domenica 29 gennaio 2017

Arrival

Titolo: Arrival
Regia: Denis Villneuve
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Louise Banks linguista di fama mondiale, è madre inconsolabile di una figlia morta prematuramente. Ma quello che crede la fine è invece un inizio. L'inizio di una storia straordinaria. Nel mondo galleggiano dodici navi aliene in attesa di contatto. Eccellenza in materia, Louise è reclutata dall'esercito degli Stati Uniti insieme al fisico teorico Ian Donnelly. La missione è quella di penetrare il monumentale monolite e 'interrogare' gli extraterrestri sulle loro intenzioni. Ma l'incarico si rivela molto presto complesso e Louise dovrà trovare un alfabeto comune per costruire un dialogo con l'altro. Il mondo fuori intanto impazzisce e le potenze mondiali dichiarano guerra all'indecifrabile alieno.

Arrival per prima cosa dimostra il talento alla regia di un autore che non ha più bisogno di presentazioni. In secondo luogo è un film che parla dell'arrivo degli alieni senza distruzioni ed esplosioni. In terzo luogo parla di speranza e di reciproco aiuto e mischiando il sogno e la realtà e i piani temporali.
E'affascinante scoprire come la sci-fi, se scritta bene e con spunti e analisi di riflessioni importanti, possa essere amata dagli apocalittici del genere che la considerano materia ostica.
L'ultimo film di Villneuve sembra mettere tutti d'accordo, riuscendo ad essere socialmente impegnato, antropologicamente colto e raffinato e tecnicamente d'avanguardia.
E'un film che fa pensare e proprio per questo è puro cinema e arte a 360°.
Mano a mano che la narrazione si dipana, i tasselli si complicano, ma i nodi vengono al pettine, mostrando una struttura multisfaccettata che lo spettatore coglie forse un attimo dopo, coinvolto dall'arrivo delle navi aliene, dei personaggi che entrano in scena, della geopolitica mondiale e infine dei sentimenti di Louise che presa da un'empatia sconosciuta e inconscia, comprende quanto alla fine anche il linguaggio abbia codici e forme a lei sconosciute che le richiedono uno sforzo e una capacità che non si trova in nessun libro.
Arrival ha una forza straordinaria per come assomiglia ad un test di Rorschach e per come quando siamo sul punto di pensare di avere tutte le risposte, si allarga e si struttura sconvolgendo la nostra mappa concettuale.
Infine il messaggio sociale, in tempi duri e inquietanti come il nostro, getta le basi forse per l'ultima possibilità di credere nell'ascolto e nell'aiuto reciproco. Ammettere che abbiamo bisogno di aiutarci per non soccombere. La metafora, che poi sembra maledettamente reale e allarmante, e che più di tutto l'umanità ha bisogno di mettere da parte l'orgoglio e le antipatie e creare le basi per una continuità che al giorno d'oggi non appare così scontata.