martedì 16 maggio 2017

Savages

Titolo: Savages
Regia: Brendan Muldowney
Anno: 2009
Paese: Irlanda
Giudizio: 2/5

Paul Graynor è un giovane fotoreporter, dedito al suo lavoro ed interessato alle storie in cui si imbatte. Vive nel centro di Dublino, ed a parte pochi amici, dedica un po' del suo tempo libero per andare a trovare il padre malato, assistito da una infermiera. La sensibilità dei due giovani crea i presupposti per un primo felice appuntamento, ma lungo il ritorno Paul viene brutalmente aggredito, senza motivo, da due giovanissimi rapinatori che lo lasciano con numerose cicatrici fisiche e mentali. L'improvvisa devastazione del suo universo e la difficoltà di convivere con quanto è successo, farà scivolare Paul, suo malgrado, in una condizione di violenza esplosiva.

L'opera prima di Muldowney per quanto sia stato accolto come un piccolo successo in patria diventando una piccola sorpresa all'interno dei festival, non ha secondo me quella maturità tale da renderlo un'opera prima squisitamente indie e per certi aspetti "amatoriale" soprattutto in diversi passaggi per quanto concerne lo stile e la tecnica con cui il regista inquadra la vicenda.
Attimi di confusione in cui non si comprende spesso la realtà dei fatti (la castrazione del protagonista) per arrivare ad un finale pesantemente splatter che porta alle estreme conseguenze un personaggio che di fatto non ha avuto il tempo di sviluppare così in fretta una psicosi così preoccupante. Per altri aspetti invece era molto più interessante la fragilità del protagonista e le difficoltà personali a cercare un posto nella società.
Muldowney inquadra una Dublino ostica, dove gli adolescenti fanno da padroni provocando e aggredendo tutti senza paura e remore. Paul è la vittima sacrificale, il capro espiatorio per il branco che dopo aver perso dignità ma soprattutto la mascolinità decide di passare dall'altra parte iniziando a doparsi e comprando un coltello sul qualche si allena inizialmente con una pecora per capire se è in grado di fare del male a qualcuno.

La prima parte, la psicologia e le domande nonchè i dubbi che assalgono il protagonista nel cercare in quanto giornalista la notizia d'effetto e la paura di guardare in faccia l'orrore diventa la sfida che nei primi due atti il regista riesce a inquadrare in modo piuttosto soddisfacente e soprattutto molto realistico. Assomiglia a due film che sono usciti di recente e che trattano per certi versi lo stesso discorso e parliamo di CITADEL (una vera sorpresa con un taglio più horror) e il violentissimo PIGGY.