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giovedì 22 dicembre 2016

No, il caso è felicemente risolto

Titolo: No, il caso è felicemente risolto
Regia: Vittorio Salerno
Anno: 1973
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Fabio Santamaria, impiegato con moglie e figlia, si trova un giorno a pescare sulle rive del lago di Grasciano. Assiste così a un efferato delitto: un uomo massacra una giovane donna seminuda. Spaventato si allontana dal luogo e viene seguito dall'auto dell'assassino. Di lì a poco scoprirà che costui, un professore di liceo, si è recato alla polizia affermando di essere stato testimone del delitto stesso e fornendo i suoi connotati indicandolo come l'esecutore. Da quel momento Santamaria vive nell'incubo di essere arrestato e deve decidere cosa fare.

Negli anni '70 il cinema italiano viveva uno dei momenti cinematografici più significativi e importanti. I generis davano molta prolificità ai registi e alle produzioni investendo e scommettendo molto ma intuendo il bisogno di allargare alcuni stilemi importanti su pochi generi che rischiavano di diventare noiosi riproponendo sempre gli stessi archetipi.
Sul modello del fratello Maria Salerno e di alcuni suoi ottimi film tra cui ricordiamo FANGO BOLLENTE, Vittorio si cimenta anche lui sui film che affrontano il rapporto dei cittadini con la giustizia in un thriller kafkiano potentissimo e che non lascia fiato allo spettatore.
Un'opera che sfrutta una struttura già avvezza ma che non solo si rivela funzionale ma crea ancora più ansia e suggestione nella catarsi completa che si ha con il protagonista.
È uno di quei rari film in cui la trama è al servizio di un messaggio di fondo ben chiaro e reso credibile dalla buona sceneggiatura (imbastita su un fatto di cronaca verosimile).
Ancora una volta la denuncia comincia a toccare quella borghesia piccola piccola dove il feroce delitto iniziale della prostituta sconvolge per l'antitesi data dall'aspetto dimesso dell'assassino, un professore, tanto signorile, quanto carogna intento a compiere, con glaciale crudezza, l'azione omicida (mediante uso di un bastone).
Sono tante le scene memorabili e d'impatto tra cui la scena cult del primo incontro tra vittima e carnefice in un dialogo molto intenso e che spinge sulle emozioni e l'empatia, un dolorosissimo e inquietante scenario su come l'animo umano non conosca limiti nella propria brutalità e nel silenzio.
Vittorio Salerno conferma le sue doti costruendo una bella atmosfera di malessere e denuncia sociale attorno a un caso delittuoso dove si invertono le parti tra assassino e testimone.




mercoledì 20 giugno 2012

Wicker Man


Titolo: Wicker Man
Regia: Robin Hardy
Anno: 1973
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 5/5

Neil Howie, sergente di polizia inglese, viene chiamato ad investigare sulla sparizione di Rowan Morrison, una ragazza che vive sull'isola di Summerisle, in Scozia. Giunto sul posto, Howie si rende ben presto conto che gli abitanti dell'isola, governati da Lord Summerisle, sono alquanto bizzarri e fanno di tutto per ostacolare le indagini.

L’uomo di paglia è uno dei cult più importanti della storia del cinema. Film di rara genialità, è una delle uniche pellicole che ha saputo conciliare il musical con l’oniricità totale di cui il film è permeato in ogni singola scena.
Il film è uno di quei capisaldi, anche se ancora parecchio sconosciuto, che come per pellicole come PICNIC AD HANGING ROCK ha saputo adattare completamente l’atmosfera al soggetto, arrivando ad un risultato forse insperato ma straordinario.
Probabilmente in stato di grazia, Hardy che poi ha diretto soltanto un altro filmetto insulso, si è ritagliato la formula di regista dannato dal momento che il film volente o no, ha intrapreso un importantissimo discorso sullo scontro tra il paganesimo e in questo caso la fede cristiana (religione che come ribadisce sempre Howie è quella che tutti gli inglesi seguono  e che mette dunque i suoi evangelizzatori come “pescatori di uomini in terra straniera”)
Definito da Christopher Lee come il miglior film in cui ha preso parte (e non è cosa da poco per un attore che al suo attivo ha quasi 150 film) è il perfetto sodalizio di generis e trovate che hanno saputo essere passaggi precursori di svariate pellicole. Come tale dunque non c’è da stupirsi che si sia ritagliato un’aura di film maledetto destinato a dei tagli di pellicola come se fosse una sorta di monito in grado di trasformare le coscienze dei credenti.
Il negativo è sparito mentre il dvd integrale sembra possederlo solo il buon Corman.
A livello sociologico e non solo, il film permette un ottima possibilità di adattare il metodo comparativo di Tocqueville sulle diversità dei culti e la grandezza concettuale con cui viene sviluppato.
Se contiamo le scene, non è facile adattarle con lo spirito di quei tempi, rituali e sacrifici vengono messi in scena con una capacità consapevole di trascinare lo spettatore in un continuo vortice che troverà nel climax finale la perfetta congiuntura.
Attori in stato di grazia citando almeno Woodward, Lee, la bellissima Ekland e gli abitanti dell’isola .
E’stato recentemente fatto un remake che come dimostrazione della logica commerciale del mercato non ha saputo nemmeno di striscio portare a casa una scena decente

lunedì 21 marzo 2011

Brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia.

Titolo: Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia.
Regia: Luca Davan
Anno: 1973
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Il brigadiere Pasquale Zagaria dopo aver messo a dura prova la pazienza del suo capo, decide di dare le dimissioni e di rimanere a casa insieme alla moglie, un donnone con tutti gli attributi per passare al wrestling. Zagaria naturalmente non può fare a meno della pistola e d’altri oggetti che lo fanno tornare con la mente alla sua professione di pulotto.
La sorpresa arriva dalla moglie che si presenta a casa con due pompelmi, più piccoli di quelli naturali, pieni di gioielli e quindi pieni di segreti.
A inizio la scommessa di Zagaria di trovare i criminali con l’aiuto della moglie come guardia del corpo in cambio del ritorno al suo ruolo natale di sbirro.

Un film “stracultissimo” che coinvolge solamente grazie alle immense trovate di Banfi che scombina l’ordine di tutte le parole per ricercare un vocabolario dinamico, una delle performance che hanno saputo trasformare la comicità dell’attore.
E le risate in questo film non mancano, dosate con spirito, qualche punta di astuzia, qualche critica contro il made in America e chi ne ha più ne metta.
La scena in cui ho rischiato di morire dal ridere, è quella in cui viene chiamato l’archivio delle targhe della polizia che non è altro che un demente che comincia a fare un sacco di pernacchie, scoreggie, sputi, manovre con le mani, insomma veramente un concentrato di risate con i fiocchi unite ad un tasso di demenzialità senza pari per un film altamente stupido e trash.

domenica 20 marzo 2011

Ku-Fu?Dalla Sicilia con furore

Titolo: Ku-Fu?Dalla Sicilia con furore
Regia: Nando Cicero
Anno: 1973
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Franco, detto ""Fico d'India"", vuole partecipare ad un concorso per diventare vigile urbano. Si trasferisce così a Roma dove dovrà sostenere una prova di karate. Si iscrive alla scuola del maestro Kon Chi Lay che lo istruisce (con scarsi risultati) nella difficile arte marziale.

Distribuito dalla sconosciuta ma coraggiosa Juma Film, Ku Fu? È la dissacrazione per eccellenza di svariati film del filone martial art che imperversavano da Hk. Forte di una sceneggiatura che decolla proprio grazie alle analogie e agli eccessi di battute, il film di Cicero non si limita a superare la soglia della risata ma lo fa ridicolizzandone le icone senza mai esagerare ma quasi citandone in maniera comica le “sacre”gesta, in questo caso il film CINQUE DITA DI VIOLENZA da me presentato al Combat Screen, rassegna sul cinema delle arti marziali. Partendo dai combattimenti accelerati, ai salti esagerati, alle tecniche profane, e alla verve più fisica che altro di Franco Franchi nel film Franco, per tutta la durata il ritmo e le sequenze danno risalto alla pellicola non rendendola mai noiosa ma anzi quasi una riflessione sulla seriosità di alcune film del genere.
La parodia vanta nomi illustri come Kon-Ki-Lai o Ce-Lo-Kon-Te per passare a Tutti Li tui e finire con Va a fan e Ki kaka mai. Dagli insegnamenti del maestro al capo dei capi che con la tecnica della sacra testata fa tutti fessi come rigorosa tradizione italiana insegna. Un film da vedere e rivedere grazie soprattutto al contributo di Marino Onorati. Il film più bello di Cicero, uno dei nomi cardini per la commedia scollacciata, insieme a ULTIMO TANGO A ZAGAROLO.