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giovedì 23 marzo 2017

Rosemary's Baby

Titolo: Rosemary's Baby
Regia: Roman Polanski
Anno: 1968
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Una giovane e novella sposa di provincia, Rosemary Woodhouse, va a vivere insieme a suo marito Guy a New York. I loro vicini sembrano inizialmente molto gentili ma gradualmente sembrano diventare sempre più oppressivi, in particolare in seguito all'avanzare della gravidanza di lei e in seguito anche a strani e inquietanti avvenimenti concomitanti.

A Roman Polanski potranno muovere tante accuse ma su un punto dovranno essere tutti d'accordo: è stato un precursore e questo film come pochi altri ne sono dei validi esempi.
Il genere sulla possessione e sulla gravidanza in generale che fino ad allora rimanevano temi scottanti a cui avvicinarsi con il lanternino con il regista polacco sono stati semplicemente sdoganati contando che non c'era nessun motivo per cui fino ad allora fossero rimasti tabu.
Rosemary's Baby è una metafora su tante debolezze e fragilità umane della protagonista e di chi le sta intorno. E'forse uno dei primi film in cui il dio denaro sostituisce l'amore di un padre che vende il figlio per ottenere la fama. Soddisfare insomma quel successo che in quegli anni in America non poteva essere sottovalutato perchè dava speranze all'americano medio e il sogno americano era una critica feroce che da lì a poco ha interessato diversi registi della New-Hollywood.
Forse è anche uno dei primi esempi colti di horror psicologico dove il disagio interiore diventa metafora della paura di qualcosa che si porta in grembo e da cui si è dipendenti.
L'opera inoltre è una delle più belle descrizioni di sempre sulle sette usando la simbologia a dispetto di inutili scene d'azione o rituali banalotti che sembrano prendere in giro la seriosità della funzione.
Polanski è anche il primo regista a far venire fuori il male da qualcosa di piccolo e immacolato come il bambino stesso. Infine l'occultismo insito nella società altolocata di New York come la classe colta stufa della mondanità che punta a qualcosa di meno consumistico che riesca ad appagare la sete di conoscenza e da qui il rituale diventa l'apice che darà forma e sostanza alla

suspense, alla paura, all'angoscia, a tutto ciò che un film di genere può fare per varcare diversi limiti, sono le ultime credenziali in un'opera colta, smisurata e ambiziosa.

venerdì 19 dicembre 2014

Psych Out-Il velo del ventre

Titolo: Psych Out-Il velo del ventre
Regia: Richard Rush
Anno: 1968
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Giovane sorda va alla ricerca del fratello scomparso che vive nel quartiere hippy di San Francisco e inciampa in un gruppo rock, guidato da un baldo capellone.

Rush continua a filmare una generazione della controcultura dei fricchettoni.
Sembra un film particolarmente divertente, senza eccessi e guizzi narrativi, ma giocando più che altro su scelte tecniche con colori e luci psichedeliche, fotografati da Laszlo Kovacs, che enfatizzano la natura godereccia del film.
Dal punto di vista delle immagini, sono proprio la suggestività e la musica a fare da padroni incontrastati del film, contando che per gli attori sembra un divertissement e basta.
Un film che però rimane solo un accessorio, senza comunicare o assurgere a nulla che non sia lo sballo, il sesso, in particolar modo visto e analizzato dagli occhi di una protagonista timida e sorda e senza nutrire grosse ambizioni ma rimanendo una sorta di docu-film sugli eccessi della fine degli anni '60.


domenica 20 marzo 2011

Astro-Zombies aka The Space Vampires

Titolo: Astro-Zombies aka The Space Vampires
Regia: Ted V.Mikels
Anno: 1968
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Uno scienziato folle vuole creare una razza superiore, e grazie ai suoi esperimenti chiama gli esseri generati gli Astro-Zombie. Al suo progetto si interessano vari paesi, sia chi è contro gli Usa, sia gli statunitensi stessi.

La sci-fi non conosce limiti e barriere spazio-temporali.
La serie z è adattabile a qualsiasi genere soprattutto se ha un budget così contenuto(in questo caso 37.000 dollari) da far venire la pelle d'oca per gli effettacci e chiedersi come Mikels abbia fatto ad avere Tura Satana nel ruolo di Satana(originalità dovuta direi...). Un film che sicuramente fa pensare su di un certo cinema e un tentativo di mascherarlo come spy-story e una metafora dei fantasmi terroristici e dei robottini conquistatori.
Mikels è un mestierante che ha girato dopo di questo svariati film che rientrano sempre nel genere e con degli elementi che ritornano nella sua filmografia.
Partendo da alcuni elementi di ripiego come il make-up adottato per gli alieni assolutamente trash e plastico che regala una sofferenza non comune agli attori mascherati così come la lentezza rara a vedersi di alcune scene e alcuni personaggi assolutamente non usati ad hoc e che sembrano essere pretesti per aggiungere carne al fuoco,il film racchiude comunque un suo fascino.
Personaggi rasta, tettone, scienziati,alieni tutto tranne che pericolosi, gangster e l'indomabile dominatrice, oltre che John Carradine sono poco incisivi ma restano tentativi di cercare di "colorire" la pellicola.
Una menzione speciale spetta ai crudeli cattivi che a parte alcuni citati sopra hanno delle fattezze anomale così come gli organi dei robot giocattoli e altri inquietanti particolari trash e non solo.
Il coraggio comunque è tutto dello spettatore che si accinge a 90' di rara bruttezza con raffinate perle trash e scene weird che rimarranno forse nella storia della bibbia della serie z.