lunedì 6 marzo 2017

Paris Countdown

Titolo: Paris Countdown
Regia: Edgar Marie
Anno: 2013
Paese: Francia
Giudizio: 2/5

Milan e Victor un tempo si conoscevano bene. Proprietari di alcune discoteche di Parigi, per molti anni hanno tagliato tutti i contatti fino a quando sono costretti a cambiare idea. Serki, l'uomo che avevano mandato in carcere in Messico per un affare poco lecito andato a male, è tornato in libertà e ha intenzione di vendicarsi. Milan e Victor non hanno altra alternativa che unire le proprie forze e cercare una soluzione durante una movimentata notte in giro per un mondo cambiato rispetto a come lo ricordavano loro. Con pericoli ad ogni angolo di strada e Serki alle costole, i due vecchi amici affrontano i motivi che hanno portato alla loro separazione e le bugie che avvelenano le loro esistenze, facendo scelte irreversibili che rimettono in discussione trent'anni delle loro vite.

Marie alla sua opera prima dirige un noir cupo e tutto ambientato nelle affascinanti notti parigine.
Un thriller, un polar, spinto e che cerca fin da subito di creare atmosfera attorno all'intreccio peraltro interessante, affidando l'indagine e la natura degli eventi nelle mani dei due poliziotti ormai logori dai sensi di colpa. Soprattutto la paura è quella che evidenzia il regista, quella di veder tornare un uomo sadico e pazzo interpretato da un ottimo Carlo Brandt furioso come pochi in una vendetta che travolge chiunque gli si ponga davanti e che poteva essere bilanciata con la psicologia dei due protagonisti un'ottima formula dove inserire e costruire la vicenda.
Proprio gli intenti della trama lasciavano aperte le domande su dove potesse andare a parare il regista contando che in Francia film di questo tipo funzionano e vengono scritti e girato molto bene in un continuum che poche volte trova intoppi o film minori come questo.
Marie purtroppo non riesce a trasmettere quell'atmosfera che sembrava inquadrare la dimensione complessa e multi sfaccettata dei suoi protagonisti per ruotare attorno a troppi dialoghi e girare su se stesso senza riuscire a trovare spunti che riescano a dare maggior interesse e ritmo al film. Pur essendoci alcuni ottimi momenti, proprio questi da soli non bastano a riscattare un film che aveva tante carte per riuscire ad avere un successo perlomeno di critica.