venerdì 5 aprile 2013

Reality

Titolo: Reality
Regia: Matteo Garrone
Anno: 2012
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Luciano è un pescivendolo napoletano che per integrare i suoi scarsi guadagni si arrangia facendo piccole truffe insieme alla moglie Maria. Grazie a una naturale simpatia, Luciano non perde occasione per esibirsi davanti ai clienti della pescheria e ai numerosi parenti. Un giorno, spinto dai familiari, partecipa a un provino per entrare nel "Grande Fratello". Da quel momento la sua percezione della realtà non sarà più la stessa.

Film di rara realisticità che sempre più di questi tempi è difficile da analizzare, l’ultima fatica di Garrone sembra essere il cinema neo-realista italiano per le vicende che tratta ma non è così a differenza del precedente GOMORRA.
Una favola dura e cupa mai così moderna permeata da quella sorta di malessere che sembra essere una sorta di tumore del nostro paese.
Messo in scena con una grazia e una regia sopraffina, Reality vince la sua battaglia su diversi piani.
Il primo è quello della metafora del successo e il GF diventa solo un veicolo sul quale avanzare la critica di come sia sempre più importante apparire a dispetto non di ciò che si è, ma di cosa il mercato richiede per essere al “passo con i tempi”.
Reality mostra una comunità, mostra disperazione, mostra il lento e doloroso declino paranoico di un pescivendolo che non sa più a chi e cosa credere, trascurando il peso importante della moglie e quindi del matrimonio e della famiglia (la scena che sembra una parabola di S.Francesco che regala tutti i suoi averi ai poveri è sconcertante).
Il concetto di identità sempre più multi sfaccettato e deriso dalla massa se non omologato ad un sistema che richiede rigide regole, diventa l’aspetto su cui Garrone consapevole di dove voglia arrivare, calca la mano dando quadri che sembrano scenari di un popolo e una cultura che ormai tramontate, stanno lentamente morendo, soffocate da un sistema che non si è più saputo dominare dal basso.
Un viaggio nell’incubo di chi soggetto più che mai ad un involuzione dovuta dall’importanza mass-mediatica sfocia nella tragedia come i classici della mitologia.
Il punto forte di questo importante cinema è la fatica che ad un certo punto mostra le azioni disperate di un protagonista mai così vivo e spontaneo nel dare enfasi ad un personaggio davvero reale in tutti i sensi (un ottimo Aniello Arena che ha costruito la sua professionalità attoriale in carcere).
Un cinema quindi il nostro che nonostante le numerose macchie e lacune riesce anche a diventare opera importante su cui riflettere, in cui le immagini danno ancor più prova dell’emergenza che ormai ci circonda.