio di tette. Bisturi sembra apparentemente tranquillo se non fosse per la voglia di affettare tutto con il suo coltello. L’ultimo, il dottore, dovrebbe essere la mente del gruppo.
I criminali prendono in ostaggio una donna e dopo un uomo che sta recando il suo piccolo in una clinica privata per curarlo. Almeno così sembra…

Il mio film preferito di Bava.
Un film devastante. Devastante è la tensione che ti accompagna dal primo minuto all’ultimo, nervosissimo e disturbante e il viaggio in cui ci condurranno i tre criminali che hanno la stoffa di essere dei veri e disperati cattivi.
Non ci sono sorprese superflue per i “buoni”. Viene bloccato ogni tentativo di far vincere il bene usando un buon meccanismo di semina e raccolta che spiazza molti tentativi di certezza per lo spettatore.
Fantastico il tentativo di Maria, l’ostaggio, di scappare verso un casolare in mezzo alla campagna. La ragazza riesce a raggiungere il luogo con 32 e Bisturi alle spalle ma…
In ultima analisi la recitazione azzeccatissima d’ogni attore, bravissimi i criminali ad esprimere disagio, frustrazione e rabbia.
Bava fa un lavoro eccellente sulle personalità di tutte le persone candidate a fare questo lungo viaggio verso la morte.
Ritmi veloci e primissimi piani hanno l’effetto di avvicinarti alla rabbia e pazzia che mostrano i protagonisti dal primo all’ultimo minuto.
Bellissimo, anche se non troppo originale, il colpo di scena finale.