domenica 3 settembre 2017

City of Tiny Lights

Titolo: City of Tiny Lights
Regia: Pete Travis
Anno: 2015
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

La pellicola è ambientata nella multiculturale e contemporanea Londra, dove niente è quello che sembra. Tommy Akhtar è un fan del cricket, un figlio devoto e un investigatore privato fannullone. Il suo ufficio si trova sopra una ditta taxi di taxi, gli piacciono l'alcol e le sigarette, ed è fortemente cinico. Tommy, una mattina, trova una prostituta di alta classe, Melody, in cerca di aiuto. Vuole che trovi la sua amica Natasha, che è stata vista l'ultima volta mentre incontrava un nuovo cliente al bar Mayfair. Non ha molta fortuna nella ricerca di Natascia, ma trova il cadavere di un uomo d'affari pakistano Usman Rana, e prima di rendersene conto, viene coinvolto nel pericoloso e sinistro mondo del fanatismo religioso e degli intrighi politici.

L'ultimo film di Travis dopo alcuni esordi non proprio gratificanti e un paio di film azzeccati, trova qui di nuovo nell'indi e nella produzione low-budget, i canoni e i criteri per sviluppare il suo ultimo poliziesco quasi tutto in esterni per i quartieri di Londra.
Un'opera artigianale, un noir con un'atmosfera cupa e contemporanea dove il nostro improvvisato investigatore deve in due ore di film risolvere un caso di quelli scomodi e con intenti politici alle spalle e una corruzione che come sempre abbraccia parte delle proprie amicizie.
Il risultato è una regia tecnicamente mediocre che cerca di inquadrare al meglio le mille sfumature in cui il film s'addentra quando più si avvicina al climax. Una fotografia che cerca di fare il possibile senza colpi di genio ma con quei rallenty forzati e cambi di luce repentini anche se lavora con due colori freddi molto accesi per quasi tutto l'arco della narrazione. Un finale abbastanza scontato e un manipolo di attori che cercano di fare il possibile con Riz Ahmed in un ruolo da protagonista, non facile, ma che cerca di convincere il più possibile.
Interessi, capitali, amicizie, tutto piano piano emerge nel film, con i flussi di ricordi e i tasselli che si incastrano con una facilità disarmante accompagnati da una colonna sonora a tratti interessante.
Basato sul romanzo omonimo del co-sceneggiatore Patrick Neate, il film è un ritratto unico di una Londra contemporanea narrata come una brulicante metropoli multiculturale dove nulla è come sembra. Nel finale pur avendo alti e bassi soprattutto legati al ritmo e alcuni dialoghi della sceneggiatura, avrebbe forse giovato qualche colpo di scena in più e un secondo atto più sintentico.