sabato 4 agosto 2012

School of the Holy Beast

Titolo: School of the Holy Beast
Regia:  Norifumi Suzuki
Anno: 1974
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

La diciottenne Maya Takigawa, dopo essersi regalata un ultimo momento di piacere, entra nel convento di St. Kuroashi, non perché spinta da qualche tipo di vocazione spirituale ma semplicemente per venire a conoscenza delle circostanze in cui morì sua madre, aspirante direttrice dello stesso convento, e per sapere chi sia suo padre. All' interno del convento troverà un mondo con delle sue regole, che se trasgredite porteranno a delle inevitabili punizioni

E’ strano notare come Suzuki nel suo film abbia citato tanto il cinema italiano addirittura mostrando la scena iniziale come puro omaggio al nostro bel cinema dei tempi andati.
Il pinku Eiga non è certo tra i miei sotto-generi preferiti ma il film di Suzuki è un’eccezione rara che esce fuori dagli schemi portando alla luce una vicenda piuttosto anomala.
L’interno del monastero è scioccante mostrando flagellazioni così come tutte le terribili punizioni corporali a cui la nuova adepta viene sottoposta.
Ancora una volta il potere della religione su come mortificare il corpo mostra il suo lato peggiore (in particolare il corpo femminile portatore di peccato) e come sempre la morale assoluta che non accetta nessun compromesso costituisce uno dei tasselli cardini della denuncia.
A metà tra il Sexyploitation e il Nunsploitation, Suzuki crea un lavoro estetico niente male alzando il livello sulla qualità del montaggio, della fotografia e della recitazione.
I rapporti saffici, il sadismo e la blasfemia sono intriganti quanto il soggetto e la messa in scena che non deve rispettare nessun target e nessuna ideologia di mercato sperimentando al massimo e osando laddove sembrava quasi impossibile farlo.
Alcuni momenti sono davvero eclatanti per la denuncia che si potrebbe fare a priori su cosa consente ai fanatici religiosi di poter fare senza contare la dignità delle persone. Dall’interrogatorio  e le botte con mazzi di rose spinose, il prete che si porta a letto le sorelle, per arrivare fino alla scena super blasfema che se ne fotte della censura e il resto e in cui una suora torturata e immobilizzata viene obbligata ad urinare su un'immagine sacra sono alcuni tra i passaggi più estremi.
E’interessante notare come tutto questo non sia fantascienza ma il vanto integralista del Cristianesimo.